Obiettivo scuole e ospedali. Con i bambini principali vittime di attacchi commessi in violazione del diritto internazionale. Il Rappresentante speciale per i bambini e i conflitti armati, Coomaraswamy, lo ha sottolineato nel rapporto annuale “Bambini e conflitti armati” del 23 aprile 2011 (N1127533) nel quale ha preso in esame 22 situazioni di conflitto (Afghanistan, Burundi, Repubblica Centro Africana, Ciad, Colombia, Costa d’avorio, Repubblica democratica del Congo, Haiti, India, Iraq, Libano, Myanmar, Nepal, Palestina, Israele, Pakistan, Filippine, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Thailandia del sud, Uganda e Yemen). “Molte infrastrutture scolastiche, nel 2010,- ha precisato Coomaraswamy –  sono state distrutte da individui armati e sia studenti sia educatori sono stati attaccati, minacciati e intimiditi”. Continua poi il fenomeno del reclutamento dei bambini soldati, utilizzati anche  in Iraq e Yemen. Se alcuni progressi sono stati compiuti in Sudan e Somalia, il 2010 resta comunque un anno tragico.

Il rappresentante speciale ha richiamato tutte le parti in conflitto a rispettare il diritto internazionale umanitario.

Scritto in: diritti dei bambini, diritto internazionale umanitario | in data: 30 maggio 2011 |

La Corte di giustizia Ue ha adottato una nuova nota informativa riguardante le domande di rinvio pregiudiziale da parte dei giudici nazionali, che va a sostituire quella del 2009 (rinvio pregiudiziale). La necessità di questa nuova nota, a meno di due anni dall’adozione della precedente, è dovuta all’esigenza di chiarire le regole a tutela della privacy dei soggetti coinvolti nella causa di cui è competente il giudice nazionale. Spetta a quest’ultimo – ha precisato la Corte Ue – procedere a garantire l’anonimato delle parti. Nessun obbligo, quindi, sui giudici di Lussemburgo che riprendono i dati contenuti nelle domande del giudice del rinvio che, evidentemente, anche nei rinvii pregiudiziali dovrà rispettare le norme interne in materia di anonimato negli atti giudiziari (par. 25).

Nell’ottica, poi, di tagliare i tempi e per garantire celerità nell’analisi delle domande pregiudiziali d’urgenza, il giudice nazionale dovrà presentare una domanda “scevra di ambiguità” e dovrà richiamare in modo espresso, per agevolare il lavoro dei giudici Ue, l’articolo 104 ter del regolamento di procedura.

Scritto in: Corte di giustizia Ue | in data: 28 maggio 2011 |
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L’Unione europea codifica i numerosi testi in materia di libera circolazione dei lavoratori nell’Unione europea adottati a partire dal 1968. Con il regolamento n. 492/2011 del 5 aprile 2011 pubblicato nella GUUE del 27 maggio (L 141, p. 11 ss., http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:141:0001:0012:IT:PDF) relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione europea, le istituzioni Ue puntano a eliminare ogni forma di discriminazione nel riconoscimento dei diritti ai lavoratori cittadini Ue. Tra l’altro il regolamento, che entra in vigore sostituendo il 1612/68 dopo 20 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prevede che le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative stabilite a livello nazionale che “limitano, per impresa, per ramo di attività, per regioni o su scala nazionale, il numero o la percentuale degli stranieri occupati non sono applicabili ai cittadini degli altri Stati membri”.

Scritto in: libera circolazione | in data: 27 maggio 2011 |
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Sembrava ormai inghiottito in un buco nero. I parenti delle vittime avevano perso la speranza di vedere anche Ratko Mladic, l’ideatore con Radvan Karadzic della strage di Srebrenica, il più atroce massacro commesso dopo la Seconda guerra mondiale nel cuore dell’Europa, alla sbarra. L’arresto dell’ex generale serbo bosniaco avvenuto oggi a due passi da Belgrado e arrivato dopo 15 anni dall’emissione del primo atto di accusa da parte del Tribunale penale internazionale per i crimini commessi nell’ex Iugoslavia(http://www.icty.org/case/mladic/4), ha riacceso anche le aspettative delle madri di Srebrenica che da anni lottano per ottenere giustizia. E anche di chi crede che crimini come quelli commessi da Mladic non debbano mai essere prescritti o dimenticati. Ormai nell’elenco dei latitanti del Tribunale è rimasto solo Goran Hadzic.

E’ certo un successo della giustizia penale internazionale e anche dell’Unione europea che spinta da Belgio e Paesi Bassi in testa, aveva posto un veto all’ingresso della Serbia nell’Unione europea fino all’arresto del latitante Mladic (si veda la dichiarazione del Presidente della Commissione Ue Barroso( barroso), spingendo le autorità di Belgrado e, in particolare, il Presidente Boris Tadic a rafforzare le indagini per individuare Mladic che, nelle prossime ore, sarà consegnato al Tribunale per l’ex Iugoslavia.

L’arresto di Mladic, poi, che, in ogni caso, dall’emissione del mandato di cattura è stato costretto a vivere in clandestinità, mostra il differente livello di effettività tra i Tribunali istituiti dal Consiglio di sicurezza e la Corte penale internazionale. Proprio in questi giorni, il Presidente sudanese al-Bashir, sul quale pende un mandato di cattura dal 2009 per i crimini commessi in Darfur, ha partecipato alle cerimonie per l’insediamento del nuovo Presidente a Djubouti, senza che le autorità di questo Stato facessero nulla per eseguire il mandato di arresto. E questo malgrado si tratti di un Paese che ha ratificato lo Statuto ed è quindi obbligato a cooperare con la Corte. Senza dimenticare, poi, che a otto anni dall’avvio dell’attività della Corte penale internazionale non è stata ancora pronunciata una sentenza sull’accertamento della colpevolezza di qualche imputato. La prima sentenza nei confronti di Lubanga è prevista entro la fine del 2011.

Dal 1° maggio 2011 la Convenzione di Lugano del 30 ottobre 2007 sulla competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale è entrata in vigore anche tra Unione europea e Islanda. L’entrata in vigore con la Svizzera era già avvenuta il 1° gennaio 2011 (l_13820110526it00010001) e, per la Norvegia, il 1° gennaio 2010.

La Convenzione di Lugano sostituisce quella del 1988 e si allinea al regolamento n. 44/2001. In base all’accordo, dopo l’entrata in vigore, possono aderire anche futuri Stati membri dell’associazione europea di libero scambio, gli Stati membri per conto di certi territori non europei parte del territorio nazionale o delle cui relazioni esterne sono responsabili, altri Stati che hanno ricevuto il consenso unanime di tutte le parti contraenti.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile, Unione europea | in data: 26 maggio 2011 |
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Una strategia globale nel segno dell’innovazione del quadro giuridico dei diritti di proprietà intellettuale. Anche per aumentare le opportunità commerciali senza però compromettere i diritti degli operatori del settore e al tempo stesso per favorire l’accesso dei consumatori a contenuti culturali, inclusa la musica online. E’ quanto si prefigge la Commissione europea che il 24 maggio 2011 ha adottato la comunicazione “Un mercato unico per la proprietà intellettuale” (COM_2011_287_en) nella quale si sottolinea il legame tra investimenti per l’innovazione e tutela dei diritti. Essenziale prevedere un rafforzamento degli strumenti di lotta alla pirateria e alla contraffazione. Anche per i marchi, poi, deve essere predisposto un nuovo sistema adeguato all’era digitale.

Scritto in: proprietà intellettuale, Unione europea | in data: 25 maggio 2011 |
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Con le sei sentenze sull’accesso alla professione notarile depositate il 24 maggio 2011 (cause C-47/08, C-50/08, C-51/08, C-52/08, C-53/08, C-54/08, C-61/08, http://curia.europa.eu/jurisp/cgi-bin/form.pl?lang=it&newform=newform&Submit=Avvia+la+ricerca&alljur=alljur&jurcdj=jurcdj&jurtpi=jurtpi&jurtfp=jurtfp&alldocrec=alldocrec&docj=docj&docor=docor&docdecision=docdecision&docop=docop&docppoag=docppoag&docav=docav&docsom=docsom&docinf=docinf&alldocnorec=alldocnorec&docnoj=docnoj&docnoor=docnoor&radtypeord=on&typeord=ALL&docnodecision=docnodecision&allcommjo=allcommjo&affint=affint&affclose=affclose&numaff=C-50%2F08&ddatefs=&mdatefs=&ydatefs=&ddatefe=&mdatefe=&ydatefe=&nomusuel=&domaine=&mots=&resmax=100), la Corte di giustizia ha da un lato ribadito un principio scontato ossia che è contraria al diritto Ue una regola interna che riservi l’accesso alla professione notarile unicamente ai propri cittadini e, dall’altro lato, con una conclusione destinata ad avere effetti su larga scala, ha spazzato via un principio consolidato sul piano interno affermando che i notai non partecipano all’esercizio dei pubblici poteri secondo quanto previsto dal Trattato Ue.

E’ stata la Commissione europea ad accendere i riflettori della Corte di giustizia sui notai: per Bruxelles, le norme previste dall’ordinamento francese, belga, austriaco, lussemburghese, tedesco, greco e portoghese che riservano l’accesso alla professione unicamente ai propri cittadini sono contrarie al Trattato Ue e, in particolare al divieto di ogni discriminazione in base alla nazionalità. Gli Stati in causa sono andati dritti per la propria strada e sono incappati in una sonora condanna da parte dei giudici di Lussemburgo che hanno condiviso la posizione della Commissione. Se questa parte delle sentenze relativa alla clausola della nazionalità ha un effetto limitato agli Stati in causa (non coinvolge, ad esempio, l’Italia che dal 2003 ha eliminato la condizione della cittadinanza), le altre affermazioni della Corte potrebbero avere un impatto su altri Stati. Inclusa l’Italia. La Corte, infatti, ha bocciato la tesi degli Stati in causa (e dei sette intervenuti a loro sostegno nel procedimento), dando ragione alla Commissione e al Regno Unito che ha supportato con forza l’esecutivo. I notai – osservano gli eurogiudici – non partecipano all’esercizio dei pubblici poteri secondo quanto previsto dal Trattato Ue. Anche nell’attività di autenticazione degli atti giuridici, tenuto conto che il notaio interviene su richiesta delle parti e che non può modificare unilatelarmente la convenzione che deve autenticare, non può essere accolta la tesi secondo la quale i notai partecipano direttamente all’esercizio dei pubblici poteri. E lo smantellamento della Corte ha trascinato anche altre attività dei notai come quella di pignoramento immobiliare o l’intervento in materia di diritto successorio.

Assimilata l’attività dei notai a quella di altri professionisti con la consequenziale applicazione, tra le altre, delle norme del Trattato Ue sulla libertà di stabilimento, la Corte lascia aperto uno spiraglio ai notai prevedendo che poiché le attività notarili perseguono obiettivi di interesse generale per garantire legalità e certezza degli atti conclusi da privati e che questa è una ragione imperativa di interesse generale possono essere ammesse restrizioni all’articolo 43 del Trattato Ce (oggi articolo 49). Di conseguenza, nelle scelte relative all’accesso alle procedure di selezione, alle limitazioni per il numero e sulle competenze territoriali, nonché per il regime applicato ai notai relativo alla remunerazione, indipendenza, incompatibilità e inamovibilità gli Stati mantengono la propria libertà di scelta a patto però che eventuali «restrizioni permettano di conseguire tali obiettivi e siano a ciò necessarie» (par. 87, causa C-50/08, Francia).

Scritto in: libera circolazione | in data: 25 maggio 2011 |
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Anche il Consiglio di Stato interviene sugli effetti della direttiva 2008/115 del 16 dicembre 2008 recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, che l’Italia non ha recepito nel termine di scadenza fissato il 24 dicembre 2010. Con la sentenza del 10 maggio 2011, n. 00008/2011 ( http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%20P/2011/201101116/Provvedimenti/201100008_11.XML), il Consiglio di Stato, in adunanza plenaria, ha stabilito che l’emersione dal lavoro irregolare, con effetti estintivi di ogni illecito penale e amministrativo, deve essere concessa anche agli immigrati condannati per non aver rispettato il provvedimento di allontanamento. Il mancato recepimento della direttiva Ue nei termini fissati – hanno precisato i giudici amministrativi – non incide sull’applicabilità di disposizioni (come gli articoli 15 e 16) sufficientemente precise e incondizionate. A ciò si aggiunga che la stessa Corte di giustizia Ue con sentenza del 28 aprile scorso (causa C-61/11, El Dridi) ha stabilito che la previsione di una pena detentiva a carico di cittadini di Paesi terzi che non adempiano all’obbligo di lasciare il territorio nazionale, viola i diritti fondamentali. Pertanto, il Consiglio di Stato ha disposto la disapplicazione dell’articolo 14, comma 5-ter del Dlgs n. 286/98 (Testo unico sull’immigrazione) che punisce lo straniero che non osserva il provvedimento di allontanamento dal territorio e, di conseguenza, l’articolo 1-ter, comma 13 della legge n. 102 del 2009 che vieta la regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari condannati, anche in modo non definitivo. Venuto meno il reato per l’applicazione della direttiva, cade anche il divieto di emersione per gli immigrati irregolari condannati per non aver rispettato il provvedimento di allontanamento.

Si vedano anche i post del 28 aprile e del 27 gennaio 2011.

Scritto in: rapporti tra diritto interno e diritto Ue | in data: 22 maggio 2011 |
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E’ stata approvato dalla Camera, in via definitifiva, il disegno di legge sulla ratifica ed esecuzione della Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo, fatta a Dublino il 30 maggio 2008, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno (C. 4193http://nuovo.camera.it/126?leg=16&pdl=4193). L’Italia, rispetto agli altri Paesi Ue, come, per ricordarne alcuni, Austria, Belgio, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, è in forte ritardo nel procedimento di ratifica della Convenzione adottata a Dublino il 30 maggio 2010 e in vigore dal 1° agosto 2010 (http://www.clusterconvention.org/). Il Trattato stabilisce il divieto assoluto di impiego, sviluppo, fabbricazione, acquisto, deposito, conservazione e trasferimento di questo tipo di bombe che sono state utilizzate di recente anche nel conflitto in Libia, da Gheddafi, a Misurata (http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/15/libya-cluster-bomb-misrata).

 

Scritto in: Armi | in data: 21 maggio 2011 |
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Una sentenza fiume che ricostruisce l’evoluzione della giurisprudenza della Corte di giustizia Ue e stabilisce i criteri per definire i termini di prescrizione nelle azioni di risarcimento dei danni avanzate da coloro che sono lesi dall’inadempimento dello Stato che non recepisce, nei termini prescritti, una direttiva non self-executing che riconosce diritti ai singoli. E’ il risultato della sentenza della Corte di cassazione (terza sezione civile) n. 10813 depositata il 17 maggio 2011 (specializzandi), che si occupata della lunga vicenda relativa al diritto alla retribuzione dei medici specializzandi. Chiarito che la prescrizione per queste azioni ha carattere decennale come codificato dalla pronuncia n. 9147, la Cassazione ha precisato che il dies a quo decorre dal momento in cui il legislatore adotta il provvedimento di recepimento. Se non lo fa, il termine di prescrizione non opera e, di conseguenza, l’azione di risarcimento del danno patrimoniale subito a causa dell’inadempimento statale, non si prescrive mai.

Si veda l’articolo di Negri, Castellaneta, in http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-05-18/risarcito-ritardo-direttiva-095058.shtml?uuid=AaLlICYD.

Si ringrazia il Sole 24 Ore per la sentenza.

Scritto in: rapporti tra diritto interno e diritto Ue | in data: 19 maggio 2011 |
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