La Corte costituzionale tedesca fa un passo indietro e rafforza il diritto Ue. Con la pronuncia depositata il 26 agosto 2010 (2BVR 2661/06, http://www.bundesverfassungsgericht.de/pressemitteilungen/bvg10-069.html), la Consulta ha ritenuto corretto il comportamento di un tribunale federale tedesco che aveva interpretato e applicato il diritto interno sul lavoro a tempo determinato alla luce della sentenza della Corte Ue nel caso Mangold (sentenza 22 novembre 2005, C-144/04) con la quale è stato affermato che il principio di non discriminazione in base all’età è un principio generale di diritto comunitario, ritenendo superfluo un nuovo rinvio pregiudiziale a Lussemburgo. I giudici costituzionali hanno respinto le istanze di una lavoratrice tedesca che riteneva necessario un nuovo rinvio alla Corte Ue perché, a suo dire, gli eurogiudici avevano agito al di là dei propri poteri. Una posizione non condivisa dalla Corte costituzionale che ha non solo ribadito l’obbligo di interpretare il diritto interno alla luce della giurisprudenza della Corte Ue, ma ha limitato il proprio intevento ai soli casi in cui la potestà dell’Unione europea venga esercitata palesemente in contrasto con le competenze attribuite e costituisca, in pratica, un eccesso di potere.

Scritto in: rapporti tra diritto interno e diritto Ue, Unione europea | in data: 30 agosto 2010 |
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Le organizzazioni internazionali non godono di un’immunità assoluta. Lo ha chiarito la Us Corte d’appello (terzo circuito) nella sentenza depositata il 16 agosto  (N. 09-3601, us court of appeals), con la quale i giudici statunitensi hanno precisato, in una controversia di carattere commerciale che vedeva coinvolta l’Agenzia spaziale europea, che alle organizzazioni internazionali si applicano le stesse regole previste per gli Stati. La Corte ha quindi chiarito, non condividendo su questo punto la conclusione dei giudici di primo grado, che le organizzazioni non hanno un’immunità assoluta, ma ad esse si estende la stessa disciplina prevista per gli Stati sovrani, come chiarito nell’International Organizations immunities Act e da diverse precisazioni del Dipartimento di Stato.

Una vittoria del Presidente del Sudan Omar al-Bashir. Uno schiaffo alla Corte penale internazionale. Una sfida alla comunità internazionale. Sono le conseguenze del comportamento del Kenya, che pure ha ratificato lo Statuto della Corte con sede all’Aja, che ha ignorato il mandato di arresto internazionale emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di al-Bashir, accusato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, accogliendo per qualche giorno il Presidente del Sudan. Poche le reazioni sul piano politico. E pochi gli strumenti in mano alla Corte che ha inviato  al Consiglio di sicurezza una nota contenuta in una decisione del 27 agosto (http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc930979.pdf) sulla violazione, da parte del Kenya, dell’obbligo di cooperazione con la Corte al quale sono tenuti gli Stati che hanno ratificato lo Statuto in base all’articolo 87 e, nel caso di al Bashir, in base alla risoluzione 1593 del Consiglio di sicurezza.

Scritto in: Corte penale internazionale, crimini contro l'umanità | in data: 30 agosto 2010 |
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Metodi alternativi per la soluzione delle controversie tra governi e investitori internazionali, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. La conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, l’Unctad, in uno studio divulgato il 23 agosto http://www.unctad.org/en/docs/diaeia200911_en.pdf, fa il punto sui mezzi per risolvere queste controversie e soprattutto sull’efficacia del ricorso ad accordi bilaterali. Che – osserva l’Unctad – diventano sempre più complessi e quindi di difficile attuazione. Due le alternative fornite: il ricorso alla conciliazione e alla mediazione o l’adozione di uno strumento preventivo, una sorta di strumento di allerta interistituzionale predisposto a livello statale. Nel 2009, l’Unctad ha contato ben 357 controversie.

Scritto in: Unctad | in data: 25 agosto 2010 |
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Più tempo per il deposito delle memorie scritte nella controversia tra Belgio e Svizzera relativa all’applicazione della Convenzione di Lugano del 16 settembre 1988 sulla competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale. La Corte internazionale di giustizia, con ordinanza del 10 agosto 2010 (http://www.icj-cij.org/docket/files/145/16064.pdf), ha deciso, su istanza del Belgio, di rinviare al 23 novembre 2010 il termine per il deposito della memoria belga e al 24 ottobre 2011 il termine per la contromemoria svizzera.

Ps. Ringrazio per la segnalazione Federico Garau e rinvio per ulteriori approfondimenti al suo blog http://conflictuslegum.blogspot.com/

Scritto in: Controversie internazionali, Corte internazionale di giustizia | in data: 25 agosto 2010 |
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Il Consiglio federale svizzero, nella riunione del 19 agosto, ha deciso di proseguire le relazioni con l’Unione europea nel segno degli accordi bilaterali settoriali che garantiscono il rispetto della propria sovranità. Esclusa quindi la possibilità di un recepimento senza deroghe del diritto Ue. Sulle questioni istituzionali il Consiglio ha disposto l’istituzione di un gruppo di lavoro ad hoc http://www.eda.admin.ch/eda/fr/home/recent/media/single.html?id=34656.

Scritto in: Unione europea | in data: 25 agosto 2010 |
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Tribunali interni, regionali o internazionali per combattere la pirateria. Sono queste le opzioni messe sul tappeto dal Segretario generale Onu Ban Ki-moon per combattere la piaga della pirateria. Nel rapporto del 26 luglio 2010 (S/2010/394, http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N10/425/07/PDF/N1042507.pdf?OpenElement) trasmesso al Consiglio di sicurezza il 20 agosto scorso, il Segretario generale ha tracciato le possibili strade da seguire per assicurare la punizione dei colpevoli del crimine di pirateria. Sette le opzioni delineate nel rapporto che analizza pro e contro di ogni possibile scelta. Per quanto riguarda il rafforzamento dei tribunali interni, Ban Ki-moon ha illustrato i successi raggiunti dal Kenya che ha deciso la costituzione di una nuova camera a Mombasa il 24 giugno 2010 con compiti specifici per la lotta alla pirateria. Difficile la scelta di formare un tribunale regionale con sede in Somalia e impegnativa dal punto di vista finanziario la costituzione di un tribunale penale internazionale.

Scritto in: pirateria | in data: 24 agosto 2010 |
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Il Segretario generale Ban Ki-moon ha divulgato il secondo rapporto adottato dalla commissione d’inchiesta sul conflitto nella striscia di Gaza di fine 2008 http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N10/456/59/PDF/N1045659.pdf?OpenElement. Secondo la commissione, guidata da Richard Goldstone, sia le forze israeliane sia i militanti palestinesi hanno commesso gravi crimini di guerra e violazioni del diritto umanitario. Il Segretario generale ha chiesto alle parti di condurre indagini interne sulle attività compiute a Gaza, nel rispetto dei principi di diritto internazionale.

Scritto in: crimini contro l'umanità, crimini di guerra | in data: 24 agosto 2010 |
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L’aggiornamento del blog è sospeso per le vacanze estive. Arrivederci al 23 agosto.

Scritto in: Senza categoria | in data: 6 agosto 2010 |

La Corte europea dei diritti dell’uomo chiarisce le condizioni di ricevibilità dei ricorsi a Strasburgo e frena sulla possibilità di azioni collettive basate sulla tutela di interessi generali. Con la decisione Caron e altri contro Francia (ricorso n. 48629/08), depositata il 29 giugno e divulgata il 28 luglio (http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?action=html&documentId=872106&portal=hbkm&source=externalbydocnumber&table=F69A27FD8FB86142BF01C1166DEA398649
, i giudici internazionali hanno dichiarato irricevibile un ricorso chiarendo che la Convenzione non ammette la possibilità di un’actio popularis e non autorizza gli individui a ricorrere alla Corte nei casi in cui siano state adottate norme interne che appaiono in contrasto con la Convenzione, ma che non hanno ancora prodotto effetti diretti su un individuo. In questi casi, infatti, manca la qualità di vittima e il ricorso non può essere presentato anche se la legge interna sembra, a prima, vista contraria ai principi di Strasburgo.

Alla Corte  si erano rivolti diversi agricoltori francesi che si opponevano alla diffusione di colture OGM (organismi geneticamente modificati) e che avevano distrutto diverse coltivazioni. La Corte d’appello, con pronuncia confermata in cassazione, li aveva condannati respingendo la debole difesa fondata sull’esistenza di uno stato di necessità. Di qui il ricorso alla Corte europea per violazione del diritto alla salute e all’ambiente, respinto dal tribunale internazionale proprio perché la Convenzione non autorizza gli individui a rivolgersi alla Corte solo perché sono state adottate norme interne che, pur non avendo ancora leso gli individui, sembrano contrarie alla Convenzione.

Scritto in: CEDU | in data: 3 agosto 2010 |
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