Con sempre maggiore frequenza i giudici nazionali sono tenuti a confrontarsi con le fonti internazionali ed europee, con un dialogo che – scrive il Primo Presidente della Corte di Cassazione Pasquale D’Ascola nella relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2025, presentata il 30 gennaio 2026 (Relazione_Cassazione_2026) – è “improntato al principio della leale collaborazione” e che porta alla “piena attuazione del principio del primato del diritto europeo e assicura il buon funzionamento delle interdipendenze tra i diversi sistemi giuridici, nazionali, eurounitario e convenzionale”.
Numerose le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo richiamate nella relazione sia in materia processuale che in materia sostanziale. Inoltre, è tracciato un filo conduttore nella protezione dei soggetti deboli o psicologicamente fragili anche con riguardo ai casi di violenza domestica, con le sentenze della Corte di Strasburgo richiamate nella pronuncia n. 4595 della Corte di Cassazione, nonché nella n. 24214 sulle questioni di adottabilità. Sui rapporti tra giudizio interno e giudicato sovranazionale, sono indicate le sentenze n. 21758 e n. 21759 del 2025 sulla conclusione della vicenda Punta Perotti.
Nel settore penale sono richiamate le pronunce sull’esercizio del diritto di difesa e la pronuncia n. 37851 del 29 ottobre 2025 sul rapporto tra revisione europea di cui all’articolo 630 c.p.p. e il nuovo strumento d’impugnazione di cui all’articolo 628-bis c.p.p. Ampio spazio alla giurisprudenza sui maltrattamenti in famiglia e la violenza di genere, anche con riguardo all’applicazione della Convenzione di Istanbul del 2011 ratificata dall’Italia con legge 27 giugno 2013 n. 77, nonché al tema dell’immigrazione e alla confisca di prevenzione.
Il capitolo 5 è dedicato al dialogo con la Corte di giustizia dell’Unione europea e spazia dall’immigrazione alla politica agricola comune, dal mandato di arresto europeo al riconoscimento delle sentenze di condanna a pene detentive.
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