L’Assemblea degli Stati parti alla Corte penale internazionale chiede l’adozione di misure per rendere effettivo il sistema di riparazione alle vittime predisposto nello Statuto della Corte penale internazionale (articolo 75). Con la risoluzione adottata il 20 dicembre 2011 (ICC-ASP/10/Res.3, http://www.icc-cpi.int/iccdocs/asp_docs/ASP10/Resolutions/ICC-ASP-10-Res.3-ENG.pdf, l’Assemblea ha posto l’accento sui ritardi che pesano sul funzionamento della Corte che non ha a propria disposizione i criteri utili a quantificare la riparazione alle vittime. Un principio – ha precisato la Corte – deve essere ribadito: gli Stati non possono utilizzare propri beni per riparare danni alle vittime che è un obbligo degli autori dei crimini.  L’Assemblea ha anche chiesto di rafforzare il sistema di cooperazione con gli Stati per individuare dei modelli che permettano un maggiore dialogo tra Stati e team della difesa (ICC-ASP/10/2, http://www.icc-cpi.int/iccdocs/asp_docs/ASP10/Resolutions/ICC-ASP-10-Res.2-ENG.pdf).

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 24 gennaio 2012 |
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La Corte penale internazionale ha respinto l’appello presentato dal Kenya contro la decisione della Pre-Trial Chamber del 30 maggio 2011 con la quale era stato dato il via al procedimento contro alcuni imputati accusati di crimini contro l’umanità commessi durante le violenze in Kenya nel 2007-2008, dopo le elezioni.

Con la sentenza del 30 agosto 2011 (ICC-01/09-02/11, http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc1223134.pdf) la Camera d’appello non solo ha confermato le conclusioni dei giudici di primo grado, ma ha anche fornito importanti precisazioni sul rapporto tra Corte penale internazionale e tribunali interni, chiarendo la corretta interpretazione della nozione di complementarietà e la responsabilità primaria degli Stati nell’esercizio della giurisdizione per crimini. Per la Camera, il Kenya non ha dimostrato che dinanzi alle proprie autorità inquirenti era in corso un’indagine riguardante non solo gli stessi fatti, ma anche le stesse persone, con ciò escludendo la possibilità che la Corte penale si potesse privare dell’esercizio della giurisdizione a vantaggio dei tribunali nazionali. E’ vero che, in base all’art. 17 dello Statuto un caso deve essere dichiarato improcedibile se sulla stessa vicenda è in corso un’indagine o un processo dinanzi a uno Stato che ha la giurisdizione, ma ciò soltanto nei casi di identità di persone e fatti.

Scritto in: Corte penale internazionale, crimini contro l'umanità | in data: 1 settembre 2011 |
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La Pre-Trial Chamber, con decisione del 27 giugno (ICC-01/11, doc1099314) ha accolto l’istanza del Procuratore Moreno Ocampo e ha stabilito che vi sono indizi ragionevoli per processare Gheddafi, suo figlio Saif e il capo dei servizi segreti Al-Senussi per crimini contro l’umanità. In particolare, i crimini sarebbero stati commessi tra il 15 e il 21 febbraio 2011, all’interno di un sistema repressivo organizzato anche attraverso il totale controllo dei media. Per la Corte, i crimini come omicidio e persecuzioni su vasta scala sono stati perpetrati nell’ambito di attacchi ampi e sistematici contro la popolazione civile.

La Camera ha chiesto agli Stati di procedere all’arresto e alla consegna di Gheddafi, secondo capo di Stato, dopo il sudanese al-Bashir (ancora libero), ad essere colpito da un provedimento di arresto.

si veda il post del 1° marzo e l’articolo sulla newsletter di giugno.

Scritto in: Corte penale internazionale, crimini contro l'umanità | in data: 27 giugno 2011 |
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Gheddafi alla sbarra per i crimini commessi contro la popolazione civile in Libia. Lo chiede il Consiglio di sicurezza che, a 15 giorni dall’inizio della rivolta contro il regime dittatoriale di Gheddafi e la strage di civili in Libia, è intervenuto con la risoluzione 1970 adottata all’unanimità il 26 febbraio 2011 (http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N11/245/58/PDF/N1124558.pdf?OpenElement), non solo disponendo l’embargo di armi nei confronti della Libia, ma anche con misure ad hoc verso Gheddaffi e alcuni componenti della sua famiglia. Il piatto forte è in ogni caso la richiesta di intervento della Corte penale internazionale, in base all’articolo 16 dello Statuto della Corte: il Consiglio ha deferito la situazione libica all’Aja e ha chiesto all’organo giurisdizionale penale internazionale di avviare indagini sulla situazione libica e di fare luce  e individuare i responsabili dei crimini nei confronti di cittadini libici commessi a partire dal 15 febbraio. E’ la seconda volta, nella sua storia, che il Consiglio decide il deferimento alla Corte penale internazionale: il primo intervento, che non ha incassato molti successi, risale al 2005 con la risoluzione 1593 (http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N05/292/73/PDF/N0529273.pdf?OpenElement) allorquando l’Onu aveva chiesto indagini sui crimini contro l’umanità in Darfur. In quell’occasione, la Corte, investita della questione, aveva emesso un mandato di cattura (per la verità caduto nel vuoto) nei confronti del Presidente sudanese al-Bashir che è rimasto al suo posto e non ha rinunciato a numerosi spostamenti, senza alcuna cooperazione delle autorità giudiziarie di altri Stati nell’esecuzione dell’arresto.

Da segnalare la svolta dell’amministrazione Usa che si era astenuta al momento dell’adozione della risoluzione su al-Bashir e che ha invece votato a favore della risoluzione 1970, anche se è certo da ricondurre agli Stati Uniti la specificazione che gli Stati non parti allo Statuto non hanno alcun obbligo in base al Trattato istitutivo della Corte e che i costi della Corte non possono essere addebitati alle Nazioni Unite. Dopo la risoluzione del Consiglio, il Procuratore della Corte penale ha avviato un’indagine preliminare sulle vicende libiche (http://www.icc-cpi.int/NR/exeres/C8477489-2441-473F-87AC-B7DBACF31C5C.htm). Prima del Consiglio di sicurezza, anche il Consiglio per i diritti umani era intervenuto con l’adozione di una risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Libia, approvata il 25 febbraio 2011 (A/HRC/S-15/2,  http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/specialsession/15/index.htm).

Il Consiglio di sicurezza ha anche deciso, con la risoluzione 1970, il congelamento dei beni di Gheddafi e dei suoi 5 figli, mentre non è stato raggiunto un accordo sull’istituzione di una no-fly zone. Per monitorare l’attuazione effettiva delle misure, il Consiglio ha predisposto l’istituzione di un Comitato che potrà designare altri destinatari di misure come il congelamento dei beni, da aggiungere a quelle incluse nell’elenco dell’allegato II.

A rimorchio del Consiglio di sicurezza, in grave ritardo, anche l’Unione europea si è decisa a intervenire, dopo giorni di paralisi, di frasi di circostanza e di mancati interventi con misure effettive che mostrano, ancora una volta, l’incapacità dell’Unione europea nell’affrontare crisi internazionali anche quando gli scenari di guerra sono a due passi dai confini degli Stati membri. Nel corso del Consiglio Ue su trasporti, telecomunicazioni ed energia (sic!) del 28 febbraio sono state predisposte sanzioni come il congelamento di beni nei confronti del leader libico, dei suoi familiari e di altri ufficiali (http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/trans/119531.pdf, p. 12).

La Corte penale internazionale ha ordinato alla Repubblica centroafricana l’arresto di Omar Al Bashir. In vista della visita del Presidente sudanese appresa da organi di stampa la Camera preliminare, con decisione del 1° dicembre  (ICC doc974606) ha chiesto alla Repubblica centroafricana di adottare tutte le misure necessarie ad arrestare Al Bashir e trasferirlo alla Corte e di rispettare così l’obbligo di cooperazione con la Corte penale fissato dall’articolo 86 dello Statuto. Il primo mandato di arresto nei confronti di Al Bashir è stato emesso il 4 marzo 2009 per crimini di guerra e contro l’umanità; il secondo il 12 luglio 2010 per genocidio.

Scritto in: Corte penale internazionale, crimini contro l'umanità, crimini di guerra, genocidio | in data: 3 dicembre 2010 |
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I giudici d’appello della Corte penale internazionale hanno annullato, l’8 ottobre (CPI), la decisione della Camera di primo grado (si veda il post del 10 luglio 2010) che aveva ordinato la sospensione del procedimento nei confronti di Lubanga e la sua liberazione. La Corte d’appello, che pure ha criticato il comportamento del Procuratore che non aveva adempiuto ad alcune ordinanze  della Camera di primo grado, ha ritenuto però che non era stato corretto l’immediato ricorso alla sospensione del procedimento poiché i giudici di primo grado avrebbero potuto disporre sanzioni per costringere il procuratore a conformarsi alle ordinanze. La Corte d’appello ha sottolineato l’importanza del ricorso allo strumento delle sanzioni per garantire lo svolgimento di un processo equo.

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 9 ottobre 2010 |
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Una vittoria del Presidente del Sudan Omar al-Bashir. Uno schiaffo alla Corte penale internazionale. Una sfida alla comunità internazionale. Sono le conseguenze del comportamento del Kenya, che pure ha ratificato lo Statuto della Corte con sede all’Aja, che ha ignorato il mandato di arresto internazionale emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di al-Bashir, accusato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, accogliendo per qualche giorno il Presidente del Sudan. Poche le reazioni sul piano politico. E pochi gli strumenti in mano alla Corte che ha inviato  al Consiglio di sicurezza una nota contenuta in una decisione del 27 agosto (http://www.icc-cpi.int/iccdocs/doc/doc930979.pdf) sulla violazione, da parte del Kenya, dell’obbligo di cooperazione con la Corte al quale sono tenuti gli Stati che hanno ratificato lo Statuto in base all’articolo 87 e, nel caso di al Bashir, in base alla risoluzione 1593 del Consiglio di sicurezza.

Scritto in: Corte penale internazionale, crimini contro l'umanità | in data: 30 agosto 2010 |
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Il progetto di legge francese sull’adattamento del codice penale francese allo Statuto della Corte penale internazionale, approvato il 13 luglio scorso, sarà sottoposto all’esame del Consiglio costituzionale su iniziativa di numerosi deputati http://www.assemblee-nationale.fr/13/ta/ta0523.asp. Tra le novità, l’inserimento nel codice penale di alcuni nuovi reati come l’incitamento al genocidio, l’ampliamento dei crimini di guerra e di quelli contro l’umanità. Fissate, inoltre, le modalità per l’esercizio della competenza extraterritoriale delle giurisdizioni francesi per i crimini di competenza della Corte penale, che secondo alcune organizzazioni non governative, pone eccessivi limiti all’esercizio della giurisdizione universale.

Scritto in: adattamento, Corte penale internazionale | in data: 25 luglio 2010 |
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Il Presidente del Sudan Omar al-Bashir è stato colpito da un secondo mandato di arresto internazionale, questa volta per genocidio. La Pre-Trial Chamber ha adottato una decisione, il 12 luglio 2010 (doc907142), con la quale la Camera ha affermato che ci sono ragionevoli motivi per credere che al-Bashir sia responsabile di 3 casi di genocidio che hanno riguardato 3 diversi gruppi etnici. Un primo mandato di arresto era stato emesso, per la prima volta nei confronti di un capo di Stato in carica, nel marzo 2009, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 13 luglio 2010 |
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La Corte penale internazionale  ha di nuovo disposto la sospensione del processo nei confronti di Thomas Lubanga Dyilo, accusato di crimini di guerra  anche per aver arruolato bambini soldato tra le Forze patriottiche per la liberazione del Congo doc906146.
L’8 luglio la Camera ha ordinato la sospensione del procedimento perché il Procuratore non ha eseguito le ordinanze della Corte minando l’equità del processo. Questo perchè la Camera aveva ordinato alla Procura di divulgare in modo confidenziale alla difesa alcune informazioni, ma l’ufficio dell’accusa non ha dato seguito alla richiesta. E’ la seconda volta che succede. Già il 16 giugno 2008 la Camera aveva disposto, per motivi analoghi, la sospensione del processo a Lubanga. Il nuovo stop fornirà nuovi argomenti ai detrattori della Corte penale internazionale, oltre ad allontanare i tempi della conclusione del processo.


Scritto in: Corte penale internazionale | in data: 10 luglio 2010 |
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