I testimoni di Geova ricorrono a Strasburgo. Spetterà alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che si è pronunciata il 21 settembre 2010 sulla ricevibilità del ricorso contro la Francia (http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=1&portal=hbkm&action=html&highlight=&sessionid=59942264&skin=hudoc-fr), decidere se il sistema francese in materia fiscale che ha portato, ad avviso dei ricorrenti, a una «tassazione esorbitante» sia in grado di compromettere l’attività dei testimoni di Geova e intaccare il diritto alla libertà di religione riconosciuto dall’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Scritto in: CEDU | in data: 30 settembre 2010 |
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La Commissione europea mantiene la linea dura dinanzi alla Corte Ue nei confronti dell’Italia nella causa sugli aiuti di stato concessi alle società quotate in borsa nel 2004 (causa C-304/09). Nell’udienza del 29 settembre (C304_09) Bruxelles ha ribadito che l’agevolazione fiscale concessa dalle autorità italiane costituiva un aiuto di Stato illegittimo e l’Italia, che ha già perso il primo round dinanzi al Tribunale Ue (causa T-211/05),  non ha provveduto a recuperare gli aiuti (in 4 anni sono stati recuperati solo il 25% degli aiuti). Tra pochi mesi la sentenza.

Scritto in: Unione europea | in data: 30 settembre 2010 |
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Stabilire una cauzione pecuniaria elevata nel caso in cui un indagato abbia commesso un illecito che causa gravi ripercussioni sull’ambiente naturale è compatibile con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Lo ha stabilito la Grande Camera della Corte europea (Mangouras contro Spagna, ricorso n. 12050/04, http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=4&portal=hbkm&action=html&highlight=&sessionid=59843465&skin=hudoc-en) che, nella sentenza depositata il 28 settembre 2010, aggiunge un ulteriore tassello alla protezione ambientale nel contesto della Convenzione. Alla Corte si era rivolto l’ex capitano della nave Prestige, affondata al largo delle coste spagnole riversando oltre 70.000 tonnellate di combustibile, con gravi conseguenze sul fronte ambientale. Il capitano era stato arrestato, ma aveva avuto la possibilità di essere rilasciato a seguito del pagamento di una cauzione di 3 milioni di euro. Ritenendo contraria la cauzione all’articolo 5, par. 3 della Convenzione che garantisce il diritto di ogni individuo alla libertà personale aveva fatto ricorso alla Corte europea che, nella sentenza dell’8 gennaio 2009, aveva respinto il ricorso. Un verdetto confermato dalla Grande Camera. E’ vero – riconoscono i giudici internazionali – che, in genere, la cauzione deve essere quantificata tenendo conto della situazione dell’indagato ma, in determinate circostanze è ragionevole far riferimento anche ai danni causati e imputati all’indagato.

«Nuove realtà – precisa la Corte – devono essere prese in considerazione nell’interpretare l’articolo 5, par. 3, in particolare la crescente e legittima preoccupazione sia a livello europeo che internazionale in relazione ai reati ambientali».

Scritto in: ambiente, CEDU | in data: 29 settembre 2010 |
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Se gli Stati adottano una legge interna per eseguire le sentenze pilota della Corte europea dei diritti dell’uomo, che rispettano in modo effettivo la prassi di Strasburgo in materia di equa riparazione, gli individui non possono ricorrere alla Corte di Strasburgo prima di aver esaurito i ricorsi interni. E’ quanto stabilito dalla Corte europea nella decisione del 24 settembre 2010 (Nagovitsyn e Nalgiyev contro Russia http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=1&portal=hbkm&action=html&highlight=&sessionid=59766430&skin=hudoc-en) nella quale i giudici internazionali ribadiscono che la prevenzione di una violazione è la soluzione migliore per garantire una durata equa dei procedimenti interni, ma ritiene che la riparazione monetaria introdotta con il Compensation Act in Russia nei casi di durata eccessiva dei procedimenti o di ritardi nell’esecuzione delle sentenze interne  sia un rimedio adeguato alla violazione. Di conseguenza, tutti i nuovi casi introdotti dopo la sentenza pilota della Corte europea relativa al caso Burdov e che hanno condotto all’adozione della nuova normativa interna devono prima essere proposti dinanzi ai tribunali russi.

Scritto in: CEDU, Rapporti tra diritto interno e diritto internazionale | in data: 27 settembre 2010 |
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Le compagnie aeree Usa contestano la validità della direttiva 2003/87/Ce, modificata dalla 2008/101/Ce che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissione del gas ad effetto serra. Secondo le società che hanno presentato un ricorso alla Court of Justice Queen’s Bench Division, che poi si è rivolta alla Corte Ue (causa C-366/10 c_26020100925it00090010), la direttiva è in contrasto con diverse norme di diritto internazionale consuetudinario, in particolare sulla libertà di sorvolo dell’alto mare e sul divieto per gli Stati di assoggettare alla propria sovranità spazi di mare internazionale.

Scritto in: diritto del mare, Unione europea | in data: 25 settembre 2010 |
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La Corte di giustizia dell’Unione europea dovrà risolvere nei prossimi mesi taluni quesiti pregiudiziali relativi all’interpretazione di alcuni regolamenti in materia di cooperazione giudiziaria civile.

In particolare, per quanto riguarda il regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, il Tribunale di Porto ha chiesto (causa C-315/10, rinvio pregiudiziale) se sia possibile una connessione di cause malgrado le autorità giudiziarie portoghesi abbiano declinato la propria competenza in relazione a una domanda relativa a un credito qualora dinanzi ai giudici portoghesi sia stata presentata un’altra domanda contro il debitore e nei confronti del terzo cessionario di un credito.

Dalla Corte Suprema irlandese, invece, arriva un quesito sul regolamento 2001/2003 relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale (C-400/10 2003). I giudici irlandesi vogliono comprendere se detto regolamento, interpretato alla luce dell’articolo 7 della Carta dei diritti fondamentali, osti a una normativa interna che subordina il diritto di affidamento idoneo a consentire il trasferimento del minore nel suo Paese di residenza abituale illecito a una decisione del giudice nazionale che attribuisca al genitore l’affidamento del figlio.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile, Unione europea | in data: 25 settembre 2010 |
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Le comunicazioni tra un avvocato di impresa e i dirigenti del gruppo non sono coperte dal segreto professionale. Che va garantito solo se il legale esercita la propria attività in modo indipendente perché, solo in questo caso, l’avvocato è “un organo dell’amministrazione della giustizia”. Lo ha affermato la Corte di giustizia Ue nella sentenza del 14 settembre 2010 (causa C-550/07, Akzo Nobel Chemicals Ltd contro Commissione, avvocati) che ha circoscritto il privilegio legale, escludendolo nelle comunicazioni aziendali almeno con riguardo al diritto della concorrenza. La Corte ha effettuato una netta separazione tra l’attività dell’avvocato che esercita la sua funzione come libero professionista e il legale che svolge la sua attività in forza di un vincolo di dipendenza all’interno di un’azienda. Solo nel primo caso, l’avvocato, proprio in ragione della sua indipendenza, è considerato come un collaboratore nell’amministrazione della giustizia, con un ruolo centrale in una funzione essenziale dello Stato e solo in questo caso, quindi, il privilegio legale deve essere riconosciuto ai professionisti.

La vicenda approdata a Lussemburgo, prende il via da un accertamento compiuto dalla Commissione europea come autorità antitrust nei confronti di due società con sede in Inghilterra, concluso con l’acquisizione di diversi documenti che – secondo le aziende – erano coperti dal segreto professionale. Le società avevano fatto ricorso al Tribunale di primo grado che lo aveva respinto. Di qui l’impugnazione alla Corte che ha invece condiviso la posizione del Tribunale Ue.

Scritto in: Unione europea | in data: 22 settembre 2010 |
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E’ il primo intervento relativo all’ambito di applicazione della direttiva 2005/36/Ce sul riconoscimento delle qualifiche professionali e segna un punto a favore per i notai. L’Avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea Cruz Villanón, infatti, nelle conclusioni depositate il 14 settembre scorso (C-47/08 e altre, conclusioni) relative ad alcuni procedimenti per infrazione avviati dalla Commissione europea contro Belgio, Francia, Lussemburgo, Austria, Germania e Grecia che impongono clausole di cittadinanza per accedere alla professione notarile, pur ritenendo tali clausole incompatibili con il Trattato Ue, ha stabilito che i notai partecipano direttamente all’esercizio dei pubblici poteri, svolgono una funzione essenziale nella giustizia preventiva e sono quindi sottratti dall’ambito di applicazione delle norme sul diritto di stabilimento del Trattato Ue e dalla direttiva 2005/36 . Secondo l’Avvocato generale, che  ha analizzato la funzione del notaio di tipo latino tipica degli Stati in causa così come di quello italiano, la professione notarile seguita negli Stati di civil law permette al notaio di adottare atti pubblici che s’impongono anche a terzi proprio grazie ai pubblici poteri di cui godono questi professionisti.

Il criterio per qualificare un atto come conseguenza dell’esercizio di pubblici poteri – osserva l’Avvocato generale – è costituito «dalla natura del suo rapporto con l’ordinamento dello Stato» e dall’incorporazione dell’atto adottato dal notaio come provvedimento dello stesso ordinamento a cui l’atto di fatto appartiene. Il valore probatorio degli atti notarili e l’efficacia esecutiva degli atti pubblici sono un segno evidente del collegamento dell’attività di autenticazione con l’esercizio dei pubblici poteri, situazione che conduce l’Avvocato generale a sottrarre i notai dalle norme sul diritto di stabilimento anche in forza dell’articolo 51 TFUE (ex art. 45 del Trattato Ce).

Scritto in: libera circolazione, Unione europea | in data: 22 settembre 2010 |
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Il ministero della giustizia è intervenuto, con una nota del 1° settembre 2010, sulle modalità applicative del procedimento europeo di ingiunzione di pagamento http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_8_1.wp?previsiousPage=mg_16_1&contentId=SDC391384, precisando che non si applica l’articolo 165 c.p.c. che prevede l’obbligo per il ricorrente di depositare la nota di iscrizione a ruolo per la costituzione in giudizio, proprio perché questa procedura è sostituta, per l’instaurazione del procedimento, dai modelli predisposti nel regolamento 1896/2006 del 12 dicembre 2006 che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento.

Per quanto riguarda le notifiche, esse devono essere compiute dalle parti, mentre la cancelleria è tenuta a comunicare al ricorrente il provvedimento di accoglimento o diniego della domanda, chiarendo che, in caso di emissione dell’ingiunzione europea di pagamento, l’atto deve essere notificato al convenuto dalla parte. Non si applica poi la disciplina sul contributo unificato perché il modulo standard non prevede che la parte effettui la dichiarazione di valore. Il pagamento dei diritti di cancelleria avviene  con bonifico bancario. Resta ferma l’applicazione dell’imposta di registro in modo analogo al procedimento monitorio disciplinato dall’ordinamento italiano.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 19 settembre 2010 |
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E’ sospettato di aver lanciato una granata in Afghanistan quando aveva 15 anni. Omar Khadr, di origine canadese,  è poi finito a Guantanamo e adesso è sotto processo, malgrado le assicurazioni dell’amministrazione Obama sulla chiusura di Guantanamo. La difesa ha chiesto alla Commissione militare che lo sta processando di non utilizzare le dichiarazioni rese dall’imputato, oggi ventitreenne, proprio perché assunte attraverso forme di tortura, in violazione del diritto internazionale, durante una detenzione durata 8 anni. La Commissione militare il 17 agosto ha invece respinto le eccezioni (http://www.defense.gov/news/D94-D111.pdf). Il processo, quindi, va avanti, malgrado – come sostenuto dal Rappresentante speciale del Segretario generale Radhika Coomaraswamy (http://www.un.org/children/conflict/english/09-august-2010-trial-of-omar-khadr.html) – un bambino non dovrebbe essere processato da un tribunale militare. Un precedente pericoloso – ha sostenuto Coomaraswamy – per i bambini soldato costretti a combattere in diverse parti del mondo.

Scritto in: terrorismo internazionale | in data: 17 settembre 2010 |
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