Scritto in: diritto del mare | in data: 21 gennaio 2013 |
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L’inviato speciale delle Nazioni Unite per la pirateria, Jack Lang, ha presentato al Consiglio di sicurezza, il 25 gennaio 2011, una proposta per l’istituzione di tribunali speciali per processare i pirati (http://www.un.org/News/Press/docs//2011/sc10164.doc.htm). In particolare, secondo Lang, bisognerebbe creare due tribunali in Somalia anche per rafforzare il sistema penale di Mogadiscio e una corte con una giurisdizione extraterritoriale in Tanzania. La situazione – ha precisato l’inviato Onu – sta peggiorando non solo per le difficoltà che incontrano gli Stati nel processare i pirati, ma anche per i legami sempre più stretti tra pirateria e terrorismo.

Sul fronte degli interventi statali, è stato chiesto a tutti gli Stati di punire la pirateria e inserirla come reato nei propri ordinamenti. La Francia, il 5 gennaio 2011, ha adottato la legge  2011-13 relativa alla lotta alla pirateria in alto mare (http://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=JORFTEXT000023367866&dateTexte=&categorieLien=id). L’anno prima era stato il Belgio a promulgare una nuova legge sulla lotta alla pirateria marittima (http://www.ejustice.just.fgov.be/loi/loi.htm).

Scritto in: diritto del mare | in data: 30 gennaio 2011 |
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I tribunali italiani non hanno giurisdizione nei casi di favoreggiamento per l’ingresso illegale di extracomunitari via mare se l’inseguimento della nave che trasporta clandestini è iniziato al di fuori del mare territoriale. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sezione prima penale, con la sentenza 32960/10 depositata l’8 settembre 2010 (sen32960). Alla Suprema Corte si erano rivolti due condannati in primo e secondo grado ad otto anni di reclusione per aver consentito l’ingresso illegale nel territorio italiano di 63 extracomunitari, i quali contestavano le decisioni dei giudici di merito che, a loro avviso, avevano deciso nel merito malgrado il difetto di giurisdizione dell’autorità giudiziaria italiana perché la motonave sequestrata era turca e le navi erano state fermate al di fuori delle acque territoriali italiane. Una posizione condivisa dalla Corte di cassazione che ha annullato la sentenza. Per la Corte, infatti, il reato è stato consumato in aree sottratte alla giurisdizione italiana, oltre le 12 miglia marine. Né per i giudici di legittimità si poteva invocare la zona contigua perché la Turchia, stato della bandiera, «non ha mai aderito alla Convenzione di Montego Bay», disconoscendo, quindi, la natura consuetudinaria dell’istituto. Irrilevante anche il richiamo al diritto di inseguimento previsto dall’articolo 111 della Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare e il principio della presenza costruttiva, proprio perché l’inseguimento «non è iniziato nelle acque territoriali nazionali». Di conseguenza, per la Corte di Cassazione, i giudici italiani non avevano giurisdizione, ma essa doveva essere attribuita alla Turchia anche in ragione del principio della bandiera di cui all’articolo 97 della Convenzione di Montego Bay.

Scritto in: diritto del mare | in data: 26 ottobre 2010 |
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Le compagnie aeree Usa contestano la validità della direttiva 2003/87/Ce, modificata dalla 2008/101/Ce che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissione del gas ad effetto serra. Secondo le società che hanno presentato un ricorso alla Court of Justice Queen’s Bench Division, che poi si è rivolta alla Corte Ue (causa C-366/10 c_26020100925it00090010), la direttiva è in contrasto con diverse norme di diritto internazionale consuetudinario, in particolare sulla libertà di sorvolo dell’alto mare e sul divieto per gli Stati di assoggettare alla propria sovranità spazi di mare internazionale.

Scritto in: diritto del mare, Unione europea | in data: 25 settembre 2010 |
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