Come affrontare l’immigrazione via mare operando nel rispetto delle regole internazionali ed europee? Se ne parlerà il 23 maggio a Taranto nella tavola rotonda “L’immigrazione irregolare nel mar Mediterraneo: aspetti giuridico-operativi” organizzata dalla Fondazione Marittima Michelagnoli e dal Dipartimento Jonico dell’Università di Bari. L’inizio dei lavori, ai quali parteciperanno esponenti dell’Università, della Marina Militare, della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza, è alle 16.00 presso la sala conferenze del Dipartimento Jonico, via Duomo 259.

Qui il programma Tavola Rotonda Immigrazione via mare

 

Scritto in: convegni | in data: 19 maggio 2017 |
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Se manca una connessione sostanziale e se la sovrapposizione tra il procedimento tributario e quello penale è limitata dal punto di vista temporale è certa la violazione del principio del ne bis in idem nei casi in cui un individuo sia sottoposto al doppio procedimento con riguardo allo stesso fatto. Lo ha chiarito la Corte europea dei diritti dell’uomo con la sentenza del 18 maggio relativo alla causa Johannesson e altri contro Islanda (ricorso n. 22007/11, CASE OF JOHANNESSON) che, da un lato, ha confermato l’obbligo di applicare il test in ordine all’esistenza di una connessione temporale e sostanziale sufficientemente stretta dei due procedimenti e, dall’altro lato, ha fornito un’interpretazione che in parte neutralizza o restringe fortemente la sua applicazione concreta.

L’azione a Strasburgo è stata avviata da due cittadini islandesi e da una società (il ricorso di quest’ultima è stato dichiarato irricevibile) al centro di un accertamento fiscale che aveva portato l’amministrazione tributaria a comminare ai due ricorrenti una sovrattassa. Dopo qualche mese era stato iniziato anche il procedimento penale per evasione fiscale conclusosi con una condanna a una misura detentiva (pena sospesa) e al pagamento di una multa. Per i ricorrenti il doppio procedimento era contrario all’articolo 4 del Protocollo n. 7 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che assicura il diritto a non essere processato o punito due volte per lo stesso reato. Una posizione che la Corte di Strasburgo ha condiviso, condannando l’Islanda. Chiarito che la sanzione e il procedimento tributario avevano, nella sostanza, natura penale e che i fatti contestati erano identici così come gli autori dell’illecito, la Corte precisa la portata della sentenza della Grande Camera nel caso A. e B. contro Norvegia  (case-of-a-and-b-v-norway) con la quale era stato chiarito che il principio del ne bis in idem non si applica se i due procedimenti sono strettamente legati dal punto di vista sostanziale e temporale in modo da realizzare un’integrazione tra le due azioni con la conseguenza che i due procedimenti ne formano uno unico. Nel caso Johannesson, la Corte ha accertato la mancanza dell’elemento della connessione temporale in quanto la sovrapposizione nei tempi era stata limitata perché i procedimenti si erano svolti in parallelo solo per un anno su una durata complessiva di 9. Non solo. Il procedimento penale si era svolto in modo autonomo anche sotto il profilo delle indagini e della raccolta e valutazione delle prove, in modo differente dal caso A e B. contro Norvegia in cui i fatti accertati in un procedimento erano stati utilizzati nell’altro e nel decidere la pena nel procedimento penale i giudici avevano tenuto conto della sanzione amministrativa.

Di qui la conclusione, nella sentenza Johannesson, dell’assenza di una connessione sostanziale e temporale “sufficientemente stretta” e l’evidente duplicazione del processo, con una chiara violazione del principio del ne bis in idem da parte dell’Islanda che ha imposto ai ricorrenti un pregiudizio sproporzionato.

Si vedano, tra gli altri, i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/nessuna-violazione-del-ne-bis-in-idem-se-alla-multa-si-affianca-il-ritiro-della-patente.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/market-abuse-e-ne-bis-in-idem-la-parola-a-lussemburgo.html.

Scritto in: CEDU | in data: 19 maggio 2017 |
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Il rispetto dei diritti umani e la tutela della civiltà giuridica della società ospitante possono legittimamente bloccare l’utilizzo di prassi che sono previste in una determinata religione ma confliggono con i valori del luogo in cui un cittadino di un altro Stato ha scelto liberamente di inserirsi. E’ la Corte di Cassazione, I sezione penale, a stabilirlo con la sentenza n. 2484/17 depositata il 15 maggio (24084:17). Un cittadino indiano “sikh” era stato condannato dal Tribunale di Mantova alla pena di 2mila euro di ammenda perché portava con sé un coltello. L’uomo si era rifiutato di consegnarlo sostenendo che il suo comportamento era conforme “ai precetti della sua religione, essendo egli un indiano sikh”. Di qui la condanna. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del condannato chiarendo che se la società multietnica deve favorire l’integrazione e il mantenimento della propria cultura di origine, favorendo il pluralismo sociale, ciò non può avvenire travalicando il limite invalicabile “costituito dal rispetto dei diritti umani e della società giuridica della società ospitante”. In particolare – osserva la Suprema Corte – sussiste un obbligo “per l’immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale in cui ha liberamente scelto di inserirsi” tanto più che in una società multietnica non si possono formare “arcipelaghi culturali confliggenti a seconda delle etnie che la compongono…ostandovi l’unicità del tessuto culturale e giuridico del nostro Paese che individua la sicurezza pubblica come un bene da tutelare”. Una conclusione in linea con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (sentenza Sahin contro Turchia e Eweida contro Regno Unito) secondo la quale sono conformi all’articolo 9 della Convenzione europea che assicura il diritto alla libertà di religione talune restrizioni stabilite per legge se costituiscono misure necessarie in una società democratica “per la protezione dell’ordine pubblico e per la protezione dei diritti e delle libertà altrui”.

Scritto in: diritti dei migranti | in data: 19 maggio 2017 |
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