La Corte di cassazione francese frena sull’attribuzione di nomi che appaiono ridicoli e sono, quindi, in contrasto con la Convenzione di New York del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo. La scelta di attribuire un nome al proprio figlio come “Titeuf” – ha precisato la Cassazione con la sentenza n. 188 del 15 febbraio 2012, I sezione civile (http://www.courdecassation.fr/jurisprudence_2/premiere_chambre_civile_568/188_15_22260.html) – che potrebbe produrre conseguenze negative sul minore poiché si tratta di un nome ridicolo può essere impedita dai giudici di merito che la ritengono contraria all’articolo 3 della Convenzione di New York. In base a tale norma, infatti, tutte le istituzioni, le autorità amministrative, i tribunali, gli organi legislativi, devono considerare come preminente l’interesse superiore del minore, adottando ogni misura necessaria per garantire un’adeguata protezione.

Scritto in: diritti dei bambini | in data: 4 marzo 2012 |
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Un lungo elenco di promesse non mantenute, tra le quali ogni tanto fa capolino qualche dato positivo. E’ il quadro che risulta dal rapporto del Comitato sui diritti del fanciullo, che si occupa del monitoraggio dell’attuazione della Convenzione del 20 novembre 1989 (ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176), sulla situazione dei minori nel Paese, divulgato il 6 ottobre scorso (CRC/C/ITA/CO/3-4,United Nations). Molti gli interventi richiesti dal Comitato. Mancano, ad esempio, strutture pubbliche che consentano alle famiglie di avvalersi di luoghi educativi idonei per i bimbi in tenera età, con la conseguenza di un necessario ricorso a strutture private eccessivamente care. L’Italia resta indietro anche sul piano economico: ancora al palo l’adozione di una legislazione in materia di responsabilità sociale d’impresa, senza dimenticare che il progetto in discussione alla Camera e al Senato riserva poca attenzione ai diritti dei minori. Una situazione allarmante tanto più che i Paesi europei, inclusa l’Italia, permettono l’importazione di cotone da Stati in cui, per quest’attività, sono utilizzati bambini costretti a lavoro forzato. Richiesti interventi legislativi: l’Italia dovrebbe adottare, al più presto, una normativa idonea a eliminare ogni distinzione tra figli legittimi, legittimati, naturali e figli nati fuori del matrimonio e rimediare ai ritardi relativi alla mancata ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sullo status giuridico dei bambini nati fuori dal matrimonio.

Necessaria, inoltre, per il Comitato, l’adozione di una legge che vieti esplicitamente il ricorso a forme di punizione corporale poiché “molti genitori ancora considerano appropriato l’uso di schiaffi come strumento educativo”. E’ vero che sul punto si è già espressa la Corte di Cassazione, ma è necessaria un’apposita previsione normativa che codifichi espressamente il divieto. Così come va migliorata l’applicazione dell’articolo 12  della Convenzione in base al quale gli Stati sono tenuti ad assicurare che il fanciullo possa esprimere la propria opinione sulle questioni che lo interessano. La legge n. 54/2006 sull’affidamento condiviso prevede che il minore sia sentito nei casi di procedimenti di separazione, divorzio e affidamento, ma manca “un diritto esplicito del fanciullo di essere sentito in ogni procedimento civile, penale e amministrativo”.

Sul banco degli imputati anche i media che forniscono una rappresentazione negativa dei fanciulli, spesso trasmettendo immagini di minori come oggetto sessuale, soprattutto con riguardo alle giovani adolescenti. Una situazione negativa che si affianca a quanto già descritto dal Comitato sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne che, il 26 luglio 2011, aveva lanciato l’allarme sull’immagine delle donne trasmessa dai media italiani (CEDAW/C/ITA/CO/6).

Scritto in: diritti dei bambini | in data: 13 novembre 2011 |
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Punire chi pratica turismo sessuale. Impedire a coloro che hanno subito condanne per pedofilia di svolgere lavori che prevedano contatti con minori. Sanzionare i produttori ma anche gli utenti di videopedopornografici. Bloccare l’accesso a internet di siti pornografici riguardanti minori. Sono gli obiettivi fissati nella risoluzione del Parlamento europeo adottata il 27 ottobre, sulla proposta di direttiva relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pedopornografia, che abroga la decisione quadro 2004/68/GAI (risoluzione). Il testo, frutto di lunghe negoziazioni, passa adesso al Consiglio Ue che dovrebbe approvarlo entro fine anno. Oltre venti le tipologie di reato indicate nell’atto Ue: gli Stati dovranno prevedere come reato atti come il turismo sessuale anche se svolto in uno Stato extra Ue, a condizione che tale reato sia perpetrato da un cittadino comunitario, dovranno punire l’adescamento online, rimuovere i siti dal contenuto pedopornografico o impedirne l’accesso. Sono previste anche sanzioni minime armonizzate. Per gli atti sessuali nei confronti di minori la pena minima  non dovrà essere inferiore a 10 anni di reclusione. Stabiliti 3 anni di carcere per i produttori di siti pornografici che hanno come protagonisti minori e 1 anno per gli utenti.

Scritto in: cooperazione giudiziaria penale, diritti dei bambini | in data: 28 ottobre 2011 |

Il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha approvato, il 17 giugno, il Protocollo alla Convenzione sui diritti del fanciullo che consentirà a individui e organizzazioni non governative di presentare reclami al Comitato per i diritti del bambini nei casi di violazione della Convenzione. Il testo (G1113971) passa adesso all’Assemblea generale che dovrebbe approvarlo entro la fine dell’anno e consentire di colmare una lacuna nella salvaguardia dei diritti dell’uomo. La Convenzione, infatti, era l’unico trattato in materia di diritti umani a non avere un meccanismo di controllo generale sull’applicazione dei diritti della Convenzione. Con l’entrata in vigore del Protocollo, per la quale sono necessarie 10 ratifiche, gli individui avranno la possibilità di rivolgersi a un organo internazionale per far accertare la violazione di propri diritti garantiti dal testo adottato a New York nel 1989 e dai due Protocolli, uno riguardante la lotta alla pedopornografia e uno il divieto di reclutamento di bambini soldato. Prevista anche la possibilità di reclami interstatali. Alcune obiezioni sono state avanzate da Cina e Russia soprattutto per le scarse specificazione sulla nozione di individui che possono rivolgersi al Comitato.

Scritto in: diritti dei bambini | in data: 14 luglio 2011 |

Obiettivo scuole e ospedali. Con i bambini principali vittime di attacchi commessi in violazione del diritto internazionale. Il Rappresentante speciale per i bambini e i conflitti armati, Coomaraswamy, lo ha sottolineato nel rapporto annuale “Bambini e conflitti armati” del 23 aprile 2011 (N1127533) nel quale ha preso in esame 22 situazioni di conflitto (Afghanistan, Burundi, Repubblica Centro Africana, Ciad, Colombia, Costa d’avorio, Repubblica democratica del Congo, Haiti, India, Iraq, Libano, Myanmar, Nepal, Palestina, Israele, Pakistan, Filippine, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Thailandia del sud, Uganda e Yemen). “Molte infrastrutture scolastiche, nel 2010,- ha precisato Coomaraswamy –  sono state distrutte da individui armati e sia studenti sia educatori sono stati attaccati, minacciati e intimiditi”. Continua poi il fenomeno del reclutamento dei bambini soldati, utilizzati anche  in Iraq e Yemen. Se alcuni progressi sono stati compiuti in Sudan e Somalia, il 2010 resta comunque un anno tragico.

Il rappresentante speciale ha richiamato tutte le parti in conflitto a rispettare il diritto internazionale umanitario.

Scritto in: diritti dei bambini, diritto internazionale umanitario | in data: 30 maggio 2011 |

Restrizioni alla libertà personale per i minori di 18 anni limitate solo ai casi di assoluta necessità per tutelare la sicurezza della società. Utilizzo della mediazione, separazione dagli adulti in caso di reclusione, necessità di non interrompere i legami con la famiglia. Sono le linee guida tracciate in due recenti atti adottati nell’ambito del Consiglio d’Europa. Si tratta della Dichiarazione di Yeravan adottata il 20 ottobre (giustizia minorile) dal Consiglio consultivo dei procuratori europei relativa all’attività dei procuratori nel contesto della giustizia minorile, nella quale il Consiglio ha messo in evidenza taluni principi da applicare in questo settore, chiedendo agli Stati di predisporre una normativa che limiti il numero degli interrogatori delle vittime minorenni e di assicurare una riabilitazione sia degli autori di reati che hanno meno di 18 anni, sia delle vittime.

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, inoltre, il 17 novembre ha adottato le nuove linee guida sulla giustizia a favore dei minori nel settore penale, civile e amministrativo (2010cm147add2final). Una guida per i Governi degli Stati membri adottata anche a seguito di un’indagine condotta su 3.700 bambini in 25 Paesi che punta a garantire la dignità dei bambini, assicurare la presunzione d’innocenza nei casi che coinvolgono minorenni e la protezione della vita privata. Indispensabile, poi, un approccio multidisciplinare nell’interesse superiore del minore e garantire processi celeri.

Scritto in: Consiglio d'europa, diritti dei bambini | in data: 28 novembre 2010 |
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La conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato ha adottato la IV parte (http://www.hcch.net/upload/guide28enf-e.pdf) della Guida che raccoglie le buone prassi relative all’applicazione della Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 sulla sottrazione internazionale di minori, con l’obiettivo di facilitare l’attività delle autorità nazionali e degli operatori del diritto per assicurare l’effettiva realizzazione dell’interesse superiore del minore. La guida è disponibile in inglese e francese. Sono altresì disponibili, all’indirizzo web http://www.hcch.net le altre guide (parte I sulla prassi delle autorità centrali; parte II sulle misure di attuazione; parte III sulle misure preventive).

Scritto in: cooperazione giudiziaria civile, diritti dei bambini | in data: 2 novembre 2010 |
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E’ entrata in vigore, il 1° luglio, la Convenzione del Consiglio d’Europa del 25 ottobre 2007 per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali. La Convenzione si occupa di contrastare la violenza sui bambini anche in ambito familiare, del cosiddetto grooming e del turismo sessuale. Hanno ratificato la Convenzione Albania, Danimarca, Grecia, Paesi Bassi e San Marino. Mancano tutti gli altri, inclusa l’Italia che ha solo firmato il testo http://conventions.coe.int/Treaty/Commun/ChercheSig.asp?NT=201&CM=8&DF=02/07/2010&CL=ENG

Scritto in: Consiglio d'europa, diritti dei bambini | in data: 2 luglio 2010 |
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