L’Unione europea è alla ricerca di nuovi mercati per assicurare alle imprese europee la possibilità di espandere il proprio ambito di azione e aumentare la competitività generale dell’Unione europea. Con un ulteriore obiettivo, ossia rafforzare la presenza geopolitica dell’Unione. La Commissione europea, il 28 settembre, ha presentato la Comunicazione sull’attuazione e sull’applicazione della politica commerciale e di sicurezza economica dell’Ue (sesta relazione annuale, COM(2026)506_0 (1)) con la quale sono stati forniti i dati aggiornati sull’evoluzione dei flussi commerciali, anche tenendo conto dell’impatto delle sanzioni nei confronti della Russia e dell’apertura di nuovi mercati. Inoltre, nel documento, la Commissione fa il punto sul controllo degli investimenti esteri diretti e sul controllo delle esportazioni di prodotti a duplice uso, nonché su settori connessi al commercio come il sistema delle preferenze generalizzate (SPG) dell’UE, i diritti di proprietà intellettuale e gli appalti internazionali.
La rete creata dall’Unione, con 44 accordi commerciali preferenziali dell’UE con 76 Paesi, ha permesso di raggiungere una crescita delle esportazioni. Basti pensare – scrive Bruxelles – all’accordo economico e commerciale globale con il Canada (CETA) che ha condotto a un aumento delle esportazioni commerciali e diversificato le catene di approvvigionamento in tutti gli Stati Membri, con un incremento del prodotto interno lordo dell’UE di 3,2 miliari di euro l’anno. Dati positivi anche per l’accordo commerciale interinale UE-Cile e l’aumento delle esportazioni verso il Giappone, con una crescita delle esportazioni pari al 57%. Senza dimenticare che tali accordi hanno portato anche a intese settoriali sul fronte del riconoscimento delle qualifiche professionali come è stato il caso del Canada con riguardo agli architetti.
Gli accordi sono stati anche funzionali a migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento e a stabilizzare le fonti di produzione di materie prime e prodotti energetici, ma non mancano ostacoli. Nel 2025 sono stati registrati 13 nuovi ostacoli come le misure tariffarie all’importazione e imposte, misure sanitarie e fitosanitarie e ostacoli tecnici agli scambi, con una misura legata alle restrizioni relative agli appalti pubblici.
Nel complesso, l’Unione europea ha in vigore 45 accordi commerciali che coinvolgono 81 partner commerciali preferenziali tra i quali vi sono Regno Unito (2,1% degli scambi commerciali), Svizzera (15,2%), Turchia (9,1%), Norvegia (6,7%), Giappone (5,4%). Nel 2025 – scrive la Commissione – “questi cinque partner rappresentavano quasi il 60% degli scambi preferenziali dell’UE”.
Nel 2025, inoltre, l’Unione è rimasta leader mondiale nelle esportazioni e nelle importazioni di servizi erogabili in forma digitale, “il cui valore nel 2024 ammontava a 1.700 miliardi di euro, ossia il 58% del totale degli scambi di servizi dell’UE”. Nel settore digitale, nel 2025, l’Unione ha firmato il primo accordo sul commercio digitale con un Paese terzo, ossia Singapore.
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