Anche l’Europa è minata dal dumping sociale che porta a una violazione di diritti umani e all’affermazione di un mercato del lavoro doppio nel quale i lavoratori vulnerabili, i migranti e i lavoratori distaccati e coloro che sono coinvolti nell’economia in nero sono sottoposti a condizioni di lavoro al di sotto degli standard fissati dalle regole internazionali, finendo per non beneficiare neanche della protezione sociale.
È quanto scrive l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nella risoluzione n. 2653 “European guidelines to counter social dumping and labour exploitation” (Res. social dumping) approvata il 23 aprile sulla base del rapporto n. 16371 del 26 marzo 2026, redatto da Valérie Piller Carrard, nel quale sono riportate anche le misure adottate da alcuni Stati, come Svizzera e Paesi Bassi (Rep. social dumping). In gioco, in questi casi, vi è la dignità delle persone, la coesione sociale e finanche la stabilità della democrazia, oltre che, dal punto di vista economico, la distorsione dell’equa concorrenza. Il dumping sociale – si legge nella risoluzione – è del tutto in contrasto con la “Decent Work Agenda of the International Labour Organization”, basata su quattro pilastri come occupazione, protezione sociale, dialogo sociale e i diritti dei lavoratori, incluso il compenso minimo. Per fronteggiare questa situazione, nella risoluzione è evidenziato anche il ruolo dei whistleblowers che sono di frequente coloro che denunciano alle autorità le gravi situazioni in cui si trovano taluni lavoratori, nonché l’attività di supporto e di informazioni multilingue ai lavoratori migranti e ai lavoratori distaccati. Inoltre, l’Assemblea parlamentare sottolinea il ruolo della responsabilità sociale d’impresa per dare attuazione alla due diligence nelle catene di fornitura. Così, sono richiesti agli Stati interventi per modificare le norme interne e rafforzare le azioni per eliminare il dumping sociale e lo sfruttamento del lavoro, alla luce delle regole fissate nella Carta sociale europea.
Aggiungi un commento