Casi di trattamenti inumani o degradanti, impunità, sovraffollamento nelle carceri. È il quadro disegnato dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d’Europa che, il 15 aprile, ha pubblicato il rapporto annuale relativo al 2025 in cui si dà conto di alcuni miglioramenti negli Stati, ma si evidenziano le ampie zone d’ombra (rapporto annuale). In alcuni Paesi – scrive il Comitato – sono aumentati i casi di maltrattamento dei detenuti e sono individuabili situazioni difficili nei centri per gli immigrati e negli istituti per la salute mentale. È poi segnalato un rischio evidente, diffuso tra i Paesi, ossia quello di considerare il sovraffollamento come una situazione inevitabile soprattutto con riguardo a coloro che si trovano in una situazione di detenzione preventiva. Le autorità nazionali dovrebbero procedere ad adottare un approccio multidisciplinare anche adottando misure alternative alla detenzione e rispettando i limiti di capienza delle strutture. Il Comitato è anche preoccupato dall’esternalizzazione della detenzione in altri Paesi e dai regimi di sicurezza che, in alcuni casi, costringono i detenuti a rimanere nelle proprie celle per più di 22 ore. Pur comprendendo le ragioni funzionali alla lotta alla criminalità organizzata, il Comitato chiede agli Stati di adottare misure adeguate a salvaguardare la dignità umana e ad evitare situazioni di isolamento totale. Tra le note positive, il miglioramento del livello professionale del personale che, però, non è accompagnato dal miglioramento delle strutture.
Il Comitato ha evidenziato che nel 2025 sono state svolte 22 visite in 20 Paesi, inclusa l’Italia, (il cui rapporto conclusivo non è però ancora pubblico) con un monitoraggio di 182 strutture detentive e 11 centri per l’immigrazione.
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