Pubblicata la relazione annuale della Corte di giustizia dell’Unione europea

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha presentato la relazione annuale sulla panoramica delle sentenze più rilevanti depositate nel 2025 (Rapporto annuale CGUE), nonché un documento sulle statistiche giudiziarie (CP2600044IT). Partendo dai dati, nel 2025, sia dinanzi alla Corte di giustizia sia dinanzi al Tribunale Ue il numero di cause promosse ha raggiunto quota 1.878 a fronte delle 1.706 cause nel 2024. Sono state 1.898 (a cui vanno aggiunte 403 cause identiche che portano il numero a 2.301) i procedimenti definiti (erano 1.784 nel 2024), con un significativo balzo in avanti rispetto alle 1.666 del 2022. Diminuisce il numero di cause pendenti, segno che gli interventi predisposti per accelerare i procedimenti funzionano. Nel 2025 il numero di cause pendenti è stato di 2.489 con una lieve diminuzione rispetto al 2024 in cui il numero di cause era di 2.509.

Resta alto il numero di rinvii pregiudiziali simbolo della cooperazione tra giudici nazionali e Lussemburgo, con Italia e Polonia in testa nella classifica degli Stati i cui giudici nazionali hanno presentato il più alto numero di rinvii d’interpretazione o di validità. È opportuno ricordare che, dal 1° settembre 2024, è entrato in vigore il regolamento (UE) 2024/2019, che modifica il Protocollo n. 3 sullo Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha portato al passaggio della competenza a pronunciarsi in via pregiudiziale, seppure solo su alcune materie, dalla Corte al Tribunale. In particolare, le materie includono questioni relative al sistema comune dell’IVA, ai diritti di accisa, al codice doganale, alla classificazione tariffaria delle merci, alla compensazione pecuniaria e all’assistenza dei passeggeri in caso di negato imbarco, di ritardo o cancellazione dei servizi di trasporto e al sistema per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra che passano nella competenza del Tribunale salvo nei casi in cui l’intervento richieda una decisione di principio in grado di incidere sull’unità o sulla coerenza del diritto dell’Unione. Nel 2025, per i rinvii pregiudiziali, si è verificato un afflusso di nuovi procedimenti con ben 889 cause promosse, in leggero calo (proprio per il passaggio della competenza pregiudiziale in sei materie specifiche dalla Corte al Tribunale rispetto all’anno precedente (920 cause).

La Corte di giustizia ha definito 774 cause (862 nel 2024), con una durata media pari a 16,7 mesi (17,7 nell’anno precedente). In particolare, la durata delle cause in via pregiudiziale è stata pari a 16,9 mesi (erano 17,2 nel 2024), a 20 mesi per i ricorsi diretti (21,5 nel 2024) e 15,1 mesi per le impugnazioni (18,4 nel 2024). È aumentato il numero delle cause pendenti che, al 31 dicembre 2025, è arrivato a 1.322 cause a fronte delle 1.207 dell’anno precedente. I principali settori di interesse sono stati quelli della libertà, sicurezza e giustizia (142), aiuti di Stato e concorrenza (132), politica economica e monetaria (111), libertà di circolazione e di stabilimento (106), protezione dei consumatori (95), politica estera e di sicurezza (79), armonizzazione (76), ambiente (63), politica sociale (52), trasporti (47).

Per quanto riguarda i rinvii pregiudiziali, alla Corte sono arrivate 580 cause: è l’Italia ad aver presentato il numero più alto di rinvii raggiungendo il numero di 110 (molti dei quali con al centro la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale e, in particolare, all’interpretazione da dare al concetto di “Paese di origine sicuro”). Segue, a distanza dalla Polonia a quota 63, la Germania a 61.

Il 2025 è stato l’anno boom del Tribunale che ha definito il maggior numero di cause (1.124) nella sua storia, riducendo la quantità di cause pendenti al livello più basso degli ultimi 18 anni, malgrado il numero record di cause promosse che, nel 2025, sono state 989 ossia +26% rispetto all’anno precedente. Un numero che certo è aumentato per le 65 domande di pronuncia pregiudiziale proposte a seguito dell’attribuzione di questa competenza a fine 2024, ma che non è limitata a questo dato tenendo conto che il numero di ricorsi diretti è arrivato a 924. In quest’ultimo campo, nel documento, si segnala una riduzione nel contenzioso relativo ai diritti di proprietà intellettuale (257 contro 268 nel 2024, ossia – 4%). Sono invece aumentate le cause sulla funzione pubblica che sono state 109 contro le 76 nel 2024, ossia +43%. Si segnala, invece, una diminuzione nel campo degli aiuti di Stato perché, malgrado il numero di cause promosse nel 2025 sia stato di poco superiore a quello del 2024 (27 contro 23), il dato “resta al di sotto dei livelli elevati che il Tribunale ha potuto conoscere in passato”. Nel campo della concorrenza, il livello è equivalente, con dodici nuove cause nel 2025. Il Tribunale è poi riuscito a ridurre il numero delle cause pendenti che è arrivato a 1.167, il più basso dal 2007 e questo “malgrado un afflusso senza precedenti di nuove cause”. Per quanto riguarda la durata, tenendo conto di 404 cause sostanzialmente identiche, la media è stata di 16 mesi contro i 18,5 del 2024. In materia di rinvii pregiudiziali, ricordando che il 2025 è stato il primo anno completo dalla riforma dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha portato al trasferimento della competenza al Tribunale in 6 materie specifiche, le cause arrivate al Tribunale sono state 65: 24 sull’imposta sul valore aggiunto (IIVA), 18 sulla competenza pecuniaria e l’assistenza dei passeggeri in caso di negato imbarco o di ritardo o cancellazione di servizi di trasporto, 8 sul codice negale, 7 sui diritti di caccia, 7 sulla classificazione tariffaria delle merci della nomenclatura e 1 sul sistema di scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra.

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