Indipendenza dei giudici: centrali i criteri di selezione

Le Nazioni Unite, in un contesto in cui la rule of law è sempre più sotto attacco, mantengono i riflettori accessi sull’indipendenza della magistratura. Il Relatore speciale sull’indipendenza di giudici e avvocati, Margaret Satterthwaite, ha pubblicato il 14 aprile (A/HRC/62/43, Rapportoindipendenza giudici) il rapporto sui principi volti ad assicurare tali indipendenza in particolare nell’iter di selezione dei giudici.

Il testo è dedicato ai parametri da applicare per la selezione e la nomina dei giudici, la necessità di un quadro giuridico chiaro e la presenza di autorità di selezione indipendenti e imparziali, con una richiesta agli Stati di evitare nomine temporanee che potrebbero esporre i giudici a influenze indebite. È il merito – scrive la Relatrice – il criterio che deve regolare la selezione dei magistrati, sulla base di criteri oggettivi e prestabiliti, accompagnati da garanzie procedurali, trasparenza, parità di accesso alle cariche, processi decisionali motivati e meccanismi rapidi per contestare casi di irregolarità.

È il rischio delle ingerenze politiche nelle procedure di nomina a preoccupare la Relatrice speciale la quale ha sottolineato che il pericolo maggiore arriva dalla revisione delle norme in materia di nomine per tenere conto delle esigenze di natura politica. In molti Paesi, poi, si cerca di modificare la composizione degli organi preposti alle nomine, come i consigli giudiziari, per accrescere l’influenza politica. Per redigere il rapporto, sono stati esaminati i documenti provenienti da Stati e stakeholders, individuate le regole fissate sul piano internazionale e ricostruiti i diversi modelli scelti nei vari Stati. Una buona prassi – si legge nel rapporto – è quella di affidare i processi di selezione dei magistrati a un organismo indipendente (non solo sulla carta, ma in modo effettivo) come il consiglio della magistratura, assicurando che la composizione e il funzionamento siano liberi da influenze indebite o da strumentalizzazioni politiche. Sul punto, è stato ricordato quanto affermato dalla Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, nota come Commissione Venezia del Consiglio d’Europa, che ha più volte precisato che i consigli devono essere composti in maggioranza da giudici eletti tra pari e la presenza di esterni dovrebbe servire unicamente a evitare il rischio di corporativismo, senza intaccare l’indipendenza dell’organo. Tra le raccomandazioni, la Relatrice ritiene che che “States should establish clear incompatibility, disclosure and cooling-off rules governing judicial appointments in order to prevent conflicts of interest and safeguard the appearance and reality of impartiality”. 

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