Il 15 settembre è stata approvata, in Inghilterra, la nuova legge sulla giurisdizione universale (http://services.parliament.uk/bills/2010-11/policereformandsocialresponsibility.html). Con un chiaro obiettivo: evitare imbarazzi alle autorità inglesi analoghi a quelli suscitati dalla visita dell’ex ministro degli esteri israeliano Tzipi Lvini sulla quale pendeva una denuncia per crimini di guerra e che, di conseguenza, aveva annullato la visita di Stato a Londra. Con il nuovo sistema rimane ferma la possibilità per le autorità giudiziarie inglesi di avviare azioni per crimini di guerra, tortura, presa di ostaggi nei confronti di ogni individuo ovunque siano stati commessi i crimini, ma solo previo consenso del Director of Public Prosecutions. In pratica, dopo una denuncia per crimini di guerra, prima dell’emissione di un mandato di arresto, le autorità giudiziarie dovranno attendere il via libera del Director of Public Prosecutions per evitare  – sostiene il Ministro della giustizia – abusi e usi politici della giurisdizione universale.

 

Scritto in: crimini di guerra | in data: 29 settembre 2011 |
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Un atto notarile straniero che attesta il divorzio tra un cittadino italiano e una donna di nazionalità cubana può essere riconosciuto in Italia. Lo ha deciso la Corte di cassazione, prima sezione civile, con sentenza n. 19602/11 del 26 settembre 2011 (atto notarile). La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del procuratore generale presso la Corte di appello di Ancona che contestava il riconoscimento di un atto notarile cubano di scioglimento del matrimonio deciso dalla Corte di appello di Ancona che ne aveva disposto la trascrizione nell’ufficio di stato civile.

 

Scritto in: diritto internazionale privato, riconoscimento sentenze straniere | in data: 27 settembre 2011 |
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Nel primo caso di applicazione del decreto legge n. 89 del 23 giugno 2011 recante “Disposizioni urgenti per il completamento dell’attuazione della direttiva 2004/38/Ce sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva 2008/115/Ce sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari”, convertito con legge 2 agosto 2011 n. 129, la Corte di cassazione (sesta sezione civile) con ordinanza n. 18481/2011 (ord18481) smantella il precedente sistema di espulsione previsto dall’articolo 14 del Dlgs n. 286/1998, modificato dalla legge n. 94 del 2009. E lo fa grazie alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 28 aprile 2011 (El Dridi, C-61/11. si veda il post del 28 aprile). Per la Cassazione la norma interna contraria alla direttiva rimpatri soprattutto nella parte in cui disattende il principio della partenza volontaria e prevede ordini di allontanamento per la sola preesistenza di una misura espulsiva non può essere attuata. E questo – osserva la Suprema Corte – anche quando il provvedimento di allontanamento è stato adottato in epoca anteriore all’entrata in vigore della direttiva.

Si vedano i post del 14 settembre, del 29 agosto e del 26 giugno 2011.

Scritto in: immigrazione | in data: 27 settembre 2011 |
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Il 23 settembre il Presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha presentato all’Assemblea generale la richiesta di ammissione all’Onu, chiedendo la cessazione degli insediamenti e la delimitazione dei confini come definiti prima del 4 giugno 1967 (Palestina). Il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha trasmesso l’istanza al Consiglio di sicurezza che, come previsto, bloccherà tutto a causa del veto statunitense. Già nel suo discorso alla sessione plenaria dell’Assemblea generale, il Presidente Obama ha chiarito che dichiarazioni  e risoluzioni adottate dalle Nazioni Unite non sono un metodo per risolvere i conflitti (http://gadebate.un.org/66/united-states-america). Sulla stessa linea, il Primo ministro inglese David Cameron (http://gadebate.un.org/66/united-kingdom-great-britain-and-northern-ireland).

Il Primo ministro israeliano Netanyahu è ovviamente contrario e chiede prima sicurezza e pace e poi il riconoscimento dello Stato palestinese e l’ammissione all’ONU (Israele). Si è messa di traverso anche la Francia: il Presidente francese Sarkozy ha affermato che la Palestina non può ancora ottenere il pieno riconoscimento come Stato membro dell’Onu, ma può ricevere quello di osservatore (http://gadebate.un.org/66/france).

Ma al di là dell’esito, l’Onu non dovrebbe perdere l’occasione per dare nuovo impulso ai dialoghi tra Israele e Palestina arenati da tempo, dopo la fallimentare esperienza del Quartetto (Nazioni Unite, Unione europea, Russia e Stati Uniti), il cui inviato speciale Blair non si può certo dire che passerà alla storia per aver messo in campo iniziative concrete per la pace tra Palestina e Israele (http://www.un.org/News/dh/infocus/middle_east/quartet-23sep2011.htm). Più che come una sfida, quindi, la richiesta palestinese va letta come un’ennesima richiesta di aiuto alla comunità internazionale.

Scritto in: ONU | in data: 24 settembre 2011 |
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Non c’è violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo se gli organi giurisdizionali nazionali di ultimo grado rifiutano di sottoporre una questione pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Questo perché, chiarisce la Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza del 20 settembre 2011 (Ullens de Schooten e Rezabek contro Belgio, n. 3989/97 e 38353/07, http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?action=html&documentId=891990&portal=hbkm&source=externalbydocnumber&table=F69A27FD8FB86142BF01C1166DEA398649), la stessa Corte di giustizia, nella pronuncia CILFIT ha chiarito che non si tratta di un obbligo assoluto. Sia il Consiglio di Stato sia la Corte di cassazione belga avevano escluso il rinvio pregiudiziale motivando la scelta del proprio rifiuto. La presenza di una motiviazione comporta che non è stato violato il diritto a un equo processo assicurato dalla Convenzione europea.

Scritto in: CEDU, Corte di giustizia Ue | in data: 22 settembre 2011 |
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La semplificazione dei procedimenti civili porta a un chiarimento sul rito applicabile ai casi di contestazione del riconoscimento di una sentenza straniera e dei provvedimenti stranieri di volontaria giurisdizione, nonché di esecuzione forzata. L’articolo 30 del Decreto legislativo n. 150 del 1° settembre 2011 (in vigore dal 6 ottobre) sulle “disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione di procedimenti civili di cognizione ai sensi dell’articolo 54 della legge 18 giugno 2009 n. 69”  (http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011;150) dispone, infatti, che alle controversie in materia di contestazioni relative al riconoscimento di sentenze straniere e di provvedimenti stranieri di volontaria giurisdizione, nonché ai casi di esecuzione forzata, si applica il rito sommario di cognizione. La competenza è affidata alla Corte d’appello del luogo di attuazione del provvedimento. E’ così modificato, dall’articolo 34 n. 38, l’articolo 67 della legge n. 218.

La consegna di un condannato che ha un radicamento sul territorio italiano in esecuzione di un mandato di arresto europeo deve essere rifiutata per non violare l’articolo 18 della legge 22 aprile 2005 n. 69 con la quale è stata data esecuzione alla decisione quadro 2002/582. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, sezione feriale penale, con la sentenza n. 32962 depositata il  1° settembre 2011 (sen32962) che ha dato seguito alla dichiarazione di incostituzionalità contenuta nella pronuncia  n. 227 del 2010 con la quale la Corte Costituzionale ha precisato che deve essere rifiutata la consegna se il cittadino Ue ha un radicamento sul territorio italiano. Sempre sul mandato di arresto, la Suprema Corte (sezione feriale penale) con la sentenza n. 32963/11 depositata lo stesso giorno (sen32963) oltre a precisare il rapporto tra consegna e indulto, ha chiarito che per verificare l’esistenza del centro degli interessi della persona richiesta non deve farsi riferimento unicamente alla residenza, ma deve essere effettuata una valutazione complessiva.

Scritto in: mandato di arresto europeo | in data: 22 settembre 2011 |

Il Tribunale di Palermo, sezione distaccata di Bagheria, con ordinanza n. 199 del 16 agosto (mediazione), ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea di chiarire alcuni punti della direttiva 2008/52  adottata il 21 maggio 2008 relativa a determinati aspetti della mediazione civile e commerciale, recepita in Italia con Dlgs n. 28 del 4 marzo 2010. I giudici nazionali vogliono sapere se l’atto comunitario richiede che il mediatore abbia competenze giuridiche e se l’organismo debba scegliere il mediatore tenendo conto dell’oggetto della causa, indirizzandosi verso un professionista con competenze nel settore; se l’organismo di mediazione debba avere alcuni requisiti di competenza territoriale e, in ultimo, se la proposta di accordo da parte del mediatore possa arrivare sul tavolo del giudice senza richiesta delle parti.

La controversia dinanzi al tribunale di Palermo riguarda un caso di  locazione (quindi puramente interna), mentre la direttiva è limitata, per quanto riguarda l’ambito di applicazione oggettivo, alle controversie transfrontaliere. Tuttavia, non dovrebbero esserci problemi sul fronte dell’ammissibilità del rinvio perché se è vero che la controversia è interna, è indiscutibile che un’interpretazione diversa delle norme a seconda del carattere delle controversie (interne o transfrontaliere) comprometterebbe l’effetto utile della direttiva che, d’altra parte, consente agli Stati di spostare i confini applicativi dell’atto Ue. Già in passato, la Corte di Lussemburgo ha chiarito che la propria competenza si estende a questioni pregiudiziali su norme Ue in situazioni in cui i fatti oggetto della causa sono estranei al campo di applicazione del diritto comunitario, se le norme Ue “sono state rese applicabili dal diritto nazionale”.

Il 13 settembre, intanto, il Parlamento europeo ha approvato  una risoluzione (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2011-0361+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT) con la quale riconosce che l’articolo 5 della direttiva consente agli Stati membri di rendere obbligatorio il ricorso alla mediazione “sia prima che dopo l’inizio della procedura giudiziaria”, ma a condizione che  “ciò non impedisca alle parti di esercitare il proprio diritto di accesso al sistema giudiziario”. Gli eurodeputati, tuttavia, hanno promosso i risultati raggiunti dalla normativa italiana, bulgara e rumena, le cui legislazioni vanno oltre i requisiti fissati dall’atto Ue, ma hanno chiesto che la mediazione sia usata come forma di giustizia alternativa e non come elemento obbligatorio della procedura giudiziaria.

Si ringrazia Guida al diritto per il testo dell’ordinanza.

Scritto in: Corte di giustizia Ue | in data: 19 settembre 2011 |
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Gli Stati Uniti dicono sì all’azione di restituzione di opere d’arte confiscate durante la Seconda guerra mondiale in Ungheria. Con sentenza del 1 settembre 2011 la United States District Court for the District of Columbia ha respinto la richiesta del Governo ungherese di rigettare il ricorso presentato contro l’Ungheria da alcuni cittadini ungheresi che, in quanto ebrei, erano stati privati di numerose opere d’arte da ufficiali ungheresi e tedeschi (http://legaltimes.typepad.com/files/huvelle-opinion.pdf), opere poi finite nella Herzog Collection di Budapest. Ai giudici Usa si erano rivolti gli eredi delle vittime adducendo una violazione del diritto internazionale che giustifica la competenza dei tribunali Usa che, in effetti, hanno respinto anche la teoria dell’Act of State invocata dal Governo. Il procedimento, quindi, va avanti e su 29 delle 40 opere di cui è stata chiesta la restituzione.

Si veda il sito http://www.legaltimes.typepad.com.

Scritto in: immunità Stati esteri | in data: 18 settembre 2011 |

Supporto al National Transitional Council, protezione dei diritti umani, cammino verso la democrazia, attenuazione delle sanzioni e dell’embargo. Ma soprattutto costituzione della missione UNSMIL per tre mesi. Sono gli obiettivi fissati dalla risoluzione n. 2009 adottata il 16 settembre con la quale il Consiglio di sicurezza fornisce il proprio supporto alle autorità libiche (http://www.un.org/News/Press/docs/2011/sc10389.doc.htm). Cade un pezzo di embargo per le armi dirette alle autorità del Governo transitorio che hanno ormai il controllo della Libia e le sanzioni nel settore più importante dell’economia libica ossia il petrolio. La missione traccerà il cammino per arrivare a nuove elezioni e per l’adozione di una nuova costituzione. Intanto il Consiglio transitorio è pronto ad esordire, martedì 20, alla sessione plenaria dell’Assemblea generale. Di Gheddafi, però, ancora nessuna traccia.

Scritto in: Libia | in data: 18 settembre 2011 |