Custodia cautelare in carcere da utilizzare come extrema ratio e nel rispetto degli standard internazionali a tutela dei diritti umani. Lo chiede il Comitato europeo per la prevenzione della tortura nell’ultimo rapporto annuale pubblicato il 20 aprile (CPT) nel quale è chiaro che una delle cause del sovraffollamento carcerario, che procura poi condizioni disumane per i detenuti, è dovuto all’uso eccessivo della custodia cautelare provata dall’alta percentuale dei detenuti in questa condizione rispetto al numero complessivo dei detenuti. Di qui la richiesta, nel rapporto annuale che copre dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016, di un ricorso a misure alternative tra le quali arresti domiciliari, controllo con braccialetto elettronico, sequestro del passaporto e sorveglianza giudiziaria. Anche perché – ha precisato il Presidente del Comitato Mykola Gnatovskyy – gli effetti della custodia cautelare sono molto spesso devastanti sia per il mantenimento del posto di lavoro, sia per i legami familiari. Troppo lunghi, poi, di frequente, i periodi di custodia cautelare con la richiesta alle autorità nazionali di valutare con attenzione, caso per caso, l’effettiva sussistenza di un rischio di reiterazione del reato, di fuga, di inquinamento probatorio, di intralcio alla giustizia. Malgrado l’alto tasso di variabilità tra Stati e Stati, in media, il 25% dei detenuti non ha ancora subito una condanna definitiva, con un balzo in avanti della percentuale degli stranieri pari a circa il 20% del totale. In via generale, poi, i detenuti in attesa di giudizio sono posti in celle che portano a ritenere che le condizioni detentive sono disumani e degradanti. Senza trascurare la circostanza che spesso chi è sottoposto a custodia cautelare è soggetto a condizioni di isolamento. Dato positivo del 2016 la scelta di alcuni Paesi, come Austria, Finlandia, Principato di Monaco e Svezia, di consentire alla pubblicazione automatica dei rapporti del Comitato. Tra gli altri Stati che hanno fatto tale scelta Bulgaria, Lussemburgo, Moldava e Ucraina. Mancano tutti gli altri.

Scritto in: Consiglio d'europa | in data: 15 maggio 2017 |
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