(Mancata) protezione dei civili nei conflitti armati: pubblicato il rapporto annuale del Segretario generale

Sempre più ampio il divario tra le regole esistenti in materia di protezione dei civili nei conflitti armati e l’applicazione effettiva delle norme. È quanto risulta dal rapporto annuale relativo al 2025 sulla protezione dei civili nei conflitti trasmesso dal Segretario generale delle Nazioni Unite al Consiglio di sicurezza il 7 maggio (S/2026/390, Report). Aumentano gli attacchi al personale sanitario, le uccisioni di civili (un morto ogni 14 minuti), le violenze sessuali, la distruzione delle infrastrutture civili, le difficoltà di accesso al cibo e all’acqua. Non solo. Per il Segretario generale, le nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale e i droni, che hanno ridisegnato il campo di battaglia, hanno aumentato i rischi per i civili. Al centro dell’attenzione, i conflitti in Sudan, in Ucraina e nei Territori occupati in Palestina. In quest’ultima zona, almeno 20.000 palestinesi sono stati uccisi.

Ancora diffusa la piaga dei bambini soldato, reclutati in diversi conflitti in Africa, così come continuano i casi di tortura perpetrati in Israele, Myanmar, Russia, Sudan e nei Territori palestinesi occupati. Sui crimini di violenza sessuale, nel rapporto sono segnalati 9.300 casi in Colombia, in Congo, a Mali, in Mozambico, Myanmar, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina, Yemen e nei Territori palestinesi occupati.

Tra l’altro, sono segnalati casi di crisi ambientale causati dai conflitti, in particolare nella Striscia di Gaza in cui sono stati generati 57,5 milioni di tonnellate di debris e altri casi di inquinamento del suolo e dell’acqua. Nel 2025, inoltre, sono stati uccisi nei conflitti 60 giornalisti, con un incremento rispetto ai 53 casi del 2024 e i 35 del 2023. La Palestina conta più della metà dei casi di giornalisti uccisi.

La sezione III del documento è dedicata alle nuove tecnologie e la parte finale contiene alcune raccomandazioni agli Stati. 

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