I giornalisti sono esposti, troppo di frequente, a ingerenze ingiustificate nello svolgimento della propria professione. E’ quanto risulta da uno studio del Consiglio d’Europa, presentato il 20 aprile, effettuato su un campione di 940 giornalisti in 47 Paesi membri del Consiglio e in Bielorussia (journalists). L’ingerenza più frequente – si legge nel rapporto – è la violenza psicologica costituita da un mix di intimidazioni, minacce e calunnie. Seguono poi le campagne di diffamazione a danno dei giornalisti, minacce fisiche, sorveglianza, intimidazioni della polizia. La metà dei giornalisti intervistati ha poi dichiarato “di non essere in grado di proteggere totalmente le proprie fonti”. Ben il 21% dei cronisti intervistati ha subito furti, confische o distruzione di beni legati all’attività professionale e il 19% è stato vittima di intrusioni nel sistema informatico e il 13% di molestie sessuali. Grave problema quello delle intimidazioni giudiziarie provocate molto spesso dalle leggi sulla diffamazione, evidentemente non in linea con gli standard internazionali.

Dallo studio, realizzato da Marilyn Clark e Anna Grech dell’Università di Malta con l’Associazione dei giornalisti europei, la Federazione europea dei giornalisti e dalle organizzazioni Index on Censorship, International News Safety Institute e Reporter senza frontiere, risulta che le minacce fisiche hanno colpito soprattutto i giornalisti che lavorano in Turchia e nel Caucaso meridionale.

Scritto in: libertà di stampa | in data: 12 maggio 2017 |
Parole Chiave: //