Uno strumento per accelerare le indagini che, soprattutto in materia di lotta al terrorismo, è di fondamentale importanza per combattere i fenomeni criminali nello spazio Ue. Si tratta della direttiva 2014/41/UE relativa all’ordine europeo di indagine penale (OEI) che permetterà una rapida acquisizione delle prove oltre frontiera, in vigore dal 22 maggio 2017. Malgrado l’importanza dell’atto Ue, però, non tutti gli Stati hanno rispettato i termini di recepimento. Dall’analisi della Commissione risulta che solo Belgio e Francia hanno recepito in tempo la direttiva, mentre molti Paesi stanno concludendo l’iter di attuazione. Il Governo italiano, delegato in base alla legge 9 luglio 2015 n. 114 (legge di delegazione europea 2014) ad adottare la normativa interna di recepimento, ha approvato il testo del decreto legislativo che è in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

L’ordine europeo di indagine ha al centro il principio del riconoscimento automatico, con l’obbligo per le autorità nazionali di dare seguito alla richiesta proveniente da un altro Stato Ue con le stesse modalità applicabili previste per le istanze interne. L’atto copre l’intero iter di raccolta delle prove: dal sequestro probatorio al trasferimento delle prove, con una riduzione e un taglio agli oneri burocratici grazie all’utilizzo di un unico modulo standard tradotto nella lingua dello Stato di esecuzione. Garantito il rispetto dei diritti fondamentali della difesa con l’obbligo, per ogni ordine europeo d’indagine, di emissione o convalida da parte dell’autorità giudiziaria e con la possibilità per la parte di impugnare i provvedimenti. Tra gli elementi positivi della direttiva – osserva la Commissione europea – la sostituzione dell’attuale “quadro frammentato per l’acquisizione delle prove” con “uno strumento globale di ampia portata”. Termini ridotti all’osso: entro 30 giorni dalla richiesta, gli Stati membri dovranno decidere se dare seguito alla richiesta e, in caso positivo, entro 90 giorni dovranno procedere all’attuazione effettiva della richiesta. Il rifiuto è circoscritto alle condizioni indicate nella direttiva. 

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/ordine-europeo-di-indagine-penale-e-nuove-regole-sulla-confisca-pubblicate-due-direttive.html

Scritto in: cooperazione giudiziaria penale | in data: 7 giugno 2017 |
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La Corte europea dà seguito alla richiesta degli Stati parti alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che, nel corso della Conferenza di Bruxelles del 2015, avevano chiesto di modificare il contenuto della comunicazione del giudice unico che si pronuncia sui casi che appaiono prima facie irricevibile, in linea con il Protocollo n. 14, con il semplice invio di una lettera senza motivazioni. Ed invero, se da un lato il sistema ha permesso di smaltire in tempi rapidi l’arretrato, è anche vero che per i ricorrenti era insoddisfacente ricevere una lettera con la quale si comunicava semplicemente il rigetto della domanda. Un sistema, d’altra parte, che presentava anche dubbi circa la compatibilità stessa con i principi del giusto processo. Ora la Corte, almeno in parte, volta pagina. Dal 1° giugno, infatti, cambia il sistema di comunicazione delle decisioni del giudice unico. Il ricorrente riceverà la comunicazione in una delle lingue ufficiali della Corte e firmata dal giudice unico, accompagnata da una lettera nella lingua nazionale del ricorrente, con un richiamo ai motivi specifici che hanno spinto il giudice a dichiarare il ricorso irricevibile, salvo nei casi in cui nel ricorso siano presenti numerosi motivi di irricevibilità (new system).

Scritto in: CEDU | in data: 7 giugno 2017 |
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