La Repubblica democratica del Congo ha presentato, il 26 giugno, un ricorso contro il Ruanda accusato di aver commesso, nel corso del conflitto in corso nella parte orientale del Paese, massacri, violenze sessuali, discriminazioni razziali e genocidio contro gli huti a partire dal 1996 (Congo contro Ruanda). Sarà la Corte internazionale di giustizia, così, a pronunciarsi sulle violazioni delle quali è accusato il Ruanda in particolare per la campagna di genocidio e altre gravi violazioni dei diritti umani commessi nella parte orientale della Repubblica del Congo. Le azioni sarebbero da ricondurre a una sorta di vendetta contro gli hutu dopo il genocidio dei tutsi nel 1994, nonché verso altri gruppi etnici presenti in quella zona del Congo, anche attraverso il sostegno al gruppo armato denominato M23.
La Corte internazionale di giustizia, prima di pronunciarsi sul merito della controversia, dovrà accertare la propria competenza. Il Congo ha basato il proprio ricorso, oltre che sull’articolo 36 dello Statuto della stessa Corte, su diverse convenzioni alle quali entrambi gli Stati sono parti e, in particolare, sulla Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 1948, sulla Convenzione internazionale per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale del 1966, sulla Convenzione internazionale per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione verso le donne del 1979 e sulla Convenzione contro la tortura o i trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 1984.
Nel ricorso sono ricostruiti i fatti in relazione a diversi periodi a partire dal 1996 ad oggi e il Congo ha chiesto alla Corte internazionale di giustizia di ordinare al Ruanda la cessazione di tutti gli atti, di procedere alla riparazione e accordare un risarcimento al Congo, sia attraverso la presentazione da parte del Ruanda di scuse ufficiali, sia attraverso lo svolgimento di procedimenti penali nei confronti dei soggetti responsabili dei fatti e altre forme di risarcimento individuate dalla Corte. Inoltre, il Congo chiede alla Corte di ordinare al Ruanda di fornire garanzie e assicurazioni specifiche di non ripetizione delle violazioni degli obblighi internazionali sin qui perpetrate.
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