Il Comitato europeo dei diritti sociali ha presentato, il 6 luglio, il rapporto annuale sull’attività nel 2025, un anno caratterizzato da grave crisi economica che ha portato a un enorme aumento del costo della vita, trasformazione del mercato del lavoro e pressione sui sistemi del welfare (rapporto). Nel 2025 sono proseguite le attività di monitoraggio con l’adozione da parte del Comitato di 213 conclusioni: 186 di non conformità e 27 di conformità. Sono i settori della retribuzione equa, l’orario di lavoro, la contrattazione collettiva, la parità retributiva tra i generi, la tutela dei lavoratori utilizzati in forme di occupazioni atipiche, legate, ad esempio alla gig economy. Funziona il sistema di reclamo collettivo con un ruolo centrale delle parti sociali e organizzazioni non governative che hanno presentato 13 nuovi ricorsi (5 contro l’Italia) e condotto a 10 decisioni di merito sui diritti dei lavoratori, l’alloggio, la protezione sociale, l’assistenza sanitaria e i diritti dei gruppi vulnerabili. Con riferimento alle decisioni di merito riguardanti l’Italia, il Comitato ha “condannato” l’Italia per la precarietà nel lavoro a scuola, con la ripetizione di contratti a tempo determinato nonché per l’esercizio del diritto di sciopero nell’ambito dei servizi pubblici essenziali.
Nel rapporto annuale si dà conto anche dell’esecuzione delle decisioni del Comitato europeo dei diritti sociali con la vigilanza effettuata da parte del Comitato dei Ministri che, tra le altre risoluzioni, ha adottato la risoluzione CM/ResChS(2025)2 nel caso Confederazione generale sindacale, Federazione GILDA-UNAMS e Sindacato Nazionale Insegnanti di Religione Cattolica contro Italia (ricorso n. 192/2020).
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