Le nuove generazioni hanno un ruolo centrale per affermare la pace e la sicurezza. In questa direzione, il Comitato interministeriale per i diritti umani (CIDU) ha pubblicato, il 16 aprile 2026, il primo piano d’azione nazionale “Giovani, Pace e Sicurezza” (2026-2029, I-PAN-YPS-2026-2029) che contiene le linee d’azione per attuare la risoluzione 2250 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottata nel 2015 e integrata dalle risoluzioni 2419/2018, 2535/2020 e 2807/2025, che pongono al centro i giovani non solo indicati come destinatari delle politiche pubbliche, ma come soggetti attivi “nei processi di prevenzione della violenza, partecipazione democratica e trasformazione non violenta dei conflitti”. Nel documento è ricostruito il contesto normativo internazionale e regionale, i temi trasversali quali l’ambiente, la sicurezza alimentare, il disarmo e il coinvolgimento dei minori nei conflitti armati, per poi approfondire il quadro e gli impegni nazionali. La parte finale è rivolta al sistema di governance nazionale e alle procedure di monitoraggio e di valutazione dei risultati attuativi del Piano Nazionale “Giovani, pace e Sicurezza”.
L’Agenda – chiarisce il CIDU – è articolata in cinque pilastri: partecipazione, con l’istituzione di meccanismi permanenti di consultazione giovanile e creazione di spazi di dialogo multilivello, anche per la promozione di programmi di formazione alla leadership e alla mediazione; protezione con misure di tutela dei giovani nei conflitti armati, il rafforzamento di spazi civici sicuri, inclusi quelli digitali e azioni di prevenzione in relazione a fenomeni di violenza; prevenzione con programmi educativi nelle scuole e nelle università in materia di cultura della pace e della non violenza, con un rafforzamento dei corpi civili di pace; partenariati basati sulla cooperazione tra istituzioni, centri di ricerca e organismi internazionali; smobilitazione e reintegrazione con lo sviluppo di programmi di inclusione sociale, educativa e lavorativa e valorizzazione delle associazioni giovani “nella ricostruzione del tessuto sociale post-bellico”.
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