Le campagne di disinformazione e le risorse insufficienti mettono a rischio la corretta applicazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto alla violenza sulle donne e alla violenza domestica adottata a Istanbul l’11 maggio 2011, in vigore dal 1° agosto 2014, e ratificata dall’Italia con legge n. 77 del 27 giugno 2013. Lo scrive l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nella risoluzione n. 2649(2026) adottata il 22 aprile e intitolata “Promoting the Istanbul Convention and improving its implementation: building on lessons learn” (Res. Istanbul), sulla base del rapporto n. 16372 del 30 marzo redatto dalla relatrice Zita Gurmai (Rep. Istanbul). La violenza contro le donne è sempre più diffusa e coinvolge ogni livello socio-economico, con i responsabili che spesso non vengono puniti e con una crescita di sfiducia verso la giustizia. Inoltre, la tecnologia sembra facilitare la violenza con le donne sempre più colpite anche online (come specificato nella raccomandazione del Comitato dei Ministri (CM/Res(2026)2) e finanche con l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. Eppure restano alcuni Paesi, anche dell’Unione europea, che non hanno ratificato la Convenzione: si tratta di Bulgaria, Cechia, Ungheria, Lituania e Slovacchia.
La violenza contro le donne ha poi un effetto diretto sulla società perché permette di mantenere in piedi una realtà in cui le donne si trovano in una posizione subordinata. È necessario un ruolo più rilevante delle organizzazioni non governative, maggiori fondi, raccolta di dati, protezione per donne appartenenti a gruppi ancora più vulnerabili, l’adozione di una nozione di violenza sessuale in cui sia centrale la questione del consenso.
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