Il regolamento n. 1346/2000 relativo alle procedure di insolvenza va modificato. Con quest’obiettivo la Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica rivolta a studiosi, avvocati, magistrati e altri soggetti interessati per raccogliere idee e proposte in vista della modifica del regolamento 1346/2000 le cui disposizioni disciplinano la giurisdizione, il riconoscimento e la legge applicabile, coordinando le procedure aperte in vari Stati membri. Nel 2010 – ha precisato il Commissario alla giustizia Viviane Reding – ben 220.000 imprese nell’Unione europea sono andate incontro alla liquidazione (in pratica hanno chiuso 600 imprese al giorno). Necessario, quindi, individuare leggi e procedure più efficaci perché un diritto fallimentare moderno assicura una maggiore stabilità finanziaria. La consultazione è aperta fino al 21 giugno 2012 (http://ec.europa.eu/justice/newsroom/civil/opinion/120326_en.htm).

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 30 marzo 2012 |
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Se manca l’exequatur la sentenza di liquidazione giudiziaria pronunciata negli Stati Uniti non può produrre effetti in Francia. Lo ha stabilito la Corte di cassazione francese, I sezione civile, con sentenza n. 383 del 28 marzo (Arrêt n° 383 du 28 mars 2012) con la quale la Suprema Corte ha annullato la pronuncia della Corte di appello di Versailles che aveva dichiarato irricevibili i ricorsi di due creditori che chiedevano il rispetto e la corresponsione del dovuto al contraente dichiarato fallito con sentenza della United States Bankrupcy Court (District of Connecticut). La pronuncia resa negli Stati Uniti – ha chiarito la Cassazione – non può produrre effetti in Francia e quindi incidere sui ricorsi presentati dinanzi al giudice francese se prima non è pronunciato l’exequatur (come stabilito dall’articolo 509 del codice di procedura civile francese) della sentenza resa dai giudici Usa. Di qui la cassazione con rinvio della pronuncia della Corte di appello.

Scritto in: riconoscimento sentenze straniere | in data: 30 marzo 2012 |
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Il Consiglio per i diritti umani ha analizzato, nella 19esima sessione conclusa il 23 marzo, lo studio dell’Alto commissario sui diritti umani relativo al rapporto tra ambiente e diritti dell’uomo (A/HRC/19/34, A-HRC-19-34_en). Dalla Conferenza di Stoccolma del 1972 il legame tra questi due ambiti è divenuto sempre più stretto: un ambiente salubre – precisa lo studio – è essenziale a garantire il pieno rispetto dei diritti dell’uomo. Necessario però individuare meccanismi che permettano di collegare ambiente e diritti dell’uomo, nonché strumenti che rafforzino l’azionabilità di diritti funzionali alla tutela dell’ambiente dinanzi ad organi internazionali e regionali preposti alla salvaguardia dei diritti dell’uomo. Notevoli passi avanti in questa direzione sono stati intrapresi dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Il Consiglio, nella riunione conclusiva del 23 marzo, ha deciso di indicare un esperto indipendente su questo tema.

Scritto in: ambiente, diritti umani | in data: 29 marzo 2012 |

Un Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica con l’obiettivo di proteggere cittadini e imprese europee dalle minacce del cybercrime e dai reati che hanno come vittime i minori. E non solo.Ogni attività illecita realizzata attraverso internet, incluse le frodi su carte di credito e conti bancari, senza dimenticare la protezione dei profili dei social network dalle infiltrazioni delle organizzazioni criminali, sarà monitorata dal nuovo Centro che – come dichiarato dal Commissario Ue per gli affari interni Cecilia Malmstrom (http://ec.europa.eu/avservices/video/player.cfm?sitelang=en&ref=84285) – avrà sede presso l’Ufficio europeo di polizia (Europol) con sede all’Aja. Un nuovo strumento per combattere i reati informatici in costante aumento. Il Centro – che sarà operativo da gennaio 2013 – segnalerà agli Stati membri le minacce e gli strumenti di difesa, fornirà sostegno operativo alle indagini, con l’impiego di squadre investigative comuni.

Qui il documento http://ec.europa.eu/home-affairs/doc_centre/crime/docs/Communication%20-%20European%20Cybercrime%20Centre.pdf

Con l’adozione del regolamento n. 268/2012 del 25 gennaio 2012 che modifica l’allegato I del regolamento n. 211/2011 riguardante l’iniziativa dei cittadini Ue (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2012:089:0001:0002:IT:PDF) tutto è pronto per l’avvio del sistema voluto dall’Unione europea per coinvolgere i cittadini (almeno un milione) nell’azione legislativa dell’Unione. Bruxelles ha fissato i nuovi numeri richiesti per Stato membro, dopo le modifiche nella composizione del Parlamento Ue. Il regolamento attuativo dell’iniziativa prevede che, in almeno un quarto degli Stati sia raggiunto un numero minimo di firmatari di un’iniziativa dei cittadini che deve essere pari al numero di membri del Parlamento europeo eletti in ciascuno Stato membro moltiplicato per 750. Con il regolamento delegato di oggi Bruxelles individua la soglia minima di firme richieste in ogni Stato: per l’Italia è prevista la firma di almeno 54.750 cittadini, al pari del Regno Unito. In Germania invece sono richieste 74.250 firme, in Francia 55.500 fino alle 4.500, tra gli altri, di Malta e Lussemburgo.

Scritto in: cittadinanza Ue | in data: 27 marzo 2012 |

Per garantire effettiva applicazione al diritto ambientale è necessario migliorare gli strumenti di accesso alla giustizia anche fissando a livello Ue le condizioni per ricorrere in sede giurisdizionale. Lo ha sottolineato la Commissione europea nella comunicazione relativa ad una migliore applicazione della normativa ambientale Ue del 7 marzo 2012 (COM(2012)95, http://ec.europa.eu/environment/legal/law/compliance.htm). E’ vero che la Corte di giustizia ha stabilito che i tribunali interni devono interpretare le regole sull’accesso alla giustizia in modo conforme alla Convenzione di Aarhus (causa C-240/09), ma è necessario avere un quadro normativo più efficace. Anche per quanto riguarda le attività di monitoraggio che non sono omogenee. A ciò si aggiunga – precisa la Commissione – che la corretta applicazione della normativa Ue in materia di ambiente nel settore dei rifiuti potrebbe portare alla creazione di 400.000 nuovi posti di lavoro, con un risparmio, tra l’altro, di 72 miliardi di euro.

Scritto in: ambiente, Unione europea | in data: 26 marzo 2012 |
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Spazio europeo di giustizia senza ostacoli amministrativi per consentire anche a coloro che sono sprovvisti di risorse economiche di agire in giudizio in ogni Stato membro quando la controversia ha carattere transfrontaliero. Un obiettivo non del tutto realizzato, ha sottolineato la Commissione europea nel rapporto sullo stato di attuazione della direttiva 2003/8/CE del 27 gennaio 2003 intesa a migliorare l’accesso alla giustizia nelle controversie transfrontaliere attraverso la definizione di norme minime comuni relative al patrocinio a spese dello Stato in tali controversie. Nel rapporto del 23 febbraio 2012 (COM(2012)71 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2012:0071:FIN:IT:PDFhttp://register.consilium.europa.eu/pdf/en/12/st07/st07660-ad01.en12.pdf) Bruxelles punta il dito anche sull’assenza di informazioni ai cittadini: solo il 15% dei cittadini Ue è infatti consapevole della possibilità di richiedere un aiuto per accedere allo giustizia in un altro Stato membro facendo valere i propri diritti senza incontrare ostacoli economici. Da sciogliere alcuni nodi. Prima di tutto con riferimento alla possibilità degli Stati di respingere le richieste relative ad azioni che appaiono manifestamente infondate. Un margine di discrezionalità troppo ampio che talvolta non consente di tenere conto dell’importanza del ricorso per chi agisce in giudizio. Da migliorare anche il sistema di patrocinio a spese dello Stato nei casi di esecuzione delle sentenze e degli atti autentici che pure rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 24 marzo 2012 |
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L’Unione europea, dopo la crisi iniziata nel 2008, interviene sulle norme in materia di vendite allo scoperto. E lo fa provando ad armonizzare le norme degli Stati membri con il regolamento n. 236/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio  del 14 marzo 2012 relativo alle vendite allo scoperto e a taluni aspetti dei contratti derivati aventi ad oggetto la copertura del rischio di inadempimento dell’emittente (credit default swap, http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2012:086:0001:0024:IT:PDF), applicabile dal 1° novembre 2012.

Centrali i nuovi interventi in materia di obblighi di notifica e comunicazione al pubblico che travalicano lo spazio Ue e comprendono anche coloro che si trovano in un Paese terzo. Il regolamento ha un’applicazione retroattiva a meno che la Commissione europea non abbia dato il via libera all’esclusione dall’applicazione del regolamento previa notifica entro il 24 aprile 2012.

Rafforzati i poteri dell’Autorità europea di vigilanza degli strumenti finanziari e dei mercati (Aesfem), istituita con il regolamento n. 1095/2010 per coordinare le misure adottate dalle autorità competenti o per specifici interventi diretti.

 

 

 

Scritto in: strumenti finanziari, Unione europea | in data: 24 marzo 2012 |
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Regole certe sull’orario massimo di lavoro, sui periodi di ferie e sui salari minimi per i lavoratori distaccati con l’obiettivo di garantire una maggiore protezione a oltre un milione di lavoratori che sono distaccati temporaneamente in un altro Paese Ue. Lo chiede la Commissione europea che punta a evitare forme di dumping sociale nella proposta di direttiva sull’applicazione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi (1_EN_ACT_part1_v11-1) e nella proposta di regolamento sull’esercizio del diritto di promuovere azioni collettive nel quadro della libertà di stabilimento e della libera prestazione di servizi (1_EN_ACT_part1_v15). Modifiche necessarie – dice la Commissione europea – anche per conciliare, come chiede la Corte di giustizia Ue, libertà di sciopero, diritti sociali e libera prestazione dei servizi.

 

Scritto in: diritti dei lavoratori | in data: 23 marzo 2012 |
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Il Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale chiede all’Italia nuove leggi in grado di attuare gli impegni internazionali e combattere in modo più efficace le forme di razzismo nel Paese. Inclusa la modifica dell’articolo 3 della Costituzione: è inammissibile che il diritto all’uguaglianza senza distinzioni di razza venga attribuito unicamente ai cittadini. Dopo il monito arrivato dalla Commissione contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) del Consiglio d’Europa del 21 febbraio (si vedano i post dell’8 marzo e del 1° marzo), anche il Comitato Onu, nelle osservazioni conclusive del 9 marzo 2012 (CERD.C.ITA.CO.16-18) dopo l’esame della situazione in Italia in base all’articolo 9 della Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale del 21 dicembre 1965, evidenzia le carenze nella lotta al razzismo in Italia. Tra l’altro, il Comitato chiede una modifica dell’articolo 61 del codice penale per applicare la circostanza aggravante delle motivazioni razziali in tutti i casi in cui venga commesso un reato. L’Italia fa poco, poi, per combattere la diffusione di messaggi razzisti soprattutto nei confronti di rom e sinti. Desta preoccupazione la scelta delle autorità italiane di non concedere la cittadinanza ai bambini nati in Italia da stranieri, così come dovrebbe essere facilitata l’attribuzione della cittadinanza agli apolidi rom e sinti che vivono nel Paese da molti anni.

Scritto in: razzismo | in data: 22 marzo 2012 |
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