La rettificazione di un atto di nascita di un bimbo nato all’estero da una coppia di cittadine italiane, emesso dalle autorità inglesi, non è contraria all’ordine pubblico. Con una sentenza tutta declinata nel segno dell’interesse superiore del minore e su quanto affermato in atti internazionali, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo alla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo passando per la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la Corte di Cassazione, prima sezione civile, con la pronuncia n. 14878/17 depositata il 15 giugno (14878) ha dato ragione, in sostanza, a una coppia di cittadine italiane, coniugate nel Regno Unito che avevano impugnato l’ordinanza della Corte di appello di Venezia. Quest’ultima aveva negato la rettificazione dell’atto di nascita del figlio minore nato da una delle due donne attraverso la fecondazione assistita all’estero. L’ufficio britannico aveva chiarito che la registrazione del minore doveva avvenire indicando che il bimbo era figlio di entrambe le ricorrenti. L’ufficiale di stato civile aveva respinto l’istanza di rettificazione. Una scelta condivisa dal Tribunale e dalla Corte di appello di Venezia. Per i giudici, infatti, la rettificazione sarebbe stata contraria all’articolo 16 della legge n. 218 e, quindi, all’ordine pubblico internazionale. Una conclusione bocciata dalla Cassazione. Per la Suprema Corte, infatti, la contrarietà all’ordine pubblico va valutata tenendo conto non solo dei principi costituzionali ma anche di atti internazionali, inclusa la Convenzione europea dei diritti dell’uomo come interpretata dalla Corte di Strasburgo che, a più riprese, ha riconosciuto il diritto delle coppie dello stesso sesso a una vita familiare. Per quanto riguarda poi l’interesse del minore, la stessa Corte europea ha sancito la necessità che sia sempre assicurata la preminenza del suo interesse da valutare nel caso concreto, così come “il diritto al riconoscimento e alla continuità delle relazioni affettive, anche in assenza di vincoli biologici ed adottivi con gli adulti di riferimento, all’interno del nucleo familiare”. Di conseguenza, l’ordine pubblico non può essere applicato in modo automatico senza considerare l’interesse del minore e la relazione genitoriale. Così, per la Cassazione, la trascrizione non è contraria all’ordine pubblico e gli uffici dello stato civile devono provvedere alla rettificazione come da indicazioni del documento inglese.

Scritto in: diritto internazionale privato | in data: 16 giugno 2017 |
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La disparità di genere la fa ancora da padrone nel mondo del lavoro. Saremo pure nel 2017, ma a leggere il rapporto dell’Internationl Labour Organization sulle prospettive occupazionali e sociali mondiali. tendenze del lavoro femminile nel 2017 (“World Employment and Social Outlook. Trends for Women 2017” wcms_557245) sembra di fare un balzo, in alcuni casi, nel Medioevo. Minori possibilità di accesso all’impiego e qualità delle condizioni di lavoro di gran lunga inferiori, con un tasso di attività delle donne che è del 49%, inferiore di 27 punti percentuali rispetto agli uomini e con un livello di disoccupazione più alto con le donne che arrivano al 6,2%. Che vuol dire una differenza di 0,7 punti rispetto al tasso maschile a quota 5,5%. Un quadro allarmante. Per fronteggiare questo scenario che rischia di peggiorare, l’International Labour Organization chiede agli Stati di abbattere le barriere contro le quali si scontrano le donne soprattutto nei Paesi dell’Africa del Nord, negli Stati arabi e nell’Asia del sud e di mettere in campo misure per migliorare l’uguaglianza delle condizioni di lavoro. Nell’agenda dei prossimi anni interventi per favorire la promozione della parità della remunerazione per lavori di uguale valore, la rimozione delle cause che portano alla segregazione occupazionale e settoriale. Con un ruolo centrale delle istituzioni anche per la lotta alle molestie sul luogo di lavoro.

Scritto in: discriminazione | in data: 16 giugno 2017 |
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