Nuovo sistema Ue sui rimpatri: preoccupazioni dal Consiglio d’Europa

Il nuovo sistema di rimpatri di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, in via di approvazione da parte dell’Unione europea, che andrà ad integrare il Patto sulla migrazione e l’asilo, preoccupa il Consiglio d’Europa. L’allarme, da ultimo, è arrivato dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa che, il 2 marzo, ha pubblicato talune osservazioni sulle nuove regole Ue che potrebbero entrare in conflitto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e con altre regole internazionali in materia dei diritti umani (CommHR(2026)17, EU returns framework).

Gli aspetti più preoccupanti riguardano i pericoli circa la corretta applicazione del principio di non refoulement che va garantito sia a coloro che presentano domanda di asilo sia verso altre persone che non presentano tale istanza. Il Commissario evidenzia il rischio che non venga effettuato un esame sul merito idoneo a valutare le circostanze in cui si trova ogni singola persona, con le autorità nazionali che si potrebbero limitare a svolgere un esame superficiale per poi far scattare i rimpatri. Sottolineati i rischi di un profondo indebolimento delle possibilità di appello e di una limitazione degli effetti sospensivi nel caso in cui la persona proceda a depositare un appello, in modo contrario rispetto a quanto affermato più volte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo che ha richiamato la necessità di garantire un effetto sospensivo automatico nel caso in cui sia in corso un procedimento di appello. Le nuove regole sui “return hub” non sembrano conformi al sistema di asilo, trattandosi, in teoria, di strutture istituite da ogni Stato membro per velocizzare le procedure di rimpatrio, ma in pratica con molte analogie con centri di detenzione. Eppure – scrive il Commissario – la detenzione deve essere vista come ultima misura poiché le autorità statali devono procedere ad applicare misure alternative che fanno parte integrante di un sistema di rimpatrio conforme ai diritti umani. Allarme anche per la tutela dei diritti dei minori con un richiamo agli Stati che devono tenere conto dell’esigenza di proteggere i diritti dei minori che vanno posti in primo piano rispetto allo status di migrante del minore.

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