Un quadro per fare in modo che gli Stati adottino norme a tutela delle vittime di tortura. È quello disegnato dalla Carta dei diritti delle vittime di tortura e di altre pene o trattamenti inumani o degradanti, presentata il 2 gennaio 2026 dalla Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tortura Alice Jill Edwards (A/HRC/61/42, HRC vittime). Il testo sarà discusso dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu nella prossima sessione, il 2 marzo 2026. Le vittime – scrive la Relatrice speciale – così come i loro familiari si trovano ad affrontare numerosi ostacoli e talvolta non riescono ad ottenere giustizia o un’adeguata riparazione, malgrado gli atti internazionali a tutela delle vittime. La nuova Carta chiede così agli Stati di predisporre un quadro che metta al centro giustizia, verità, riparazione e riabilitazione.
Il testo è stato redatto ascoltando le testimonianze delle vittime molte delle quali arrestate in modo arbitrario, con conseguenze e traumi che durano per sempre sia dal punto di vista fisico che psichico, causando di frequente un isolamento sociale. L’unica speranza è la giustizia che serve anche a garantire un riconoscimento espresso delle torture subite. Detto questo, però, molti sopravvissuti hanno evidenziato che i tempi della giustizia sono spesso molto lunghi e portano alla riapertura delle ferite, anche a causa della vittimizzazione secondaria. Non di rado, poi, gli agenti dello Stato che hanno compiuto le torture non solo godono di impunità, ma vengono spesso promossi.
È necessario così un impegno degli Stati per garantire l’accesso alla giustizia in modo effettivo e senza alcuna discriminazione, escludendo termini di prescrizione, forme di immunità, amnistie o la possibilità di invocare il rispetto dell’ordine superiore per sottrarsi alle responsabilità.
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