L’adozione della legge 10 dicembre 2012 n. 219 “Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali” in vigore del 1° gennaio 2012 (filiazione) avrà conseguenze anche sulla legge di diritto internazionale privato 31 maggio 1995 n. 218. Lo stabilisce l’articolo 2, lett. m della legge n. 219 nella parte in cui prevede la modifica degli articoli 33, 34, 35 e 39 della legge n. 218 sia per quanto riguarda l’individuazione della legge applicabile sia per quanto riguarda la determinazione di eventuali norme di applicazione necessaria in attuazione  del principio di unificazione dello stato del figlio. Si tratta, in particolare, delle norme sulla legge applicabile alla determinazione dello stato di figlio, alla legittimazione per susseguente matrimonio, alla legge applicabile al riconoscimento del figlio naturale e a quella relativa ai rapporti personali e patrimoniali tra l’adottato e l’adottante e i parenti di questi ultimi. La legge n. 219 ha delegato il Governo ad adottare i necessari decreti legislativi di modifica entro un anno dall’entrata in vigore della legge che mette in primo piano, in linea con le convenzioni internazionali, l’interesse superiore del minore e il principio di responsabilità genitoriale, abbandonando, seppure con molto ritardo, l’anacronistica e discriminatoria distinzione tra figli naturali e figli legittimi.

Scritto in: diritto internazionale privato | in data: 29 dicembre 2012 |
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Il Consiglio consultivo dei procuratori europei presso il Consiglio d’Europa (CCPE) ha adottato un parere sulla gestione delle risorse del pubblico ministero (CCPE(2012)3, CCPE_2013_3_Avis7_en). Il parere n. 7, approvato dal Consiglio il 27 novembre, che passa adesso al Comitato dei Ministri, punta a garantire, proprio per consentire un’adeguata lotta alla criminalità sempre più aggressiva, un’autonomia di gestione agli uffici della procura. Proprio l’autonomia, infatti, contribuisce a garantire indipendenza ed effettività nelle indagini che non possono essere compromesse da tagli di budget. Tanto più che la criminalità gode di strumenti sempre più sofisticati che devono essere contrastati in modo adeguato e immediato, attraverso, ad esempio, la confisca di beni e strumenti. In particolare, gli uffici della procura devono avere strumenti per intercettazioni, misure di sorveglianza, la possibilità di ricorrere a esperti e consulenti, senza dimenticare il fondamentale apporto del personale amministrativo. Il parere è costituito da 10 raccomandazioni che dovrebbero ispirare la posizione degli Stati nella gestione dell’amministrazione della giustizia.

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 24 dicembre 2012 |
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La Corte permanente di arbitrato ha adottato le nuove regole relative alle controversie internazionali che coinvolgono almeno uno Stato, un’entità controllata dallo Stato o un’organizzazione internazionale (PCA Arbitration Rules 2012 (as adopted on December 17, 2012). Le regole, in vigore dal 17 dicembre 2012, costituiscono un’alternativa rispetto a quelle già in vigore, con piena libertà alle parti alla controversia sulla scelta delle norme da applicare. il testo del 17 dicembre codifica i 4 regolamenti adottati nel corso degli anni.

Le nuove regole contengono disposizioni sull’interpretazione della pronuncia e sulla correzione della sentenza, oltre a disciplinare le condizioni per la nomina degli arbitri. Sono poi indicate, negli allegati, 4 modelli relativi all’inserimento delle clausole arbitrali in contratti e trattati.

Scritto in: Controversie internazionali | in data: 24 dicembre 2012 |
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Le vittime di tortura hanno diritto a una riparazione e a un indennizzo, ma non sempre gli Stati, pur vincolati alla Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti adottata a New York il 10 dicembre 1984, mostrano di applicare con effettività quest’obbligo che comporta misure di carattere procedurale e sostanziale. Il Comitato Onu contro la tortura, ha approvato, il 19 novembre 2012 (CAT/C/GC/3) il General Comment n. 3 (CAT-C-GC-3) per fornire una precisa linea di condotta agli Stati tenuti ad applicare l’articolo 14 della Convenzione. La norma prevede che gli Stati siano obbligati a garantire, sul piano interno, una riparazione e un equo e adeguato indennizzo alle vittime, inclusi i mezzi necessari per un reinserimento della vittima. Tra i mezzi di riparazione che gli Stati hanno l’obbligo di predisposrre, nel General Comment, sono indicati la restituzione, l’indennizzo monetario, le forme di riabilitazione, l’equa soddisfazione e la garanzia di non ripetizione del crimine. Gli Stati, inoltre, sono tenuti a svolgere adeguate indagini e garantire effettività al sistema di riparazione delle vittime che hanno, insieme ai propri familiari, un diritto alla verità.

Scritto in: tortura | in data: 20 dicembre 2012 |
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In tempi record è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Ue di oggi il testo di rifusione del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, l’esecuzione e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale (l_35120121220it00010032). Si tratta del regolamento n. 1215/2012 del 12 dicembre che entrerà in vigore il 10 gennaio 2015 e che abolisce l’exequatur. Al testo sono annessi due allegati relativi agli attestati da presentare per la circolazione delle decisioni e degli atti pubblici.

Si veda il post del 7 dicembre http://www.marinacastellaneta.it/il-consiglio-ue-approva-il-nuovo-regolamento-buxelles-i.html

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 20 dicembre 2012 |
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Il blocco all’accesso a Google deciso dalle autorità giudiziarie turche è in contrasto con il diritto alla libertà di espressione garantito dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E’ la conclusione raggiunta dalla Corte europea con sentenza del 18 dicembre (Ahmet Yildirm contro Turchia, AFFAIRE YILDIRIM c. TURQUIE) con la quale Strasburgo ha fornito importanti chiarimenti sul margine di discrezionalità concesso agli Stati negli interventi che limitano l’accesso al web, intervenendo sul rapporto tra libertà di espressione e nuove tecnologie. Alla Corte si era rivolto un docente turco che nel suo sito web aveva diffuso alcuni testi che, secondo le autorità giudiziarie turche, offendevano la memoria di Ataturk. Inizialmente era stato oscurato il suo sito ma, successivamente, era stato bloccato l’accesso a Google che ospitava il sito del docente. Questa era stata considerata dalle autorità giudiziarie turche l’unica misura effettiva considerando che il proprietario del sito aveva sede all’estero. Di diverso avviso la Corte europea che ha constatato una violazione della Convenzione. Prima di tutto – osserva Strasburgo – internet è ormai divenuto lo strumento principale con il quale esercitare la libertà di espressione e di informazione: esso, quindi, gode della protezione convenzionale. Una restrizione all’accesso alle fonti di informazione può essere ammessa solo in casi eccezionali e in presenza di un espresso quadro normativo. E’ quindi esclusa la possibilità di applicare in via analogica misure restrittive, non previste espressamente in un testo legislativo, senza dimenticare che il diritto alla libertà di espressione si applica “senza riguardo alle frontiere”. Constatata la violazione della Convenzione, la Corte ha imposto alla Turchia di versare 7.500 per i danni non patrimoniali subiti dal ricorrente.

Scritto in: libertà di espressione | in data: 19 dicembre 2012 |
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Il Consiglio Ue, nella riunione del 3 dicembre, ha approvato, in prima lettura, la proposta di direttiva sugli abusi di mercato (market abuse). L’obiettivo è combattere gli illeciti sui mercati e spingere gli Stati a punire con pene severe il market abuse. La proposta approvata, che adesso arriva in Parlamento, fornisce una definizione sul reato di market abuse evidenziando la necessità che esso si configuri in presenza dell’elemento dell’intenzionalità. Per quanto riguarda le sanzioni, che dovrebbero colpire anche le persone giuridiche, il Consiglio chiede che esse siano proprozionali, effettive e dissuasive. La Commissione, nella proposta, aveva evidenziato che la direttiva 2003/6 relativa all’abuso di informazioni privilegiate e alla manipolazione del mercato (abusi di mercato), alla prova dei fatti, non ha funzionato proprio perché agli Stati è stata lasciata la facoltà di scegliere sanzioni amministrative piuttosto che penali. Nel nuovo testo, invece, il sistema repressivo sarà più stringente con l’obbligo di sanzioni di carattere penale. Il testo approvato dal Consiglio adesso passa al Parlamento Ue.

Scritto in: cooperazione giudiziaria penale | in data: 19 dicembre 2012 |
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Con ordinanza n. 22731 depositata l’11 dicembre (22731_12_12) la Corte di cassazione, sesta sezione civile, ha respinto il ricorso presentato da una società italiana che aveva dato in subappalto un lavoro a una società con sede legale in Francia e succursale a Milano. La società italiana aveva presentato un regolamento di competenza eccependo un errore del Tribunale di Lecco che aveva spostato la giurisdizione al Tribunale di Milano ritenendo che l’articolo 5 del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, l’esecuzione e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale relativo ai fori speciali si applicasse non solo per determinare la giurisdizione tra i giudici Ue ma anche la competenza per territorio dei giudici nazionali. Una conclusione condivisa dalla Corte di cassazione che ha respinto il ricorso del ricorrente. Per la Corte, infatti, l’articolo 5, n. 5 del regolamento in base al quale nei casi di controversie concernenti l’esercizio di una succursale la persona domiciliata nel territorio di uno Stato membro può essere adita dinanzi al giudice in cui essa è situata, non solo individua la giurisdizione competente per risolvere una controversia internazionale, ma designa il giudice competente per territorio “senza lasciare spazio alle disposizioni sulla competenza territoriale dettate dagli articoli 18 e seguenti del codice di procedura civile”. Di conseguenza, è corretto attribuire la competenza al giudice del luogo in cui la succursale è situata senza che abbia rilievo l’articolo 20 del codice di procedura civile che la attribuisce al giudice del luogo in cui il contratto è stato concluso in base al forum contractus.

Scritto in: regolamento 44/2001 | in data: 15 dicembre 2012 |

Gli Stati che hanno contribuito e chiuso gli occhi dinanzi ai casi di extraordinary renditions sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. E’ il principio affermato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, il primo organo giurisdizionale internazionale a pronunciarsi sulla prassi delle consegne straordinarie, che ha depositato la sua sentenza oggi, nel caso El-Masri contro Repubblica federale di Macedonia (ricorso n. 39630/09, AFFAIRE ELMASRI c. LEXREPUBLIQUE YOUGOSLAVE DE MACEDOINE). Nessun dubbio per la Grande Camera, il massimo organo giurisdizionale della Corte: lo Stato in causa ha violato la Convenzione e, in particolare, gli articoli 3 (divieto di trattamenti disumani e degradanti), 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), 13 (diritto alla tutela giurisdizionale effettiva). A provarlo, un elenco sterminato di rapporti, documenti, sentenze interne che la Grande Camera ha ricostruito minuziosamente.

Alla Corte si era rivolto un cittadino tedesco, di origine libanese che, nel 2003,  al confine tra Serbia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia era stato fermato dalla polizia e detenuto in un albergo, in isolamento per molti giorni, durante i quali era stato picchiato e torturato. Dopo diversi maltrattamenti era stato condotto in Afghanistan, nel centro della Cia “Salt Pit” a nord di Kabul. Solo nel 2004 era tornato in Germania. Di qui il ricorso alla Corte che ha dato ragione al ricorrente su tutta la linea. Prima di tutto, Strasburgo ha riconosciuto la propria giurisdizione nei confronti dell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia, anche nella fase in cui le autorità nazionali avevano consegnato il ricorrente, nell’aeroporto di Skopje, nelle mani della Cia. Le torture erano avvenute alla presenza di ufficiali dello Stato, con la conseguenza che il Governo è responsabile degli atti compiuti da ufficiali stranieri. Così anche per la consegna del ricorrente che è stato esposto a tortura e trattamenti disumani e degradanti. Nessuna indagine poi sulla vicenda. Con una grave conseguenza perché – osserva la Corte – non solo la vittima ma anche le altre persone che hanno vissuto violazioni analoghe e la collettività hanno diritto di conoscere la verità sulle consegne straordinarie. Accertate le plurime violazioni della Convenzione, la Grande Camera ha condannato lo Stato a versare 60.000 euro per i danni non patrimoniali subiti da El-Masri.

Scritto in: consegne straordinarie | in data: 13 dicembre 2012 |
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Le regole Ue sull’insolvenza transfrontaliera risalgono al 2000, con il regolamento n. 1346 sulle procedure d’insolvenza, in vigore dal 31 maggio 2002. Dopo oltre dieci anni, la Commissione europea mette mano al regolamento e propone le modifiche per assicurare efficienza e rapidità alle procedure d’insolvenza transfrontaliere (1_EN_ACT_part1_v9). Primo obiettivo: il risanamento dell’impresa e la sua ristrutturazione anche per favorire il recupero dei crediti ed evitare la dispersione del patrimonio durante la liquidazione. Un cambiamento di prospettiva rispetto al precedente regolamento orientato alla liquidazione piuttosto che alla ristrutturazione. Sul fronte della competenza giurisdizionale, la proposta conferma il titolo di giurisdizione del centro degli interessi principale del debitore (COMI) ma, in ragione delle difficoltà applicative emerse, prova a fornire criteri idonei alla precisa individuazione. Introdotta anche la nozione di COMI per le persone fisiche. Nessun cambiamento, invece, sulla legge applicabile perché la Commissione ha confermato l’articolo 4 del regolamento n. 1346.

La proposta rafforza la cooperazione tra i giudici competenti soprattutto nei casi in cui siano coinvolti membri dello stesso gruppo e fissa obblighi di trasparenza per le decisioni di apertura delle procedure d’insolvenza, con la connessione dei registri anche attraverso il portale e-justice.

La proposta tiene conto dei risultati della consultazione pubblica del 30 marzo 2012.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 12 dicembre 2012 |
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