Continua la strage di civili in Siria, ma contro Bashar al-Assad l’Onu non può fare altro che adottare una risoluzione non vincolante che è un chiaro segno del fallimento delle Nazioni Unite e del differente trattamento di situazioni che sono pressoché identiche. Di fronte a oltre 5.400 morti, a un numero imprecisato di desaparacidos, a 25.000 rifugiati, come attestato dall’Alto Commissario dei diritti umani dell’Onu Navi Pillay nella sua relazione del 13 febbraio (http://www.ohchr.org/en/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=11820&LangID=E) e ai venti di guerra che soffiano anche verso il Libano e l’Iran, l’Onu non  può fare nulla di più che chiedere la cessazione delle sistematiche violazioni dei diritti umani e ad Assad di fermarsi. Il veto opposto da Cina e Russsia, che sono corsi subito in aiuto del “collega” Assad  e che guardano con molta preoccupazione alle proprie tasche e ai mancati entroiti che potrebbero derivare da un embargo di armi, ha impedito al Consiglio di sicurezza di adottare una risoluzione vincolante ed efficace, passando così la parola all’Assemblea generale. La risoluzione Onu, con la quale l’Assemblea ha chiesto la cessazione dell’uso della forza, degli attacchi ai giornalisti, delle violenze sessuali  e delle azioni violente contro bambini, dei crimini contro l’umanità, è stata adottata con 193 sì, 12 no e 17 astenuti (il testo definitivo non è stato ancora diffuso, qui quello della proposta http://www.new-york-un.diplo.de/Vertretung/newyorkvn/en/__pr/press-releases/2012/20120216-syria-resolution-ga.html?archive=2984636, mentre sulle diverse posizioni degli Stati in sede di voto si veda http://www.un.org/News/Press/docs/2012/ga11207.doc.htm. Il video a quest’indirizzo http://www.unmultimedia.org/tv/webcast/2012/02/97th-plenary-meeting-general-assembly.html). La risoluzione ricalca il testo bocciato in Consiglio con il determinante contributo di Russia e Cina (http://www.un.org/News/Press/docs/2012/sc10536.doc.htm) e punta a rafforzare il Piano d’azione della Lega araba del 30 ottobre 2011 e la decisione del 12 febbraio 2012 con cui la Lega araba (http://www.arableagueonline.org/) ha chiesto la liberazione dei detenuti, il ritiro delle forze armate dalla città di Homs, l’ingresso di osservatori della Lega araba e della stampa internazionale.

Intanto, al fianco di Assad, oltre alla Cina e Russia, che certo non vogliono perdere un prezioso acquirente di armi, si è schierato anche l’Iran: dai servizi segreti americani arrivano i primi allarmi per l’infiltrazione di terroristi di al-Qaeda, mentre si prepara la farsa del referendum sulla nuova costituzione del 26 febbraio 2012 dietro il quale, come massima espressione di democrazia, si trincera il governo di Assad.

L’Unione europea, dal canto suo, ha  rafforzato le misure restrittive ampliando gli elenchi delle persone destinatarie  di sanzioni con il regolamento di esecuzione n. 55/2012 del 23 gennaio 2012 che attua l’articolo 33, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 36/2012 concernente misure restrittive in considerazione della situazione in Siria (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2012:019:0006:0009:IT:PDF) e con la decisione di esecuzione n. 2012/37/PESC del 23 gennaio 2012 (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2012:019:0033:0036:IT:PDF).

Qui il testo del regolamento del 18 gennaio 2012 n. 36/2012 (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2012:016:0001:0032:IT:PDF)

Scritto in: conflitto interno, ONU | in data: 22 febbraio 2012 |
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Dopo anni di conflitti, non del tutto cessati, il Sud Sudan conquista un’indipendenza effettiva e dal 9 luglio è ente sovrano, nato dalle macerie di un feroce conflitto civile terminato (?) con la firma del Comprehensive Peace Agreement del 2005 (http://unmis.unmissions.org/Portals/UNMIS/Documents/General/cpa-en.pdf) tra il Governo del Sudan e il People’s Liberation Movement e il People’s Liberation Army. L’accordo, che ha segnato la conclusione della guerra civile tra nord e sud, indicava la strada per l’indipendenza del Sud, passata attraverso il referendum del gennaio 2011. Ma il controllo del territorio (molto ricco) e i rapporti con Kartoum restano difficili e, certo, il Presidente Salva Kiir Mayardit dovrà coniugare sicurezza e tutela dei diritti fondamentali per assicurare una vera democrazia nel nuovo Stato che ha come capitale Giuba e che ha approvato la Costituzione transitoria il 7 luglio (http://www.goss.org/).

Intanto, il Consiglio di sicurezza, l’8 luglio, con risoluzione n. 1996 ha disposto l’istituzione della missione Onu per per la Repubblica del Sud Sudan (UNMISS, http://www.new-york-un.diplo.de/Vertretung/newyorkvn/en/__pr/Press_20releases/PM__2011/110708_20RES_20on_20UNMISS.html?archive=2990092) che avrà, almeno per il momento, una durata di un anno e sarà costituita da personale civile, di polizia e militare. L’obiettivo è rafforzare il Governo del Sudan del Sud che ha avviato le procedure per l’ammissione all’ONU e che si trova alle prese con continui conflitti con diversi gruppi armati, oltre a dover fronteggiare le pretese di al-Bashir, che ha partecipato alle cerimonie del 9 luglio malgrado l’incriminazione da parte della Corte penale internazionale, sulla ricchissima regione di Abyei.

Scritto in: conflitto interno | in data: 9 luglio 2011 |
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