Parte la campagna su vasta scala degli Stati Uniti contro la Corte penale internazionale

Dal ruolo centrale degli Stati Uniti nell’adozione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo alle azioni per smantellare la Corte penale internazionale. È il segno del baratro in cui sono sprofondati gli Stati Uniti con l’amministrazione del Presidente Donald Trump che, tramite il Segretario di Stato Marco Rubio ha illustrato, il 13 luglio (State Department Launches Campaign to Dismantle International Criminal Court’s Threat to American Sovereignty – United States Department of State), un piano strategico per colpire la Corte. Agli Stati Uniti non sono bastati i diversi atti ostili per impedire l’attività della Corte, le misure sanzionatorie nei confronti di giudici e funzionari della Corte o verso aziende che collaborano con la Corte. Adesso, gli Usa puntano a smantellare la Corte premendo anche sugli Stati parte per spingerli a recedere dallo Statuto della Corte, evidentemente con azioni ricattatorie come il taglio di supporto economico a determinati Paesi. Proseguiranno, poi, spiega Rubio, le sanzioni contro la Corte, le revoche dei visti e il divieto di ingresso negli Stati Uniti del personale della Corte.

Le accuse e le azioni contro la Corte, che certo potranno avere conseguenze sul già difficile cammino della giustizia penale internazionale, anche a causa della mancata cooperazione degli Stati parte, sono prive di fondamento. Rubio, che è intervenuto con un editoriale sul Wall Street Journal del 14 luglio (Why We’re Dismantling the ICC – by StateDept), cercando di formulare un discorso più articolato rispetto ai tweet di Trump, sostiene che la Corte è gestita da “una potente rete di organizzazioni non governative di sinistra, globalismi arroganti e governi ostili del Terzo Mondo”. Tra le altre accuse quella di ingerirsi negli affari interni degli Stati Uniti con rischi di processi alla Corte nei confronti di agenti di polizia e altri che operano negli Stati Uniti ma, come Rubio sa benissimo, la Corte si occupa di indagare e poi processare gli autori di crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio, nonché di aggressione con precisi limiti di carattere personale e territoriale all’esercizio della giurisdizione. Il punto vero è che dopo aver lodato la Corte per l’emissione del mandato di arresto nei confronti di Putin, gli Usa hanno alzato il tiro contro la Corte per l’emissione del mandato di arresto nei confronti del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Alle gravi dichiarazioni di Rubio non si può dire che ci siano state particolari reazioni: la stessa Unione Europea è intervenuta solo con una dichiarazione del portavoce con una generica difesa della Corte. Intanto, però, Burkina Faso, Mali e Niger hanno presentato domanda di recesso dallo Statuto (Statement by the Presidency of the Assembly of States Parties on the withdrawals from the Rome Statu).

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