I pubblici ministeri, in Francia, non hanno indipendenza dall’esecutivo e quindi non possono essere considerati come autorità giudiziaria ai sensi dell’articolo 5, par. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Una sonora bocciatura del sistema della giustizia francese, quella pronunciata dalla Corte europea con la sentenza depositata il 23 novembre 2010 relativa al caso Moulin contro Francia (http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=25&portal=hbkm&action=html&highlight=&sessionid=62799236&skin=hudoc-fr) che è costata a Parigi una condanna per violazione della Convenzione. Alla Corte si era rivolta una donna che, arrestata per traffico di stupefacenti, lamentava di non essere stata condotta dinanzi a un giudice come previsto dall’articolo 5 della Convenzione secondo il quale «ogni persona arrestata o detenuta… deve essere tradotta al più presto dinanzi a un giudice o a un altro magistrato autorizzato dalla legge ad esercitare funzioni giudiziarie…». Le autorità francesi sostenevano che, poiché la donna era stata condotta dinanzi a un pubblico ministero, si poteva ritenere soddisfatto l’articolo 5 della Convenzione. Una posizione non condivisa dalla Corte, secondo la quale il pubblico ministero sottoposto all’esecutivo, come avviene in Francia, non può essere considerato come autorità giudiziaria tanto più che i procuratori non sono inamovibili e il potere disciplinare nei loro confronti è conferito al Ministro della giustizia.

Scritto in: CEDU, giustizia | in data: 29 novembre 2010 |
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Assegnazione dei casi secondo criteri predefiniti e necessità di garantire l’indipendenza esterna e interna della magistratura. Anche il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa scende in campo per rafforzare la tutela della magistratura in tutta Europa. Dopo l’adozione della Magna Carta (v. il post del 28 novembre), il Comitato dei Ministri ha adottato, il 17 novembre 2010, la raccomandazione sull’indipendenza, l’efficienza e le responsabilità dei giudici (CMRec(2010)12E) con la quale oltre a individuare doveri e responsabilità dei magistrati, chiede agli Stati di punire ogni individuo che cerca di influenzare i giudici in maniera impropria. Per non compromettere, poi, la credibilità del sistema giudiziario dinanzi all’opinione pubblica, il Comitato ritiene che il potere legislativo ed esecutivo debba astenersi, nel commentare le sentenze, da critiche che possano minare l’indipendenza e la fiducia della collettivà nel sistema giudiziario. Necessario, poi, garantire che i procedimenti non siano sottratti al giudice naturale se non in base a criteri predeterminati, stabiliti dalla legge e con modalità trasparenti.

Scritto in: Consiglio d'europa, giustizia | in data: 28 novembre 2010 |
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