L’Avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea Bot, il 17 maggio, ha depositato le conclusioni sul primo caso arrivato a Lussemburgo sull’applicazione del regolamento n. 650/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni e all’accettazione e all’esecuzione degli atti pubblici in materia di successioni e alla creazione di un certificato successorio europeo, relative alla causa C-218/16 (C-218:16).

A rivolgersi alla Corte di giustizia, i giudici polacchi alle prese con una controversia tra uno studio notarile polacco e una cittadina polacca, madre di due bambini nati dal matrimonio con un cittadino tedesco con il quale la donna era comproprietaria di un immobile situato in Germania, luogo di residenza della famiglia. La donna, nel redigere un testamento, aveva chiesto di predisporre un trasferimento del diritto di proprietà sull’immobile in Germania a seguito della sua morte attraverso un legato per rivendicazione. Un impiegato del notaio si era rifiutato di redigerlo perché non previsto dalla legge tedesca e questo malgrado la donna avesse scelto come legge da applicare alla successione quella polacca. Il Tribunale polacco al quale la donna si era rivolta ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea  un chiarimento sugli articoli 1, paragrafo 2, lettera k), 1, paragrafo 2, lettera l), o 31 del regolamento n. 650/2012 e, in particolare se possano essere negati gli effetti reali di un legato per rivendicazione (legatum per vindicationem), previsto dalla legge applicabile alla successione, “qualora tale legato concerna il diritto di proprietà di un bene immobile situato in uno Stato membro la cui legislazione non conosce l’istituto del legato per rivendicazione ad effetti reali diretti”. Per l’Avvocato generale Bot, alla luce dell’obiettivo del regolamento, il notaio di uno Stato membro non è autorizzato a rifiutarsi di riconoscere gli effetti reali del legato per rivendicazione previsto dallo statuto successorio di un Paese Ue quando i legati conducono alla costituzione di un diritto di proprietà di un immobile situato in uno Stato membro del quale la legge non conosceva l’istituto del legato con effetti reali. Sul punto, l’Avvocato generale ricorda che alcuni Stati, come i Paesi Bassi, che non prevedevano il legato per rivendicazione hanno modificato le disposizioni in materia di iscrizione per consentire la registrazione del diritto di proprietà previsto in un certificato successorio europeo e dare effettiva attuazione alla legge scelta. Adesso la parola alla Corte di giustizia.

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile | in data: 2 giugno 2017 |
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L’Unione europea non più spettatrice passiva dei recenti effetti negativi della globalizzazione, ma soggetto in grado di gestirla e e orientarla per tutelare i cittadini europei. Con quest’obiettivo, la Commissione europea ha adottato, il 10 maggio, un documento di riflessione sulla gestione della globalizzazione (COM(2017)240, COM-2017-240). In primo luogo, nel documento, è esaminato il quadro storico: dalla prima ondata della globalizzazione nel 1900 a cui è seguito il protezionismo nel 1921, passando per la seconda ondata dopo la Seconda guerra mondiale per arrivare alla terza fase che ha preso il via dalla caduta del muro di Berlino e dalla crisi asiatica nel 1996, attraversata in tutto il mondo dalla crisi finanziaria mondiale del 2008. La Commissione, poi, passa a tracciare la fisionomia che la globalizzazione dovrebbe assumere nel 2025. Bruxelles parte dalla constatazione che la globalizzazione ha avuto effetti positivi tenendo conto che ogni giorno un numero crescente di persone esce dalla povertà nel mondo, ma individua le profondi disparità create con “gli effetti positivi che non sono equamente distribuiti fra le diverse popolazioni e regioni”. Bruxelles mira a una globalizzazione efficiente con un miglioramento delle prassi sociali e del lavoro e la tutela dell’ambiente, non solo attraverso la lotta contro i cambiamenti climatici. L’azione sul fronte esterno non dovrà mirare unicamente alla stipulazione di accordi internazionali, ma dovrà comportare l’adozione di strumenti di difesa commerciale perché l’Unione europea è il mercato più aperto del mondo soprattutto nel settore degli appalti pubblici, ma non sempre si giova di comportamenti reciproci da parte di Stati extra Ue. Tra gli interventi ritenuti necessari, anche quelli sulla giustizia, con l’individuazione, entro il 2017, di un elenco di giurisdizioni non cooperative e con l’adozione di strumenti più efficaci per fronteggiare l’elusione fiscale esterna.

Scritto in: Unione europea | in data: 2 giugno 2017 |
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