Missioni politiche speciali: l’ONU pubblica, per la prima volta, un documento sulle attività svolte dal 1945 al 2025

Uno strumento essenziale per la diplomazia preventiva e di gestione delle crisi internazionali. Malgrado la difficile situazione geopolitica, le Nazioni Unite rivendicano con orgoglio quanto fatto. Così, nel documento “Special Political Missions: An Overview (1945-2025)”, diffuso il 30 giugno 2026 (special political missions), il Dipartimento per gli affari politici e di peacebuilding (DPPA), chiarita la diversità rispetto alle missioni di peacekeeping, ricostruisce le diverse fasi che hanno caratterizzato queste attività che hanno avuto il via con la nomina, nel 1948, del Mediatore delle Nazioni Unite Folke Bernadotte, ucciso da estremisti israeliani mentre svolgeva la sua funzione. La prima fase, dal 1948 agli anni Sessanta, è stata funzionale a realizzare la decolonizzazione con un ruolo rilevante delle missioni anche per l’organizzazione di referendum, per raggiungere l’autodeterminazione, per costruire le istituzioni statali. La seconda fase è stata influenzata dalla guerra fredda con un maggiore ricorso ai buoni uffici del Segretario generale dell’ONU al fine di evitare escalation delle crisi. La caduta del Muro di Berlino segna la terza fase, che è caratterizzata dall’aumento delle missioni sempre più impegnate nell’applicazione della rule of law, con contributi importanti per realizzare le transizioni politiche necessarie a costruire una pace duratura. Partono le missioni multidimensionali con attività ad Haiti, in Guatemala, in Nepal, a Timor Est e in Angola. Tra i nuovi compiti anche quello di monitorare l’applicazione delle sanzioni del Consiglio di sicurezza. La quarta fase ha visto, fino al 2025, 40 missioni attive, funzionali alla mediazione politica e all’accertamento dei fatti. Nel corso degli anni, inoltre, è aumentata la cooperazione con organizzazioni regionali quali l’Unione africana, la Lega araba e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

La seconda parte del documento contiene ottanta schede sulle diverse missioni che sono caratterizzate da specifici elementi distintivi, accomunati dal conseguimento della soluzione pacifica delle controversie secondo il capitolo VI della Carta ONU, che vanno dalla nomina di inviati del Segretario generale, alle missioni di accertamento dei fatti, dalla costituzione di gruppi di esperti di supporto al Consiglio di sicurezza al monitoraggio delle sanzioni. Malgrado le crisi geopolitiche in corso, l’ONU ritiene, però, che queste missioni possano avere ancora un ruolo e siano essenziali per provare a raggiungere la pace.

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