Un uso eccessivo del segreto di Stato che in molte occasioni è servito a coprire abusi, gravi violazioni dei diritti umani ed episodi di tortura. Con due buchi neri che pesano sulla comunità internazionale come macigni: le detenzioni di presunti terroristi in prigioni segrete della Cia, accompagnate dalla pratica delle extraordinary renditions e le blacklist del Consiglio di sicurezza e dell’Unione europea. Che non hanno esitato a sacrificare le regole del diritto per la lotta al terrorismo. Con risultati tutti da verificare. Ancora una volta, prova a sensibilizzare Governi e opinione pubblica, il relatore speciale Dick Marty che ha consegnato all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa il Rapporto sull’abuso del segreto di Stato e della sicurezza nazionale, mettendo in risalto le difficoltà dei parlamenti di vari Stati a ottenere informazioni su pratiche non corrette (State secrecy_MartyE). L’Assemblea parlamentare, il 7 settembre, ha adottato un progetto di risoluzione, che difficilmente sposterà le posizioni dei Governi coinvolti che non vogliono portare alla luce e fare chiarezza su molti episodi oscuri. Solo la magistratura ci ha provato: in Italia con il caso Abu Omar e in Germania, le cui autorità giudiziarie si sono però dovute fermare di fronte alla scarsa collaborazione delle autorità Usa. Un’eredità dell’11 settembre 2001 che dopo dieci anni dovrebbe essere rimossa.
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terrorismo internazionale | in data:
10 settembre 2011 |
E’ sospettato di aver lanciato una granata in Afghanistan quando aveva 15 anni. Omar Khadr, di origine canadese, è poi finito a Guantanamo e adesso è sotto processo, malgrado le assicurazioni dell’amministrazione Obama sulla chiusura di Guantanamo. La difesa ha chiesto alla Commissione militare che lo sta processando di non utilizzare le dichiarazioni rese dall’imputato, oggi ventitreenne, proprio perché assunte attraverso forme di tortura, in violazione del diritto internazionale, durante una detenzione durata 8 anni. La Commissione militare il 17 agosto ha invece respinto le eccezioni (http://www.defense.gov/news/D94-D111.pdf). Il processo, quindi, va avanti, malgrado – come sostenuto dal Rappresentante speciale del Segretario generale Radhika Coomaraswamy (http://www.un.org/children/conflict/english/09-august-2010-trial-of-omar-khadr.html) - un bambino non dovrebbe essere processato da un tribunale militare. Un precedente pericoloso – ha sostenuto Coomaraswamy - per i bambini soldato costretti a combattere in diverse parti del mondo.
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terrorismo internazionale | in data:
17 settembre 2010 |
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La lotta al terrorismo deve essere realizzata nel rispetto dei diritti umani, delle regole del giusto processo e della rule of law. Lo chiede l’Assemblea generale che, il 3 settembre 2010 N1050605, ha adottato la risoluzione sulla Strategia Globale nella lotta al terrorismo. L’Assemblea, che ha discusso il rapporto del Segretario generale, ha chiesto agli Stati di rafforzare il proprio impegno e di procedere alla ratifica dei trattati internazionali adottati. Fondamentale il ruolo del Counter-Terrorism Implementation Task Force.
Domani si apre intanto la 65esima sessione dell’Assemblea generale (http://www.un.org/en/ga/65/agenda/).
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terrorismo internazionale | in data:
13 settembre 2010 |
La sicurezza nazionale prima di tutto. Per la Corte d’appello Usa, 9° Circuito (B. Mohamed e altri contro Jeppesen Dataplan Inc. 08-15693), che si è pronunciata l’8 settembre sul diritto di alcuni individui sospettati di terrorismo e vittime delle cosiddette extraordinary renditions ad opera della Cia di vedere accertata l’esistenza di forme di tortura nei propri confronti durante le consegne straordinarie ad altri Paesi, prevale la sicurezza nazionale. Una vittoria per l’amministrazione Obama che aveva invocato il segreto, ma certo una sconfitta per chi, come l’associazione American Civil Liberties – che ha affiancato i ricorrenti nel processo – si batte per fare chiarezza sulla pagina buia della pratica delle extraordinary renditions. Tra gli altri ricorrenti anche un cittadino etiope, arrestato in Pakistan nel 2002 e poi consegnato al Marocco. Dopo essere stato a lungo torturato, era stato riconsegnato alla Cia e, secondo la sua ricostruzione, trasferito in una prigione afgana e poi a Guantanamo dove era rimasto per altri 5 anni. Solo nel 2009 era tornato in Inghilterra dove risiedeva e qui liberato. Aveva poi citato in giudizio la Jeppesen Dataplan, una sussidiaria della Boeing accusata di aver fornito gli aerei per i voli che hanno inghiottito nel nulla i ricorrenti. La Corte d’appello riconosce che si è trattato di un caso di «gross violation of the norms of international law remediable under Alien Tort Statute» ma, in questo caso, tenuto conto delle circostanze eccezionali sottolineate dall’amministrazione americana, le esigenze di sicurezza giustificavano il segreto di Stato.
Quindi silenzio sulla vicenda. Con buona pace di chi aveva sperato in cambio concreto rispetto alla Presidenza Bush.
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terrorismo internazionale | in data:
9 settembre 2010 |
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extraordinary rendition
Le ragioni di sicurezza nazionale prevalgono sul Primo emendamento. E’ la Corte suprema degli Stati Uniti ad affermarlo in una sentenza del 20 giugno humanitarian law project che cambia un tradizionale orientamento dei giudici statunitensi fino ad oggi decisi a salvaguardare la libertà di parola su tutto. Un cambiamento di rotta nella direzione della lotta al terrorismo. Per la Corte suprema è legittima la legge federale (il Patrioct Act) che considera reato fornire supporto a gruppi terroristici stranieri indicati in una blacklist anche quando il supporto non è costituito dalla fornitura di beni materiali (armi, denaro), ma da assistenza legale e da consigli di esperti. La legge federale era stata impugnata da organizzazioni umanitarie impegnate a fornire un’assistenza al Kurdistan Workers’ Party e al Liberation Tigers Tamil fornendo elementi sulle modalità con le quali ottenere risultati attraverso mezzi pacifici. Anche questo tipo di supporto, però, secondo la Corte suprema è da considerare come ausilio ad attività terroristiche ed è giusto vietarlo.
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terrorismo internazionale | in data:
23 giugno 2010 |
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libertà di espressione
Un fenomeno più diffuso del previsto. Che deve essere arginato e punito. Le detenzioni segrete finiscono nel mirino del Consiglio dei diritti umani Onu che sta analizzando il rapporto redatto da un gruppo di esperti (secret detention) nel corso della 14esima sessione che si svolge a Ginevra in questi giorni. Diversi gli Stati coinvolti in quella che è diventata una vera e propria prassi che, dietro la lotta al terrorismo internazionale, nasconde abusi e violazioni dei diritti umani. Il rapporto, che ricostruisce le violazioni del diritto internazionale commesse nell’attuazione di queste misure, ha utilizzato anche fonti governative provenienti da 44 Stati che hanno risposto a un questionario diffuso dal gruppo di esperti. Tra questi Stati, anche l’Italia, coinvolta nel caso Abu Omar. Il gruppo di esperti ha indicato alcune raccomandazioni che puntano alla protezione dei testimoni, all’adozione di misure di riparazione per le vittime e alla nomina di commissioni indipendenti all’interno degli Stati per fare luce su una pagina buia della lotta al terrorismo, mettendo da parte, per una volta, il segreto di Stato a favore dell’affermazione dello stato di diritto.
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terrorismo internazionale | in data:
8 giugno 2010 |
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