Aumentano le richieste di misure provvisorie nei casi di estradizione e di espulsione. Per assicurare l’accoglimento delle istanze da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo ed evitare la presentazione di domande non fondate, il Presidente della Corte di Strasburgo ha divulgato, il 7 luglio, delle istruzioni pratiche alle parti, indicando le condizioni necessarie per l’accoglimento delle misure (INSTRUCTION_PRATIQUE_Demandes_de_mesures_provisoires_juillet_2011_EN).

Tra l’altro, è richiesto che sussistano motivi eccezionali, che devono essere indicati in modo dettagliato.

Al primo posto tra i Paesi destinatari delle misure, nel 2011, c’è la Spagna a quota 32, seguita dal Regno Unito (25). All’Italia sono stati indirizzati 5 provvedimenti (ART_39_TABLEAU_PAR_PAYS_EN).

Scritto in: CEDU | in data: 29 luglio 2011 |
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Per impedire danni irreparabili la Corte internazionale di giustizia ha intimato a Cambogia e Thailandia di ritirare la presenza di propri militari dalla zona del tempio di Preah Vihear e di sospendere ogni atto armato. Con ordinanza depositata oggi (http://www3.icj-cij.org/docket/files/151/16564.pdf), la Corte internazionale di giustizia ha di fatto accolto l’istanza della Cambogia che  si era rivolta alla Corte dell’Aja chiedendo l’interpretazione della sentenza resa il 15 giugno 1962 con la quale i giudici internazionali avevano riconosciuto la sovranità della Cambogia sul tempio situato al confine con la Thailandia e l’adozione di misure provvisorie per impedire un aggravamento della situazione. La Corte ha accolto l’istanza sulle misure provvisorie dopo aver respinto la richiesta della Thailandia di cancellare la causa dal ruolo. Nei prossimi mesi la pronuncia sul merito.

Si veda il post del 3 maggio.

Scritto in: Controversie internazionali, Corte internazionale di giustizia | in data: 18 luglio 2011 |
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La Cambogia torna sulla questione del Tempio di Preah Vihear e chiede alla Corte internazionale di giustizia di interpretate la sentenza resa il 15 giugno 1962 con la quale la Corte aveva riconosciuto la sovranità della Cambogia sul tempio della discordia situato al confine con la Thailandia, nonché di disporre misure provvisorie per impedire un aggravamento della situazione tra Cambogia e Thailandia. Il ricorso è stato depositato il 28 aprile 2011 (http://www.icj-cij.org/docket/files/151/16471.pdf). Gli scontri tra i due Paesi, malgrado la pronuncia della Corte e la dichiarazione dell’Unesco che nel 2008 ha attribuito lo status di patrimonio mondiale dell’umanità al tempio, sono ripresi con forza nel febbraio 2011 e agli inizi di aprile con morti e molti cittadini cambogiani costretti alla fuga.

Scritto in: confini, Controversie internazionali, Corte internazionale di giustizia | in data: 3 maggio 2011 |
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Una giornata nera per l’Italia che subisce due condanne per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che stabilisce il divieto di trattamenti disumani o degradanti. La prima sentenza relativa al caso Toumi contro Italia (ricorso n. 25716/09, http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?action=html&documentId=884040&portal=hbkm&source=externalbydocnumber&table=F69A27FD8FB86142BF01C1166DEA398649) riguardava l’espulsione in Tunisia di un terrorista malgrado la Corte europea avesse disposto con misure provvisorie (articolo 39 del regolamento della Corte) il divieto di espulsione fino all’accertamento nel merito del ricorso presentato alla Corte. Il cittadino tunisino, sposato con un’italiana, era stato condannato a 7 anni di carcere per terrorismo. La sua pena era stata condonata ma era stata disposta l’espulsione verso la Tunisia. Il Governo, infatti, aveva considerato credibili le assicurazioni della Tunisia, trascurando del tutto i rapporti di organizzazioni come Amnesty International. Una valutazione non condivisa dalla Corte europea che, proprio in ragione dell’attendibilità delle fonti relative al rischio di trattamenti disumani, ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 3. Tenuto conto, poi, che le autorità nazionali non hanno rispettato le misure provvisorie imposte dalla Corte che chiedeva al Governo di non espellere il cittadino tunisino fino all’accertamento nel merito, Strasburgo ha constatato anche una violazione dell’articolo 34 e ha concesso al ricorrente 15.000 euro per i danni morali.

L’altra condanna è arrivata nel caso Sarigiannis contro Italia (ricorso n. 14569/05, http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=1&portal=hbkm&action=html&highlight=Sarigiannis&sessionid=69100943&skin=hudoc-fr) e anche in questo caso per violazione dell’articolo 3. Questi i fatti: un cittadino francese e suo figlio erano stati fermati all’aeroporto di Fiumicino per oltre due ore. Il padre lamentava di essere stato colpito dalle forze dell’ordine e di non aver potuto comunicare con la propria ambasciata. Rilasciato era andato in ospedale dove gli era stato diagnosticato un trauma cranico ed escoriazioni varie. Il giudice per le indagini preliminari aveva disposto l’archiviazione. Di qui il ricorso alla Corte che ha riconosciuto che le forze di polizia hanno il diritto di ricorrere a misure anche dure ma la loro reazione al comportamento del ricorrente era stata sproporzionata. Tanto più che il ricorrente aveva sofferto non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico. Pertanto, ad avviso della Corte, l’Italia ha violato l’articolo 3.

Scritto in: CEDU | in data: 5 aprile 2011 |
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Accordate al Costa Rica, seppure in parte rispetto alle richieste, misure provvisorie idonee ad assicurare la tutela delle zone umide situate nel territorio al centro della controversia tra Costa Rica v. Nicaragua (Certe attività condotte dal Nicaragua nella regione transfrontaliera). Lo ha deciso la Corte internazionale di giustizia che, con ordinanza depositata l’8 marzo (http://www.icj-cij.org/docket/files/150/16324.pdf) ha stabilito non solo che entrambe le parti devono astenersi da inviare o mantenere sul territorio controverso personale militare, civile e di polizia fino a quando la Corte non avrà deciso nel merito, ma che il Costa Rica può inviare personale civile incaricato di proteggere l’ambiente nel territorio con il solo obiettivo di evitare un pregiudizio irreparabile alle zone umide, consultandosi però con il Segretariato della Convenzione di Ramsar e notificando ogni azione al Nicaragua. Respinta invece la richiesta del Costa Rica che chiedeva alla Corte di imporre al Nicaragua di sospendere ogni attività di sfruttamento e di dragaggio del fiume San Juan adiacente alla zona di territorio controversa perché queste attività rischiavano – secondo il Costa Rica –  di causare un pregiudizio irreparabile all’ambiente. La Corte non ha condiviso questa posizione perché il Costa Rica non ha dimostrato il carattere imminente e irreparabile dell’eventuale pregiudizio.

Scritto in: confini, Corte internazionale di giustizia | in data: 15 marzo 2011 |
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Allarme per il numero di ricorsi relativi a misure provvisorie per ottenere da Strasburgo la sospensione di provvedimenti di espulsione, di allontanamento e di estradizione emessi dalle autorità di numerosi Stati. La Corte europea non riesce più a fronteggiare il numero di richieste. Tra il 2006 e il 2010 si è verificato un incremento record del 4.000% del numero di ricorsi. Nel 2006 le richieste sono state 112 e nel 2010 i ricorsi sono balzati a quota 4.786. Per arginare questo flusso, che rischia di paralizzare il lavoro della Corte, il Presidente della Corte europea dei diritti dell’uomo Jean-Paul Costa ha divulgato, l’11 febbraio 2011, delle indicazioni pratiche ai ricorrenti e agli avvocati, chiedendo agli Stati la messa a punto di rimedi nazionali effettivi (20110211_ART_39_Statement_FR).

Scritto in: CEDU | in data: 14 febbraio 2011 |
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