La Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato ha appena pubblicato una Guida pratica sull’applicazione della Convenzione dell’Aja del 19 ottobre 1996 sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia di responsabilità genitoriale e misure di protezione dei minori (qui il testo della guida handbook34en). La Guida analizza in dettaglio le regole sull’applicazione della Convenzione, non ratificata dall’Italia, partendo dalle norme sull’ambito di applicazione e sulla legge applicabile per arrivare alle questioni legate al riconoscimento e all’esecuzione delle misure di protezione. Va ricordato che la Convenzione parte dal principio del riconoscimento automatico delle misure di protezione adottate in uno Stato contraente, pur ammettendo talune eccezioni. Ampio spazio anche al funzionamento pratico delle Autorità centrali nazionali, alla nozione di residenza abituale e alle problematiche relative al riconoscimento della kafala. Senza dimenticare le questioni legate alla sottrazione internazionale di minore, inclusi i rapporti con la Convenzione del 1980.

La Convenzione è entrata in vigore il 1° gennaio 2002 ed è stata ratificata da 39 Stati. Mancano all’appello, tra gli Stati membri dell’Unione europea, l’Italia e il Belgio.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 30 aprile 2014 |
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La libertà di critica di un giornalista è più ampia se l’articolo ha ad oggetto un uomo politico. Non solo. Un linguaggio che in linea generale può apparire offensivo non deve essere considerato tale se non ha lo scopo di insultare ma è utilizzato dal giornalista solo per motivi di stile. Di conseguenza, prima di condannare un giornalista per diffamazione, i giudici nazionali devono effettuare una valutazione dell’intero articolo tenendo conto degli interessi in gioco e del diritto dello stesso giornalista ad usare toni anche accesi nei confronti di un politico. E’ il principio stabilito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza depositata il 17 aprile (CASE OF MLADINA D.D. LJUBLJANA v. SLOVENIA) con la quale Strasburgo ha accertato la violazione dell’articolo 10 della Convenzione (che assicura il diritto alla libertà di espressione) della Slovenia. Questo perché le autorità giurisdizionali slovene avevano condannato per diffamazione un editore di un settimanale. Nel giornale era stato pubblicato un articolo che riportava il dibattito parlamentare sul riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Nel corso del dibattito, un parlamentare aveva usato toni offensivi e denigratori nei confronti degli omosessuali e, di conseguenza, nell’articolo di cronaca, il giornalista aveva definito il suo comportamento simile a quello di un “deviato celebrale”. Di qui la condanna dell’editore sul piano nazionale. Una conclusione non condivisa dalla Corte europea che ha dato torto alla Slovenia. I giudici nazionali, infatti, devono attenersi ai parametri di Strasburgo e partire dal presupposto che i limiti alla critica sono più ampi se riguardano un politico. Inoltre, va considerato il contesto dell’articolo e la circostanza che la critica anche aspra non può essere considerata come un attacco personale e gratuito se legata a una  specifica situazione. Tanto più che era stato lo stesso parlamentare a usare toni non solo vivaci ma anche zeppi di stereotipi negativi, ridicolizzando gli omosessuali. Nel caso di specie – osserva la Corte – lo stile utilizzato dal giornalista rispondeva al comportamento del parlamentare, ma non aveva l’obiettivo di insultare né costituiva un attacco personale gratuito. Si trattava – scrivono i giudici internazionali – di un giudizio di valore e non di fatto, consentito in quanto non aveva la finalità di offendere ma era frutto di una scelta stilistica. La Corte ha così condannato lo Stato in causa a versare la stessa cifra alla quale era stata condannata la casa editrice (2.921 euro) più 5.850 euro per le spese sostenute.

Scritto in: CEDU, libertà di stampa | in data: 29 aprile 2014 |

Appuntamento a Bari, lunedì 5 maggio, per approfondire i profili normativi internazionali, europei ed interni relativi alla protezione del patrimonio culturale mondiale. L’incontro, al quale parteciperanno, tra gli altri, il prof. Tullio Scovazzi, ordinario di diritto internazionale e il dott. Raymond Bondin, esperto Unesco, si terrà a partire dalle 9.30 presso l’Aula Magna “Aldo Moro” – Palazzo “P. Del Prete” (Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Bari). Il Convegno, coordinato dal prof. Andrea Cannone, si propone di fare il punto sulle regole esistenti a livello internazionale e sull’effettiva attuazione sul piano interno, non solo nazionale ma anche regionale, con particolare riguardo alla regione Puglia.

All’incontro parteciperanno anche il FAI, Italia Nostra, il Circolo Lega ambiente, area metropolitana Bari.

Qui il programma completo LOCANDINA CONVEGNO UNESCO

Scritto in: convegni | in data: 29 aprile 2014 |
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Dopo aver raccolto le opinioni degli stakeholders, il Comitato sui diritti delle persone con disabilità ha adottato, l’11 aprile, le Osservazioni generali n. 1 relativa all’articolo 12 e n. 2 sull’articolo 9 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, ratificata dall’Italia con legge 3 marzo 2009 n. 18. Le Osservazioni generali, che costituiscono un importante ausilio per la corretta applicazione della Convenzione anche a vantaggio degli operatori giuridici nazionali, riguardano, come detto, l’articolo 9 che assicura il diritto all’accessibilità (CRPD_C_GC_2_7384_E-3) e l’articolo 12 relativo all’uguaglianza dinanzi alla legge (CRPD_C_GC_1_7383_E-1).

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/diritti-delle-persone-disabili-lonu-apre-una-consultazione-pubblica.html

Scritto in: diritti dei disabili | in data: 28 aprile 2014 |
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Il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjørn Jagland, ha pubblicato, il 23 aprile, un rapporto sui diritti umani, la democrazia e la rule of law in Europa. Lo studio (SG(2014)1,rapporto) è strutturato in sei parti e analizza in modo approfondito le zone grigie nell’applicazione dei diritti convenzionali, e non solo, anche a causa della grave crisi economica. Partendo da una constatazione: proprio l’assenza di democrazia, del rispetto dei diritti umani e della rule of law innescano crisi come quella Ucraina. Il rapporto che contiene una serie di raccomandazioni, sarà oggetto di discussione nella sessione del Comitato dei Ministri del 6 maggio.

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 28 aprile 2014 |
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Passi avanti nell’iter per l’approvazione della proposta di regolamento sull’ordinanza europea di sequestro conservativo sui conti bancari per facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale. Il Parlamento europeo ha approvato, nella plenaria di aprile, il testo che passa adesso al Consiglio (OESC). Il nuovo provvedimento fa parte del pacchetto di misure “giustizia per la crescita” e servirà a recuperare i crediti oltre frontiera bloccando, grazie all’effetto sorpresa, manovre dei debitori per far scomparire i beni. L’ordinanza europea di sequestro conservativo (OESC) avrà un ruolo essenziale nell’economia. I dati parlano chiaro: un milione di piccole imprese hanno difficoltà a recuperare i crediti transfrontalieri. Che vuol dire una perdita di 600 milioni di euro ogni anno.

Gli eurodeputati sono intervenuti con alcuni emendamenti nella proposta della Commissione che punta a ridurre i costi nel recupero e a eliminare le differenze tra Stati membri relative ai presupposti per l’adozione dei provvedimenti. L’ordinanza europea, che circolerà in tutta Europa grazie all’adozione di moduli standard comuni a tutti gli Stati membri, impedirà che un debitore faccia scomparire le somme dovute e vanifichi l’esercizio dell’azione giurisdizionale, occultando i beni mentre l’iter è in corso di svolgimento. L’emissione del provvedimento è limitata ai casi di rischi attuali e concreti per il credito, con l’obbligo per il creditore di fornire prove sufficienti corroborate da fatti pertinenti. Al centro del provvedimento l’effetto sorpresa. Di conseguenza, in linea generale il debitore non dovrà essere informato della richiesta e la sua audizione sarà posticipata a una fase successiva rispetto all’emissione del provvedimento.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 26 aprile 2014 |
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Le extraordinary renditions perpetrate in segreto dalla Cia sono rimaste impunite. Non solo. Solo un limitatissimo numero di casi è stato sottoposto a indagini penali e in ogni caso queste ultime hanno riguardato unicamente “pesci” piccoli. Gli Stati Uniti, poi, non hanno inserito nel proprio ordinamento la dottrina della responsabilità di comando e non hanno reso pubblici i rapporti sulle detenzioni segrete. Senza dimenticare la diffusione nell’utilizzo dei droni nei targeted killing, con missioni svolte in un quadro di totale opacità e senza alcuna giustificazione. E’ quanto risulta dal rapporto del Comitato dei diritti dell’uomo sull’attuazione del Patto sui diritti civili e politici del 1966 negli Stati Uniti. Il rapporto del 23 aprile segnala un quadro migliorato rispetto al passato ma con troppi gravi elementi di difformità e violazioni del Patto (CCPR_C_USA_CO_4_16838_E). Su un punto gli Stati Uniti mantengono una posizione di netta contrarietà rispetto alle regole perché escludono l’applicazione dei diritti al di fuori del territorio statunitense, malgrado Washington abbia il controllo giurisdizionale in spazi esterni. Manca anche una precisa tabella di marcia e una deadline sulla chiusura di Guantanamo.

Il Comitato ha poi bacchettato gli Stati Uniti che procedono all’espulsione di individui richiedenti asilo basandosi solo sulle rassicurazioni diplomatiche degli Stati di origine esponendo gli individui a gravi rischi. Da eliminare poi la criminalizzazione nei confronti degli homeless che si va diffondendo in molti Stati e il sistema delle punizioni corporali verso i minori. Grave preoccupazione, prosegue il Comitato, anche per il sistema di sorveglianza a strascico messo in campo dalla National Security Agency (NSA) in aperta violazione dell’articolo 17 e del principio di legalità e di proporzionalità.

Scritto in: Patto sui diritti civili e politici | in data: 24 aprile 2014 |
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Se il condannato presta il consenso al trasferimento nel suo Paese di origine per scontare la pena, nella piena consapevolezza delle conseguenze giuridiche, non può poi chiedere la revoca del trasferimento. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, terza sezione penale, con sentenza n. 16022/14, depositata l’11 aprile (16022:14). La Corte di appello di Milano aveva dato il via libera al trasferimento di un detenuto condannato in Italia affinché potesse scontare, come da sua richiesta, la pena in Romania. Tuttavia, successivamente, il condannato aveva chiesto la revoca del trasferimento. Il ricorso è stato respinto dalla Suprema corte sia in base all’interpretazione della Convenzione di Strasburgo del 21 marzo 1983 sia del Dlgs 161/2010 con il quale è stata recepita la decisione quadro 2008/909/GAI del 27 novembre 2008 sull’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea. Il consenso- precisa la Suprema Corte – se rispetta le condizioni di legittimità fissate nella normativa è irrevocabile. Di qui il rigetto del ricorso.

Scritto in: cooperazione giudiziaria penale | in data: 23 aprile 2014 |

Troppi i casi di mancato adempimento di misure provvisorie richieste dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sulla base dell’articolo 39 del Regolamento della Corte. Come risulta dal rapporto presentato dal Comitato sugli affari giuridici e i diritti umani del Consiglio d’Europea e, in particolare, dallo studio del relatore speciale Kimmo Sasi (X2H-Xref-ViewPDF), alcuni Stati, tra i quali l’Italia, hanno omesso di applicare le misure richieste dalla Corte che si è trovata di fronte al fatto compiuto della violazione. Tra il 2009 e il 2012, in ben 4 casi, l’Italia non ha dato esecuzione alle misure provvisorie adducendo ragioni di sicurezza nazionale. Anche l’Assemblea parlamentare ha adottato una raccomandazione, il 10 aprile, per chiedere agli Stati il pieno rispetto della misure richieste dalla Corte (raccomandazione). Nel rapporto, che è di particolare utilità per l’analisi della giurisprudenza più recente e per seguire il nuovo approccio tracciato dalla Corte che ha imposto sugli Stati l’onere probatorio in caso di applicazione di misure provvisorie, con la conseguenza che spetta agli Stati convenuti dimostrare che una misura non è necessaria, si passa in rassegna la giurisprudenza della Corte e si sottolinea l’allarme per i casi di extraordinary rendintions.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/istruzioni-alle-parti-per-le-richieste-di-misure-provvisorie-alla-corte-europea.html

Scritto in: CEDU | in data: 22 aprile 2014 |
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La libertà di espressione passa anche attraverso internet. Di conseguenza gli Stati del Consiglio d’Europa devono prevedere un diritto di accesso a internet per ogni individuo. E’ il contenuto della risoluzione n. 1987 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa approvato il 9 aprile sul diritto di accesso a internet (accesso a internet) che deve essere ispirato al principio di neutralità della rete. Tanto più che internet serve anche a garantire un contatto con le autorità pubbliche. La risoluzione recepisce il rapporto di Jaana Pelonen che aveva segnalato la necessità di un piano di azione (si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/diritto-di-accesso-a-internet-ne-discute-il-consiglio-deuropa.html. Il diritto di accesso a internet – osserva l’Assemblea parlamentare – è un requisito essenziale per l’esercizio dei diritti in base alla Convenzione ed è essenziale a garantire la democrazia. Indispensabili anche interventi di carattere tecnico da parte degli Stati e meccanismi che consentano l’utilizzo da punti di accesso pubblici.

Scritto in: diritti umani | in data: 21 aprile 2014 |
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