Passa alla Corte di giustizia dell’Unione europea il chiarimento sull’articolo 24 del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, l’esecuzione e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale sostituito, da gennaio 2015, dal n. 1215/2012 e, in particolare, la questione se la contestazione pregiudiziale della giurisdizione effettuata in via subordinata ad altre questioni di rito, implichi un’accettazione della giurisdizione ai sensi del regolamento. La Corte di cassazione, sezioni unite civili, infatti, con ordinanza n. 15539 depositata il 27 luglio ha sospeso il procedimento in corso relativo a un caso di contraffazione e si è rivolta alla Corte Ue (15539_07_2016). La questione vede al centro una società a responsabilità limitata di Napoli che ha chiesto una sentenza di accertamento negativo di contraffazione di disegni e modelli di cerchi in lega per automobili nei confronti della BMW. La Cassazione ha sospeso il procedimento chiedendo agli eurogiudici di pronunciarsi sull’articolo 24 del regolamento n. 44 e di precisare il rapporto con l’articolo 82 del regolamento n. 6/2002 su disegni e modelli comunitari modificato dal n. 1891/2006 in base al quale, per le azioni derivanti dall’articolo 81 ossia di accertamento dell’insussistenza della contraffazione, la competenza va attribuita al giudice del domicilio del convenuto se è in uno Stato membro. Inoltre, la Suprema Corte ha colto l’occasione per chiedere a Lussemburgo di precisare l’orientamento evidenziato nella sentenza della Corte Ue del 25 ottobre 2012, causa C-133/11 e la possibile applicazione ad ogni azione di accertamento negativo di responsabilità per illecito, inclusa quindi la contraffazione di disegni comunitari, dei titoli di giurisdizione di cui all’articolo 5, par. 3 del regolamento n. 44.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 31 agosto 2016 |
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image_galleryUn utile aggiornamento che passa in rassegna le principali pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo che, più di altre, pongono questioni nuove e di interesse generale. E’ stato diffuso dalla cancelleria della Corte un documento che contiene una sintesi delle sentenze depositate nell’anno in corso e, in particolare, dal 1° gennaio al 15 giugno 2016 (Short_Survey_January_June_2016_ENG). Coperti tutti gli ambiti: da quelli procedurali a quelli legati ai singoli diritti, dal diritto alla vita all’equo processo, passando per il divieto di tortura, con un richiamo ai precedenti.

Diffuso anche un dossier tematico sulla giurisprudenza CEDU relativa ai rom che tiene conto anche dei casi pendenti (FS_Roma_ENG).

Scritto in: CEDU | in data: 30 agosto 2016 |
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Anche l’Estonia ha deciso di prendere parte al regolamento n. 1259/2010 del 20 dicembre 2010 sull’attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale (cosiddetto “Roma III”), relativo alle situazioni aventi carattere transnazionale, in vigore e applicato dal 21 giugno 2012 (qui il testo del regolamento http://www.marinacastellaneta.it/blog/in-gazzetta-il-regolamento-sulla-legge-applicabile-al-divorzio.html). Con decisione n. 2016/1366 del 10 agosto (Estonia), lo Stato membro dà il via libera alla sua partecipazione al regolamento Roma III che, per l’Estonia, sarà applicabile dall’11 febbraio 2018. Entro l’11 luglio 2017, intanto, lo Stato deve fornire le indicazioni sui requisiti di forma applicabili agli accordi sulla scelta della legge in linea con l’articolo 7, paragrafi da 2 a 4 e sulla possibilità di designare la legge applicabile ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 3, del regolamento n. 1259/2010.

Al regolamento Ue partecipano oggi 17 Stati: Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Ungheria, Lituania, Grecia ed Estonia (gli ultimi tre Stati si sono aggiunti strada facendo).

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/al-via-le-nuove-regole-ue-su-separazione-e-divorzio.html

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 29 agosto 2016 |
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Photo sinking ship2In vigore  anche per l’Italia dal 30 luglio 2016 il Protocollo sulla cooperazione in materia di prevenzione dell’inquinamento provocato dalle navi e, in caso di situazione critica, di lotta contro l’inquinamento del Mare Mediterraneo, adottato a La Valletta il 25 gennaio 2002 e in vigore sul piano internazionale dal 2004 (protocollo). La legge di ratifica con l’ordine di esecuzione del Protocollo (sono 15 gli Stati parti) era stata prevista con la legge del 3 maggio 2016 n. 79 (GU n. 121 del 25 maggio). Il Protocollo alla Convenzione di Barcellona si prefigge di monitorare le situazioni critiche mettendo in campo piani di emergenza comuni tra gli Stati anche per favorire azioni di recupero. In primo piano, il rafforzamento del sistema di notifiche sugli episodi di inquinamento per impedire un aggravamento della situazione e un sistema di accoglienza nei luoghi di rifugio per le navi in difficoltà che possono costituire una minaccia per l’ambiente marino.

Per lo stato delle ratifiche si veda il sito http://www.rempec.org/

Scritto in: ambiente | in data: 28 agosto 2016 |
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Gli aggiornamenti sul blog riprenderanno dopo la pausa estiva il 29 agosto. Buone vacanze a tutti

Scritto in: Senza categoria | in data: 5 agosto 2016 |

Il matrimonio contratto in via telematica secondo la legge straniera, tra un’italiana e un pakistano, supera il vaglio del limite dell’ordine pubblico. Di conseguenza, anche se i coniugi non sono presenti contestualmente nel luogo di celebrazione del matrimonio l’atto è valido. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 15343 depositata il 25 luglio 2016 (15343_07_2016). La vicenda aveva preso il via dal no opposto dall’ufficiale dello stato civile alla trascrizione per contrarietà all’ordine pubblico dell’atto di matrimonio tra i due richiedenti, sposatisi in via telematica. L’assenza della contestuale presenza dei nubendi impediva la configurazione di un matrimonio valido. Una tesi non condivisa dal tribunale adito dalla coppia e dalla Corte di appello. Il ministero dell’interno ha così impugnato la decisione dinanzi alla Cassazione che, però, ha confermato il giudizio della Corte di appello. Per la Suprema Corte, infatti, il matrimonio risulta valido ai sensi dell’articolo 28 della legge 218/1995 perché, quanto alla forma, è stato contratto secondo la legge del luogo di celebrazione del matrimonio e secondo la legge di uno dei due coniugi al momento della celebrazione. Ad accogliere una tesi diversa, si dovrebbe ritenere una contrarietà all’ordine pubblico tutte le volte in cui la legge straniera ha una disciplina diversa da quella italiana. Tra l’altro – osserva la Cassazione – il giudizio circa la compatibilità con l’ordine pubblico deve essere effettuato tenendo conto unicamente del nucleo essenziale dei valori dell’ordinamento italiano la cui deroga non è consentita “nemmeno dal legislatore ordinario interno” che non può  “modificare o alterare, ostandovi principi costituzionali inderogabili”. Tra l’altro, il limite dell’ordine pubblico opera solo con riguardo agli effetti dell’atto straniero, senza che sia previsto un sindacato contenutistico o di merito. A ciò si aggiunga che il matrimonio inter absentes è, seppure in via eccezionale, previsto nell’ordinamento italiano (articolo 111 del codice civile) e già in passato la Suprema Corte ha ammesso il ricongiungimento familiare di un coniuge che aveva contratto il matrimonio telefonico in presenza di testimoni.

Scritto in: diritto internazionale privato | in data: 5 agosto 2016 |
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Dal 2019 vita quotidiana semplificata per i cittadini interessati da questioni transfrontaliere. E’ stato pubblicato, infatti, sulla Gazzetta Ufficiale Ue L 200 del 26 luglio il regolamento che promuove la libera circolazione dei cittadini semplificando i requisiti per la presentazione di alcuni documenti pubblici nell’Unione europea e che modifica il regolamento (UE) n. 1024/2012 (regolamento) che, in via generale, salvo alcune norme, sarà applicabile dal 16 febbraio 2019. Grazie alle nuove disposizioni, con l’utilizzo di moduli standard multilingue, sarà assicurata un’effettiva circolazione di documenti come il certificato di nascita, l’atto di matrimonio, il certificato di morte, senza necessità di legalizzazione. Un netto miglioramento “dell’iter burocratico del cittadino europeo mobile”. In ogni caso, il regolamento riguarda unicamente l’autenticità dei documenti pubblici, con la conseguenza che gli Stati membri “continueranno ad applicare le norme nazionali sul riconoscimento del contenuto e degli effetti dei documenti pubblici rilasciati in un altro Paese dell’Unione”. Per quanto riguarda l’ambito di applicazione oggettivo, il futuro regolamento si occuperà unicamente di taluni documenti come quelli che certificano: la nascita, l’esistenza in vita, il decesso, il nome, il matrimonio, compresi la capacità di contrarre matrimonio e lo stato civile, il divorzio, la separazione legale e l’annullamento del matrimonio, le unioni registrate, compresi la capacità di contrarre un’unione registrata e lo stato di unione registrata, lo scioglimento di un’unione registrata, la separazione legale o l’annullamento di un’unione registrata, la filiazione, l’adozione, il domicilio e/o la residenza, la nazionalità, l’assenza di precedenti penali, il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni amministrative nello Stato membro di residenza e alle elezioni del Parlamento europeo. Sono esclusi i documenti pubblici rilasciati da un’autorità di uno Stato terzo e copie autenticate prodotte dalle autorità di uno Stato membro.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/passi-avanti-per-lapprovazione-del-regolamento-ue-sul-riconoscimento-dei-documenti-pubblici.html

Scritto in: libera circolazione | in data: 4 agosto 2016 |
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Solo ad alcune condizioni le misure restrittive della libertà personale possono essere equiparate a quelle privative come la detenzione. Con la conseguenza che, in questi casi, lo Stato che emette il mandato di arresto europeo è tenuto a decurtare dalla pena che il condannato deve scontare il periodo in cui il destinatario del provvedimento è stato sottoposto a misure come arresti domiciliari e braccialetto elettronico nello Stato di esecuzione. Lo ha chiarito la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza depositata il 28 luglio (C-294/16, C-294:16), con la quale, per la prima volta, Lussemburgo si è occupata della nozione di custodia ai sensi dell’articolo 26 della decisione quadro 2002/584 relativa al mandato di arresto europeo e alle procedure di consegna (recepita in Italia con legge n. 69/2005), come modificata dalla 2009/299 che rafforza i diritti processuali delle persone. E’ stato il Tribunale distrettuale di Lodz (Polonia) a rivolgersi alla Corte Ue per chiarire se, nel calcolare la pena detentiva pronunciata nei confronti di un proprio cittadino condannato a tre anni e due mesi di carcere, si dovesse tener conto del fatto che, a seguito dell’arresto dell’uomo nel Regno Unito, il condannato aveva subito una limitazione della libertà personale perché sottoposto agli arresti domiciliari per 9 ore durante la notte e all’obbligo di indossare il braccialetto elettronico. La Corte ha osservato che nella decisione quadro manca una nozione di custodia e che vi sono difficoltà interpretative dovute anche alla circostanza che la nozione varia a seconda delle differenti versioni linguistiche, ma ha stabilito che la nozione non può essere desunta dagli ordinamenti nazionali perché è propria dell’ordinamento Ue. Con la conseguenza che, tenendo conto delle finalità dell’atto Ue e di altre decisioni quadro, in via generale, le misure restrittive della libertà personale non possono essere equiparate a quelle privative come la detenzione. Detto questo, però, anche tenendo conto della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla nozione di diritto alla libertà personale che corrisponde all’articolo 6 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dell’articolo 52 par. 3 della Carta, la Corte di giustizia ha stabilito che, in taluni casi, alla luce di un accertamento concreto basato sulla tipologia, la durata, gli effetti e le modalità di esecuzione della misura considerata, quest’ultima, pur essendo qualificata come restrizione è da assimilare, proprio per la sua intensità, a una privazione della libertà. Così, il periodo va decurtato dal calcolo complessivo della pena rientrando nella nozione di custodia. Situazione che, però, non sembra alla Corte si sia realizzata nel caso in esame.

Scritto in: mandato di arresto europeo | in data: 3 agosto 2016 |
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Matrimoni e cronache nuziali sotto i riflettori sdoganati a Strasburgo se il reportage sulle nozze riguarda un personaggio pubblico, come un presentatore televisivo, e nell’articolo non ci sono elementi lesivi della reputazione. Con un passo indietro della privacy rispetto alla libertà di stampa. E’ la Corte europea dei diritti dell’uomo a stabilirlo con la decisione Sihler-Jauch e Jauch contro Germania adottata il 24 maggio e depositata il 16 giugno (SIHLER-JAUCH AND JAUCH v. GERMANY). Per Strasburgo, è vero che il matrimonio rientra nella nozione di vita privata, ma non va dimenticato che la sua celebrazione ha un lato pubblico e può avere un interesse generale se l’evento riguarda persone note e se la sua cronaca non serve solo a soddisfare la curiosità della collettività. E’ stato così respinto il ricorso di una coppia che si era rivolta alla Corte europea sostenendo che era stato violato l’articolo 8 della Convenzione dei diritti dell’uomo, che assicura il rispetto del diritto alla vita privata e familiare e l’articolo 1 del Protocollo n. 1 sul diritto di proprietà a causa della pubblicazione, su un magazine popolare, di alcune fotografie dell’evento. In primo grado, dinanzi alla Corte regionale di Amburgo, i coniugi avevano ottenuto 25mila euro per i danni derivanti dalla violazione dei diritti della personalità, ma poi il giudizio era stato ribaltato in forza dell’interesse della collettività a ricevere notizie. Questo ha spinto la coppia a rivolgersi a Strasburgo ritenendo che il rigetto della richiesta di risarcimento dei danni, da parte dei giudici interni, implicava una sorta di approvazione dell’articolo da parte delle autorità nazionali. Ma anche la Corte europea ha bocciato il ricorso, applicando gli standard consolidati nella propria giurisprudenza. E’ vero – osservano i giudici internazionali – che lo Stato ha un obbligo positivo funzionale a garantire la privacy degli individui, ma al tempo stesso va tutelata la libertà di stampa. Per la Corte, i giudici nazionali hanno raggiunto un giusto equilibrio tra i due diritti in gioco valutando il contributo al dibattito su una questione di pubblico interesse, il grado di popolarità del soggetto, la condotta precedente all’evento contestato, il contenuto, la forma e le conseguenze della pubblicazione, le circostanze nelle quali le fotografie sono state scattate. Il marito era un presentatore televisivo noto e al matrimonio avevano partecipato anche politici come il sindaco di Berlino. La cronaca del matrimonio, con l’elenco degli invitati, il menu, gli abiti non aveva una connotazione negativa e, quindi, nessun danno è stato portato alla reputazione del presentatore. Tra l’altro, prosegue la Corte, il diritto di cronaca non è certo limitato a questioni politiche o legate a fatti di cronaca nera, ma può ben riguardare eventi sportivi, artistici e popolari. Inoltre, nel caso in esame, le informazioni erano vere e non erano state contestate dalla coppia. Di qui l’arretramento della privacy rispetto alla libertà di stampa.

Scritto in: CEDU | in data: 2 agosto 2016 |
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Quasi sessanta milioni di civili costretti a lasciare le proprie abitazioni, la propria vita, i familiari a causa di conflitti di diverso genere. E’ questo l’allarmante dato messo in luce nel 12esimo rapporto annuale sulla protezione dei civili nei conflitti armati diffuso dal Segretario generale delle Nazioni Unite il 13 maggio (S/2016/447 s_2016_447) e trasmesso al Consiglio di sicurezza. Nodo principale l’impunità diffusa nei confronti degli autori di crimini contro i civili in particolare in Afghanistan, in Siria e nello Yemen, luoghi nei quali si verificano le più gravi violazioni del diritto internazionale umanitario sia da parte di attori statali sia non statali. Nel 2015 – si legge nel rapporto – in Afghanistan sono stati colpiti ben 11.002 civili, con 3.545 morti e 7.457 feriti, molti dei quali bambini. I giornalisti uccisi, nel complesso, sono stati 52. Pochi i dati positivi riguardo alle misure per la protezione dei civili e, soprattutto, alla punizione degli autori di crimini. Tra questi, l’azione avviata nei confronti dell’ex Presidente del Ciad Hissène Habré, primo caso di esercizio della giurisdizione universale in Africa.

Scritto in: diritto internazionale umanitario | in data: 1 agosto 2016 |
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