Depositate, dal Comitato ONU, l’organo di controllo che monitora l’attuazione della Convenzione contro la tortura e i trattamenti o punizioni crudeli, inumani e degradanti del 10 dicembre 1984, le conclusioni sul VII rapporto periodico sullo stato di attuazione della Convenzione in Italia (CAT/C/ITA/CO/7, CAT_C_ITA_CO_7_69374_E ). Un quadro tra qualche luce e molte ombre perché, da un lato, l’Italia ha presentato rapporti più dettagliati anche rispetto alle osservazioni presentate nel rapporto precedente e ha, ad esempio, introdotto nuove norme come il reato di femminicidio, dall’alto lato, però, sono ancora evidenti violazioni della Convenzione con riguardo a situazioni come le carceri sovraffollate, la presenza dei migranti nei centri di permanenza, ai tentativi di abolire il reato di tortura, già introdotto in Italia con gravissimo ritardo, nel 2017. Inoltre, il Comitato ha sottolineato che lo stesso art. 613-bis del codice penale ha punti di dissonanza rispetto alla nozione della Convenzione ONU, tanto più che la tortura viene considerata come un reato comune e non come crimine specifico del pubblico ufficiale. Sul punto, il Comitato chiede di eliminare ogni possibilità di invocare circostanze eccezionali, anche in caso di guerra o di emergenza pubblica, per giustificare la tortura.
Il Comitato ha criticato, altresì, l’Italia per l’assenza di un’istituzione nazionale indipendente per i diritti umani in linea con i Principi di Parigi e per la mancata adozione di misure per la giurisdizione universale, in conformità agli articoli 7 e 8 della Convenzione. Da migliorare l’attività del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, anche sotto il profilo dell’indipendenza.
Una particolare attenzione è stata rivolta ai Centri di permanenza per il rimpatrio che di fatto si trasformano in carceri con una durata di trattenimento fino a 18 mesi. Il Comitato ha anche espresso preoccupazione per il Protocollo del 2023 tra Albania e Italia sollevando dubbi sul rispetto della Convenzione, incluso il divieto di refoulement, nonché per la cooperazione con la guardia costiera libica e per il rinnovo del Memorandum del 2017 con tale Paese.
Il tasso di sovraffollamento nelle carceri ha raggiunto il 138% con particolari problemi per i detenuti che soffrono di problemi mentali e un numero alto di suicidi soprattutto di detenuti stranieri.
Nuovo appuntamento per l’Italia al 1° maggio 2030.
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