Mandati di arresto e ordini di comparizione: la Corte penale internazionale modifica il regolamento

I giudici della Corte penale internazionale hanno approvato, il 3 novembre, un emendamento al regolamento della Corte introducendo l’articolo 23 ter (regolamento emendato). Con la nuova norma, in vigore dal 10 novembre, è stato deciso che le richieste di mandato di arresto e di citazione a comparire siano classificate come segrete o sotto sigillo, a meno che non venga disposto diversamente da una Camera.

Il cambiamento, in realtà, codifica una prassi già affermata dalla Pre-Trial Chamber. Spetterà poi alle Camere decidere, caso per caso, se rendere pubblica l’esistenza dei mandati di arresto o gli ordini di comparazione, in particolare tenendo conto che la divulgazione potrebbe servire a interrompere la commissione di crimini e potrebbe avere un effetto deterrente sugli autori dei crimini. Prima dell’approvazione da parte dell’Assemblea plenaria, la proposta era stata vagliata dal Comitato consultivo della Corte, da un rappresentante dell’Ufficio del Procuratore, da un rappresentante della cancelleria e da uno dei difensori iscritti nell’elenco della Corte. Il testo sarà trasmesso agli Stati parte per eventuali osservazioni e, se entro sei mesi non saranno sollevate obiezioni da parte della maggioranza dei Paesi, le modifiche rimarranno in vigore secondo quanto previsto dall’articolo 52, paragrafo 3 dello Statuto della Corte. In base a tale disposizione, il Regolamento e gli emendamenti hanno efficacia dal momento della loro adozione a meno che i giudici non decidano diversamente. Tuttavia, è richiesto che gli emendamenti siano inviati agli Stati per osservazioni e, “se entro sei mesi non vengono formulate obiezioni da parte della maggioranza degli Stati parte”, detti emendamenti “rimarranno in vigore”.

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