Sono state adottate le nuove Istruzioni pratiche alle parti relative alla cause proposte dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea (LexUriServ), che affiancano a quelle già adottate per il Tribunale (http://www.marinacastellaneta.it/blog/nuove-istruzioni-pratiche-alle-parti-per-i-procedimenti-dinanzi-al-tribunale-ue.html). Le nuove istruzioni tengono conto delle modifiche al regolamento di procedura adottate nel 2012 e in vigore dal 1° novembre 2012 (http://www.marinacastellaneta.it/pubblicato-il-nuovo-regolamento-di-procedura-della-corte-ue.html). Nel documento sono illustrate le diverse modalità relative alla fase scritta e orale, anche con riguardo ai ricorsi diretti; le questioni sulla rappresentanza e sulle spese processuali, senza dimenticare gli aspetti legati al gratuito patrocinio anche con riferimento alle cause pregiudiziali. Le nuove istruzioni, che chiariscono l’iter per il deposito dei fascicoli processuali, entrano in vigore dal 1° febbraio 2014 e sostituiscono quelle del 2004 modificate nel 2009. Con l’obiettivo di garantire una più efficiente amministrazione della giustizia in relazione a tutte le categorie di cause di cui è investita la Corte, tenendo conto dell’aumento del numero di casi che arrivano a Lussemburgo e alla sempre maggiore complessità delle cause trattate.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/pubblicate-le-raccomandazioni-ai-giudici-nazionali-per-i-rinvii-pregiudiziali.html.

Scritto in: Corte di giustizia Ue | in data: 31 gennaio 2014 |
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L’Agenzia europea dei diritti fondamentali ha divulgato un breve documento sull’attuazione dei diritti fondamentali nella costruzione del futuro spazio europeo di giustizia e affari interni (fra_submission_on_the_future_of_eu_justice). Un punto, ad avviso dell’Agenzia, è fondamentale per garantire la corretta attuazione dei diritti: la diffusione delle prassi e della giurisprudenza degli Stati membri che sempre di più si avvalgono della Carta dei diritti fondamentali. Atto che – precisa l’Agenzia – le istituzioni Ue devono attuare nell’adozione degli atti vincolanti.

Nel rapporto un ampio spazio è dedicato all’accesso alla giustizia e alla valutazione sull’applicazione dei diritti fondamentali nell’ottica del mutuo riconoscimento. E’ indispensabile, infatti, che diritti come l’accesso alla giustizia siano pienamente assicurati anche per garantire una migliore e rapida attuazione degli strumenti basati sul principio del mutuo riconoscimento da parte degli operatori giuridici.

A rilento l’applicazione effettiva della protezione delle vittime di discriminazione. E’ vero che le direttive 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica e la 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro sono state recepite nei 28 Stati membri, ma non sempre sono stati predisposti meccanismi adeguati per consentire alle vittime di far valere i propri diritti. Lo ha precisato la Commissione europea nella comunicazione del 17 gennaio (com_2014_2_en) sull’applicazione delle indicate direttive. Per migliorare il livello effettivo di attuazione, Bruxelles chiede così agli Stati di rafforzare la diffusione dei diritti contenuti negli atti Ue al fine di rendere le vittime più consapevoli. Quattro le tappe da raggiungere: sensibilizzazione dell’opinione pubblica, miglioramento dei meccanismi di segnalazione delle discriminazioni, garanzie di accesso alla giustizia anche attraverso le ONG e azioni specifiche per affrontare le diffuse discriminazioni a danno dei rom. In quest’ambito – ha ricordato la Commissione – non è stata ancora resa una sentenza in via pregiudiziale. Proprio di recente, infatti, la Corte Ue, in un caso di discriminazione a danno dei rom, ha dichiarato il ricorso inammissibile perché proveniente da un organo non giurisdizionale ai sensi del Trattato Ue (causa C-394/11).

Alla comunicazione è allegato un documento di lavoro che raccoglie anche la giurisprudenza della Corte di giustizia in materia di normativa antidiscriminazione  (swd_2014_5_en).

 

Scritto in: discriminazione | in data: 29 gennaio 2014 |
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E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea di oggi, la decisione n. 2014/39 del 27 gennaio 2014 (LexUriServ) che sancisce la partecipazione della Grecia al regolamento n. 1259/2010 del 20 dicembre 2010 sull’attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale (cosiddetto “Roma III”), relativo alle situazioni aventi carattere transnazionale, in vigore e applicato dal 21 giugno 2012 (qui il testo del regolamentohttp://www.marinacastellaneta.it/blog/in-gazzetta-il-regolamento-sulla-legge-applicabile-al-divorzio.html).

Per la Grecia, il regolamento si applicherà ai procedimenti avviati e agli accordi conclusi dopo il 29 luglio 2015. Tuttavia, gli accordi di scelta conclusi prima saranno efficaci anche in Grecia se conformi agli articoli 6 e 7 dell’atto Ue. Sono fatti salvi, poi, gli accordi di scelta sulla legge applicabile conclusi in base alla legge di uno Stato membro partecipante alla cooperazione rafforzata se l’autorità giurisdizionale è adita prima del 29 luglio 2015.

Al sistema messo in atto con il regolamento UE  sul divorzio partecipano così 16 Stati: Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Ungheria, Lituania e oggi la Grecia.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 28 gennaio 2014 |
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Sul rapporto tra immunità degli Stati dalla giurisdizione e tutela dei diritti umani fondamentali la parola passa adesso alla Corte costituzionale italiana. Con ordinanza n. 1300/2012 (immunità), il Tribunale di Firenze, seconda sezione civile, il 21 gennaio 2014, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale chiedendo alla Consulta di accertare se la norma consuetudinaria che sancisce l’immunità degli Stati dalla giurisdizione, così come delineata dalla Corte internazionale di giustizia nella sentenza del 3 febbraio 2012, sia contraria agli articoli 2 e 24 della Costituzione (si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/litalia-sconfitta-allaja.html). Al Tribunale di Firenze si erano rivolti gli eredi di un cittadino italiano deportato in Germania durante la Seconda guerra mondiale, ucciso e sepolto in una fossa comune. Come già accaduto in diverse occasioni, la Germania ha eccepito il difetto di giurisdizione chiedendo anche di dare piena attuazione alla pronuncia della Corte internazionale di giustizia nella controversia Germania contro Italia. Sulla stessa linea anche l’Italia con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Tribunale di Firenze riconosce che, a seguito della pronuncia della Corte dell’Aja, la Cassazione ha chiarito, modificando il proprio precedente orientamento (si veda, tra gli altri il caso Ferrini), che allo Stato estero deve essere garantita l’immunità anche quando commette gravi e massicce violazioni dei diritti umani (si veda la decisione n. 4284/2013 delle sezioni unite civili, http://www.marinacastellaneta.it/blog/fosse-ardeatine-no-alla-giurisdizione-italiana-per-le-azioni-di-risarcimento-danni-contro-la-germania.html).

Il Tribunale di Firenze fa capire di non condividere l’impostazione data dalla Corte internazionale di giustizia (molto criticata anche in dottrina) in relazione al rapporto tra norma di ius cogens a tutela dei diritti umani e norma sull’immunità dalla giurisdizione, soprattutto nella parte in cui i giudici internazionali hanno tracciato una netta linea di demarcazione, ritenendo che la norma sull’immunità statale abbia natura procedurale. Da questa premessa, la Corte internazionale di giustizia ha desunto che non si può prospettare un contrasto con la violazione di “norme di natura materiale con valore imperativo inderogabile” ossia i diritti umani fondamentali. Una tesi che in effetti suscita non poche perplessità e che ha di fatto consentito alla Corte di glissare sull’eventuale conflitto tra norme di diritto cogente ritenendo che non può esistere un conflitto tra norme di ius cogens materiali e norme processuali in quanto operative su piani differenti, malgrado il disaccordo di alcuni giudici (si veda l’interessante e articolata opinione dissidente del giudice Cançado Trindade, 16891). Pur asserendo che al “giudice italiano è sottratta l’interpretazione della valenza imperativa e inderogabile delle norme di jus cogens di diritto internazionale, ambito nel quale la Corte internazionale di giustizia ha una competenza assoluta ed esclusiva, non può però negarsi – prosegue il Tribunale di Firenze – che questi sia tenuto a verificare se sia manifestamente infondato il dubbio che l’adozione indifferenziata di tale reciproca protezione in favore dei singoli Stati e in danno, nel caso in esame dei singoli individui gravemente lesi, non sia conforme all’ordinamento radicato della Repubblica italiana sulla base delle norme della Costituzione e delle sue fonti integrative anche sovranazionali”.

Il Tribunale è poi passato ad analizzare il meccanismo di adattamento alle consuetudini internazionali attraverso l’articolo 10 della Costituzione. Questo comporta – precisa il giudice italiano – che la norma di diritto internazionale generale abbia valore di “norma interposta” e sia parametro di costituzionalità delle leggi ordinarie interne. Detto questo, però, ad avviso del Tribunale rimettente, le norme internazionali devono essere sottoposte  a un controllo di costituzionalità in base all’articolo 134 della Costituzione, senza alcun limite temporale fissato in passato nella sentenza n. 48/1979. Ed invero, è evidente che la norma sull’immunità produce un conflitto con l’articolo 24 della Costituzione e impedisce la tutela giurisdizionale malgrado siano lesi diritti fondamentali della persona umana con la commissione di crimini contro l’umanità commessi “nello Stato investito dall’obbligo di tutela giurisdizionale, ancorché commesso da altro Stato nell’esercizio di poteri sovrani”. Ma non finisce qui, perché secondo il Tribunale di Firenze si pone un ulteriore profilo di incostituzionalità con riguardo alla legge n. 848/1957 di attuazione della Carta delle Nazioni Unite, nella parte in cui è stato recepito l’articolo 94 dello Statuto che obbliga gli Stati ad eseguire le sentenze della Corte internazionale di giustizia. In ultimo, il Tribunale ha prospettato l’incostituzionalità della legge 14 gennaio 2013 n. 5 (si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/in-vigore-la-convenzione-onu-sullimmunita-degli-stati-litalia-spiana-la-strada-allesecuzione-della-sentenza-della-corte-internazionale-di-giustizia-nella-controversia-italia-germania.html) nella parte in cui dispone l’obbligo di rispettare la pronuncia della Corte dell’Aja chiedendo ai giudici nazionali di applicare il principio dell’immunità negando la giurisdizione italiana. Adesso, quindi, la parola alla Corte costituzionale.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/la-cassazione-applica-la-sentenza-della-corte-dellaja-nella-controversia-germania-italia.html.

Scritto in: crimini contro l'umanità, crimini di guerra, immunità | in data: 25 gennaio 2014 |

La cancelleria della Corte europea dei diritti dell’uomo è dovuta intervenire, oggi, per correggere quanto riportato da alcuni quotidiani italiani secondo i quali Strasburgo avrebbe accolto un ricorso sulla legge Severino proprio con riguardo al profilo che interessa Silvio Berlusconi ossia la irretroattività della legge. In realtà, è stato semplicemente presentato un ricorso senza che vi sia stata alcuna pronuncia della Corte. Ma, evidentemente, non per tutti i fatti contano. Ecco qui il comunicato:Comunicato del cancelliere

Scritto in: CEDU | in data: 23 gennaio 2014 |

Nuova condanna all’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che stabilisce il divieto di trattamenti disumani e degradanti. Con sentenza del 21 gennaio (ricorso n. 48754/11, CASE OF PLACI v. ITALY) Strasburgo ha ritenuto che il fatto che non fossero state considerate le condizioni psicologiche di un giovane obbligato, secondo la vecchia legge, a svolgere il servizio militare (normativa ormai abrogata), proprio durante lo svolgimento della sua attività ha costituito una violazione dell’articolo 3. Il ricorso alla Corte è stato presentato da un cittadino italiano che all’età di 18 anni era stato tenuto a prestare il servizio militare. Durante un periodo di prestazione del servizio aveva subito numerose punizioni e avuto conseguenze sul suo stato psichico. Il suo stato era stato valutato solo dopo il suo trasferimento in altra sede. Il Tar prima e il Consiglio di Stato dopo gli avevano dato torto nell’azione avviata contro il Ministero della difesa, basandosi anche sul rapporto emesso da un Comitato medico. Strasburgo ha dato invece ragione al ricorrente ricordando che gli Stati parti alla Convenzione sono tenuti a garantire un’adeguata protezione delle persone vulnerabili. Invece, le condizioni di salute del ricorrente erano state valutate dopo sei mesi, grazie al suo trasferimento dall’Aquila a Lecce. Di qui la violazione dell’articolo 3. Ma c’è di più perché per la Corte l’Italia ha anche violato il diritto all’equo processo laddove i giudici interni si sono basati su un rapporto di una commissione medica di cui facevano parte anche medici dipendenti dal ministero della difesa, con ciò compromettendo il requisito dell’indipendenza richiesto per assicurare un processo equo. Alla vittima è stato concesso un indennizzo di 40mila euro, oltre a 17mila euro per le spese processuali sostenute, mentre è stata respinta la richiesta di un risarcimento per il danno patrimoniale.

Scritto in: CEDU, trattamenti disumani e degradanti | in data: 23 gennaio 2014 |
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La Corte di cassazione, sezioni unite civili, con la sentenza n. 585/14 del 14 gennaio (legge Pinto) ha composto un contrasto giurisprudenziale interno alla stessa suprema corte sul diritto all’indennizzo per la durata eccessiva del processo a una vittima di un procedimento troppo lungo rimasta contumace. Secondo un orientamento, l’indennizzo doveva essere concesso seppure calcolato dal momento della costituzione in giudizio, secondo un altro orientamento, invece, l’equa riparazione non avrebbe dovuto essere corrisposta proprio a causa della non costituzione in giudizio. Nel caso in esame, che riguardava una causa di divisione ereditaria iniziata nel 1976 e ancora pendente in appello, il ricorrente aveva ottenuto dalla Corte di appello di Perugia un’equa riparazione per il danno non patrimoniale ma l’importo era stato calcolato dal momento della sua costituzione in giudizio. Una conclusione non condivisa dalla Suprema Corte.

La Cassazione è partita dal presupposto che l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo non pone alcun limite al diritto alla durata ragionevole del processo chiarendo che esso spetta a “ogni persona”. Nello stesso senso la legge Pinto che non condiziona l’indennizzo a una partecipazione attiva nel processo. Pertanto, non si può escludere il contumace dalla garanzia del diritto alla durata ragionevole del processo previsto per di più dall’articolo 111 della Costituzione e dal diritto alla riparazione in caso di violazione. D’altra parte, la contumacia non è in alcun modo indice di un disinteresse nell’esito del procedimento e non è escluso che il contumace subisca lo stesso disagio psicologico patito da colui che partecipa al procedimento. Di conseguenza, la Cassazione ha cassato la sentenza rinviando gli atti alla Corte di appello di Perugia.

Scritto in: CEDU | in data: 22 gennaio 2014 |
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La ratifica, da parte del Costa Rica, del terzo Protocollo opzionale alla Convenzione di New York  del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo (ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176) spalanca la strada alla sua entrata in vigore (N1146710). Il Protocollo relativo alla procedura di presentazione di reclami, infatti, richiede, per la sua entrata in vigore, la ratifica di almeno dieci Stati. Il Costa Rica si è aggiunto, il 14 gennaio 2014, ad Albania, Bolivia, Gabon, Germania, Montenegro, Spagna, Portogallo, Thailandia, Slovacchia. Pertanto, in base all’articolo 19, il Protocollo entrerà in vigore tra tre mesi, il 10 aprile 2014. Manca ancora l’Italia.

Con l’entrata in vigore del Protocollo, ogni bambino – a condizione che lo Stato di appartenenza abbia ratificato l’accordo – potrà presentare reclami sulla violazione dei propri diritti al Comitato sui diritti del fanciullo che, nel caso in cui accerti la violazione, potrà indicare agli Stati le misure da adottare, incluse quelle provvisorie. Per presentare il reclamo è necessario esperire i mezzi di ricorso interni.

Sulla situazione dei diritti dei bambini in Italia si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/litalia-indietro-sulla-protezione-dei-minori-lo-dice-il-comitato-onu-sui-diritti-del-fanciullo.html

Scritto in: diritti dei bambini | in data: 21 gennaio 2014 |
Il rapporto tra diritto penale italiano e fonti internazionali ed europee sarà l’oggetto di un convegno che si terrà a Bari il 24 gennaio. L’appuntamento è alle 15.00 presso la Sala del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bari, Palazzo di giustizia. Tra le relazioni, si segnalano quella di Nicola Lettieri, sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione che analizzerà la giurisprudenza della CEDU in tema di equo processo e di Antonietta Damato, professore associato di diritto dell’Unione europea nell’Università di Bari che si occuperà delle decisioni contumaciali e la cooperazione giudiziaria penale europea con una particolare attenzione alla sentenza della Corte Ue nel caso Melloni. Concluderà i lavori Giuseppe Tesauro, giudice della Corte costituzionale.
Qui il programma completo (Incontro di studio 24-01-14)
Incontro di studio 24-01-14
Scritto in: convegni, cooperazione giudiziaria penale | in data: 21 gennaio 2014 |