Il trasferimento nel Regno Unito di un bambino è contrario all’interesse superiore del minore se il padre vive in Italia. Non c’è dialogo a distanza che tenga di fronte alla vicinanza fisica con il genitore. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, prima sezione civile, con sentenza n. 19694/14 depositata il 18 settembre (sentenza). Alla Suprema Corte si era rivolta la madre inglese di un bambino nato dall’unione con un cittadino italiano. La donna chiedeva di potersi trasferire dall’Italia nel Regno Unito, anche per ragioni economiche. Tuttavia, la Corte di appello di Trento aveva respinto l’istanza confermando la decisione del Tribunale per i minorenni che aveva disposto l’affido condiviso con collocamento del minore presso la madre. Il no al trasferimento – osserva la Cassazione – è conforme alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e alla Convenzione sui diritti del fanciullo perché persegue l’interesse superiore del minore favorendo una crescita equilibrata proprio grazie ai rapporti con entrambi i genitori. Laddove è in gioco l’interesse superiore del minore, “l’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali di ciascuno dei genitori, garantiti anche dalla Costituzione, quali quelli coinvolti dal ricorso in esame, può subire temporanee e proporzionate limitazioni”. La Corte ha anche escluso che la rimodulazione delle modalità di comunicazione, ad esempio attraverso via skype, possa sostituire il rapporto diretto con il genitore.

Scritto in: diritti dei bambini | in data: 30 settembre 2014 |
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Libera circolazione sì, ma evitando gli abusi del diritto. In questa direzione, la Commissione europea ha adottato, il 26 settembre, una comunicazione (com_2014_604_en) e un manuale che contiene orientamenti operativi per gli Stati membri al fine di fronteggiare la proliferazione dei matrimoni fittizi tra cittadini Ue e cittadini di Stati terzi (swd_2014_284_en). L’obiettivo – precisa Bruxelles – è fare in modo che le autorità nazionali utilizzino gli stessi criteri fattuali e giuridici per valutare l’esistenza di un matrimonio fittizio, funzionale solo ad ottenere l’ingresso e la permanenza in un Paese Ue. Gli abusi – si legge nello studio – possono compromettere la libera circolazione. Di conseguenza, l’esecutivo indica la strada da seguire per bloccare queste pratiche. Tra le misure, il meccanismo di doppia sicurezza “per ridurre al minimo il pericolo di identificare erroneamente una coppia autentica come fittizia”. La Commissione, nel manuale, ha anche indicato i parametri, ripresi dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nonché dalla prassi della Corte di giustizia dell’Unione europea, da utilizzare per riuscire ad accertare l’esistenza di questi matrimoni richiedendo un rafforzamento della cooperazione tra Stati. Nel rispetto, però, della salvaguardia dei diritti processuali degli individui affermati dagli ordinamenti nazionali e dal diritto Ue.

 

Scritto in: libera circolazione | in data: 29 settembre 2014 |
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Sono state diffuse le conclusioni sul mandato di arresto europeo raggiunte nella  riunione semestrale del Forum Consultivo dei Procuratori generali degli Stati membri dell’UE, tenutasi all’Aja a giugno 2014 (CF-EAW-report_2014-09-23-EN).

Eurojust_color Oltre a una sintesi dei rapporti degli esperti degli Stati membri e a un’indicazione delle best practices presenti in taluni Stati membri e ai problemi di attuazione legati in particolare ai casi di doppia incriminazione, durante il Forum stati individuati i passi da intraprendere per un miglioramento del funzionamento del sistema di consegna alla base della cooperazione penale tra gli Stati dell’Unione europea. Il meccanismo del mandato di arresto europeo è senza dubbio una storia di successo, utile al raggiungimento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, che ha il suo cardine nel principio del mutuo riconoscimento, ma gli esperti puntano a un miglioramento del sistema. In particolare, sarebbero utili linee guida più snelle ed efficaci, così come la costituzione di un database con la prassi giurisprudenziale degli Stati membri.

Scritto in: mandato di arresto europeo | in data: 28 settembre 2014 |

La Corte europea dei diritti dell’uomo, con due decisioni del 16 settembre, in parte “invadendo” il campo del Comitato dei ministri, ha di fatto espresso un giudizio positivo sulle misure adottate dall’Italia dopo la sentenza pilota Torreggiani dell’8 gennaio 2013, con la quale l’Italia era stata condannata per il sovraffollamento delle carceri. Con le decisioni Stella e altri (STELLA ET AUTRES c-1. ITALIE) e Rexhepi (REXHEPI ET AUTRES c. ITALIE)  la Corte ha dichiarato irricevibili i ricorsi di 18 detenuti i quali sostenevano che l’Italia aveva violato l’articolo 3 della Convenzione europea che vieta i trattamenti disumani e degradanti a causa della detenzione in celle sovraffollate e senza riscaldamento. Strasburgo ha sostenuto che i ricorrenti non avessero rispettato il requisito del previo esaurimento dei ricorsi interni. In passato, la Corte ha effettuato la verifica del previo esaurimento dei ricorsi interni in relazione ai rimedi esistenti nell’ordinamento nazionale nel momento della presentazione del ricorso a Strasburgo. In quest’occasione, invece, la Corte imbocca un’altra strada, a vantaggio dell’Italia, ritenendo che il rispetto della condizione deve essere effettuato tenendo conto delle modifiche legislative introdotte in Italia dopo la sentenza pilota sul caso Torreggiani e, in particolare, con la legge n. 10, n. 92 e n. 117 del 2014. L’Italia – osserva Strasburgo – ha messo in campo nuovi mezzi a tutela dei detenuti, con misure preventive e risarcitorie. I detenuti, infatti, possono rivolgersi al giudice dell’esecuzione contestando gli spazi limitati e le condizioni di vita disumane, chiedendo l’attuazione della Convenzione. Rispetto al precedente sistema previsto dall’articolo 35 della legge penitenziaria, il nuovo meccanismo assicura l’effettiva applicazione della decisione presa dal giudice che impone un termine per l’esecuzione. Non solo. Con le modifiche post-Torreggiani, i detenuti che subiscono un trattamento disumano a causa del sovraffollamento possono ottenere uno sconto di pena o una riparazione. Di qui l’obbligo di attivare prima i rimedi interni e poi di rivolgersi a Strasburgo tanto più che – osserva la Corte – non ci sono prove che i nuovi strumenti non consentano un’adeguata riparazione alle vittime. La Corte, poi, pur chiarendo che sull’esecuzione delle sentenze della CEDU è competente il Comitato dei ministri, ha espresso un giudizio positivo sulle misure italiane ravvisando un miglioramento della situazione, con una diminuzione della popolazione carceraria

Le decisioni della Corte sono destinate, senza dubbio, a bloccare l’esame nel merito di 3.500 ricorsi già pendenti. Con un evidente effetto positivo sul carico di lavoro di Strasburgo. Resta da vedere, però, come risponderanno gli organi nazionali competenti di fronte a un boom di azioni risarcitorie.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/strasburgo-accende-i-riflettori-sulla-drammatica-condizione-dei-detenuti-in-italia.html

 

Scritto in: CEDU | in data: 26 settembre 2014 |
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La Corte di cassazione francese, nel parere n. 15010 reso il 22 settembre (Cour de cassation), dice sì alla possibilità di adozione da parte del partner di una coppia dello stesso sesso che ha fatto ricorso alla procreazione assistita all’estero. Nessuna frode alla legge per i giudici della Cassazione, con un via libera all’adozione in tutti i casi in cui vi sia un interesse superiore del minore. Era stato il Tribunale di Avignone a rivolgersi alla Suprema Corte a causa del contrastante quadro normativo. Da un lato, infatti, con la legge 17 maggio 2013 è stata consentita, in Francia, l’adozione a coppie dello stesso sesso ma, dall’altro lato, è rimasta in vigore la legge sulla procreazione assistita che ammette il ricorso a queste tecniche solo per le coppie eterosessuali. E’, quindi, ammissibile – si chiedeva il Tribunale di Avignone – l’adozione da parte della partner di una donna che ha fatto ricorso all’estero alla procreazione assistita? La Corte di cassazione, anche alla luce della giurisprudenza della CEDU, ha ammesso questa possibilità escludendo la configurazione di un caso di frode alla legge.

Si veda il rapporto del consigliere referendario (R1470007 def2_ ANO) e le conclusioni dell’avvocato generale (Conclu_avocatgénéral).

 

Scritto in: procreazione assistita | in data: 25 settembre 2014 |
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Ancora una volta la Cancelleria della Corte europea dei diritti dell’uomo è dovuta intervenire a smentire notizie apparse su gran parte della stampa italiana (Statement by the Registrar-1). Su molti quotidiani, siti internet e agenzie di stampa era stata pubblicata la notizia secondo la quale la Corte avrebbe adottato una decisione con la quale avrebbe dichiarato ricevibile un ricorso di Berlusconi e un’altra con la quale avrebbe respinto il ricorso relativo alla decadenza dell’ex Premier. Notizie del tutto infondate. Un controllo sul sito internet della Corte europea avrebbe chiarito che non esisteva alcuna decisione sul punto. Una realtà ignorata con la conseguenza che per la seconda nella sua storia la Cancelleria di Strasburgo ha dovuto precisare la realtà dei fatti e cioé che la Corte europea non ha ancora adottato alcuna decisione sui ricorsi presentati da Berlusconi attestando unicamente la ricezione del ricorso.

Alla prossima bufala!!

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/bufale-mediatiche-interviene-strasburgo.html

Scritto in: CEDU | in data: 25 settembre 2014 |

Le Nazioni Unite provano a regolamentare, con maggiore efficacia, le questioni attinenti ai debiti sovrani. Il 9 settembre, l’Assemblea generale ha adottato la risoluzione 68/304 relativa all’adozione di un quadro giuridico multilaterale per i processi di ristrutturazione del debito sovrano (N1453005). Il testo, voluto dal Gruppo dei 77 Paesi in via di sviluppo e dalla Cina, è stato approvato con 124 sì, 11 no e 41 astensioni. Tra i voti contrari, quello degli Stati Uniti che temono l’incertezza che potrebbe derivare dall’adozione del nuovo strumento internazionale.

Da tempo, precisa l’Assemblea generale nel Preambolo, la crisi del debito sovrano è diventata un problema ricorrente per gli Stati, con pericolose ripercussioni politiche ed economiche. Se certo dovrebbero essere privilegiate azioni preventive è anche necessario stabilire procedimenti volti a una ristrutturazione che non annienti lo Stato, mettendo a rischio la stabilità, non solo finanziaria, di determinate aree geografiche. In particolare – si legge nella risoluzione – i diritti sovrani di uno Stato, che riguardano anche le scelte per la ristrutturazione dei propri debiti sovrani, non devono essere bloccati o ostacolati da provvedimenti adottati da altri Stati. Di fronte alla volontà di uno Stato di ristrutturare il debito anche gli investitori privati, inclusi gli hedge funds, devono attendere. Il futuro testo convenzionale, che gli Stati sono chiamati a negoziare nella 69esima sessione dell’Assemblea generale, deve tenere conto della necessità per gli Stati in crisi di non subire eccessive ripercussioni negative in grado di far arenare anche i tentativi di una nuova crescita economica.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/largentina-chiama-in-giudizio-allaja-gli-stati-uniti.html

Scritto in: ONU | in data: 25 settembre 2014 |
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L’Italia fa ancora poco per combattere il traffico degli esseri umani e assicura una protezione limitata alle vittime. E’ un quadro tra luci e ombre quello che emerge dal primo rapporto, pubblicato il 22 settembre, del GRETA (GRETA_2014_18_FGR_ITA_w_cmnts_en), il Comitato che, nell’ambito della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani adottata a Varsavia il 16 maggio 2005 (qui il testo in italiano http://www.coe.int/t/dghl/monitoring/trafficking/Source/PDF_Conv_197_Trafficking_Italian.pdf), si occupa di monitorare lo stato di attuazione dell’accordo da parte degli Stati. L’Italia ha ratificato il testo e dato esecuzione con legge n. 108 del 2 luglio 2010. Nel rapporto si evidenziano i passi avanti soprattutto nella costruzione di un quadro normativo articolato, grazie alla ratifica della Convenzione e al recepimento, con il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24, della direttiva 2011/36/Ue  relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime, ma manca ancora una struttura di coordinamento che coinvolga congiuntamente le autorità pubbliche e le associazioni impegnate nel settore. Così come manca una strategia nazionale e un piano d’azione. Se sul fronte dello sfruttamento sessuale delle vittime della tratta le autorità nazionali hanno rafforzato gli sforzi per fronteggiare questa piaga, non altrettanto è stato fatto per bloccare il  traffico di bambini e di migranti. Troppi i ritardi nell’identificazione delle vittime, che dovrebbero godere di un permesso di soggiorno, e di un’adeguata assistenza soprattutto quando finiscono nelle maglie della criminalità. Tra le note critiche – si legge nel rapporto – la protezione limitate alle vittime che collaborano nelle indagini per scovare i trafficanti di esseri umani. Così, gli indennizzi alle vittime procedono a rilento e sono ancora troppo poche le condanne nei confronti dei trafficanti. In passato, anche l’Onu aveva evidenziato le criticità del quadro italiano (http://www.marinacastellaneta.it/blog/tratta-degli-esseri-umani-litalia-non-fa-abbastanza-per-combattere-lo-sfruttamento-del-lavoro.html).

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/traffico-di-esseri-umani-in-continuo-aumento-nellunione-europea.html

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 24 settembre 2014 |
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Vittoria delle compagnie aeree a Lussemburgo. La Corte di giustizia Ue, con una sentenza depositata il 18 settembre (causa C-487/12, vueling), ha dato il via libera a una pratica diffusa: ossia la vendita via internet di biglietti aerei, spesso a prezzi vantaggiosi che, però, non includono la registrazione del bagaglio in stiva. Una prassi sdoganata da Lussemburgo nel segno della libertà tariffaria. Con un preciso limite: i vettori, infatti, devono includere nel costo del biglietto il trasporto del bagaglio a mano. E’ stato il Tribunale amministrativo spagnolo a chiamare in aiuto Lussemburgo con un rinvio pregiudiziale sul regolamento n. 1008/2008 relativo alla prestazione di servizi aerei nella Comunità. Una cittadina spagnola aveva acquistato dal sito internet della compagnia Vueling Airlines alcuni biglietti, ma alla registrazione dei bagagli le era stato imposto il pagamento di 40 euro. L’Istituto per la tutela dei consumatori aveva comminato un’ammenda di 3mila euro alla compagnia aerea sul presupposto che il diritto spagnolo ammette la registrazione di una valigia senza costi supplementari. La Vueling aveva impugnato il provvedimento dinanzi ai giudici spagnoli che hanno chiamato in aiuto i colleghi Ue. Chiara la posizione degli eurogiudici: il regolamento n. 1008 non obbliga i vettori aerei a trasportare, senza ulteriori costi, i bagagli registrati, nell’ottica di garantire la libertà tariffaria e la concorrenza. A patto, però, che i vettori forniscano, con la massima trasparenza, le informazioni sul prezzo finale, indicando gli importi che si potrebbero aggiungere a quello fissato per il solo trasporto del passeggero, nonché i supplementi opzionali. Solo in questo modo – osserva la Corte – è raggiunto uno degli obiettivi prefissati ossia la possibilità per i passeggeri di comparare tariffe e servizi. Assicurata una comunicazione chiara sin dall’inizio del processo di prenotazione e un esplicito consenso da parte del cliente, il trasporto del bagaglio registrato può avvenire con il pagamento di un importo. D’altra parte, si tratta di un servizio non obbligatorio e non indispensabile per il trasporto aereo in sé. E’ vero che, in passato, la prassi commerciale delle compagnie aeree non prevedeva per la registrazione del bagaglio costi aggiuntivi, ma i modelli commerciali sono cambiati. Via libera, quindi, a tariffe scontate senza possibilità di registrare il bagaglio a meno che non venga versato un corrispettivo. Detto questo, però, la Corte restringe il perimetro della libertà di azione delle compagnie aeree che non possono imporre un supplemento di prezzo per il bagaglio a mano. In questi casi, infatti, si tratta di un elemento indispensabile del trasporto dei passeggeri che va incluso sempre nell’acquisto di un biglietto.

Scritto in: Corte di giustizia Ue | in data: 23 settembre 2014 |
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La Francia, senza alcuna autorizzazione del Consiglio di sicurezza, ha iniziato i bombardamenti sull’Iraq per fermare l’avanzata dell’Islamic State of Iraq and the Levant (Isis). Lo ha comunicato il Presidente François Hollande che ha deciso senza autorizzazione del Parlamento francese al quale si rivolgerà nei prossimi giorni. La decisione è stata presa – si legge in un comunicato dell’Eliseo – su richiesta delle autorità irachene (in realtà sembra più su quelle americane. Si veda, nella fotografia qui sotto, il dialogo tra il Ministro degli esteri francese Fabius e il Segretario di Stato Usa, Kerry). L’azione militare è aerea, senza impiego di truppe su terra e concentrata soprattutto nel nord-est dell’Iraq (declaration-du-president-au-sujet-de-l-irak). Neanche il Regno Unito si era spinto a tanto. Nel 2003, la Francia si era opposta all’intervento statunitense in Iraq sostenendo l’illegittimità dell’intervento in assenza di un’autorizzazione del Consiglio.

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La decisione francese segue quella degli Stati Uniti che hanno ottenuto il via libera del Congresso (Bill Text – 113th Congress (2013-2014) – THOMAS (Library of Congress) e che hanno iniziato i bombardamenti aerei da circa un mese effettuando 170 raid (Weekly Address). Con scarsi risultati visto che l’ISIL mantiene molte delle sue posizioni e continua gli eccidi della popolazione soprattutto cristiana.

Intanto, il Consiglio di sicurezza, in una riunione del 19 settembre, ha adottato una dichiarazione presidenziale con la quale chiede assistenza alla popolazione e la collaborazione con il Governo iracheno al fine di individuare  gli strumenti d’intervento più utili (Statement). Nel testo si esprime una forte condanna nei confronti delle organizzazioni terroristiche che operano in Iraq, Siria e Libano e si chiede di punire gli autori responsabili dei crimini nei confronti della popolazione.

Le posizioni degli Stati sono diversificate (Security Council). La Russia ha chiarito che ogni intervento in Siria deve avvenire con il consenso del Governo in carica. Dal canto suo, il Parlamento europeo, il 18 settembre, ha approvato una risoluzione sulla situazione in Iraq e in Siria e offensiva dell’IS inclusa la persecuzione delle minoranze (PE), con la quale invoca la protezione militare ai gruppi particolamente vulnerabili.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/isis-lonu-alla-ricerca-di-strumenti-per-fronteggiare-gli-stermini.html .

 

 

 

Scritto in: uso della forza | in data: 22 settembre 2014 |
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