Un balzo in avanti della tratta degli esseri umani per fini di sfruttamento criminale in tutta Europa. Lo scrive il GRETA, il Gruppo di esperti sulla lotta contro la tratta di esseri umani che monitora la Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani del 16 maggio 2005, che ha diffuso, il 12 giugno 2026, il rapporto annuale con riferimento ai dati 2025 (rapporto GRETA). La Convenzione, ratificata dall’Italia con legge n. 108 del 2 luglio 2010 ha portato a miglioramenti, ma la piaga della tratta continua perché le organizzazioni criminali traggono enormi profitti dallo sfruttamento di persone particolarmente vulnerabili che vengono anche utilizzate per commettere reati come il traffico di droga, i reati contro il patrimonio, il traffico di migranti, il riciclaggio di capitali, la falsificazione di documenti e le truffe online. La criminalità s’inserisce in contesti di vulnerabilità con gruppi criminali che sfruttano la povertà, la circostanza che le persone vittime della tratta non hanno una fissa dimora, la situazione di irregolarità di migranti. Si diffonde così la criminalità forzata “che è diventata la principale forma di sfruttamento dei minori vittime di tratta nel Regno Unito”. Segue la Croazia, l’Albania, la Repubblica di Moldova, la Danimarca e i Paesi Bassi, in cui la tratta a fini di sfruttamento criminale rappresenta tra il 7% e il 15% delle vittime. Tuttavia, – osserva il GRETA – queste statistiche non sono del tutto riproduttive della realtà perché diversi Stati non raccolgono dati e, quindi, sembrano esenti da questa piaga.
Cambiate anche le modalità di reclutamento delle vittime, con l’utilizzo di internet, i social media o i siti di gaming. Sul fronte della punibilità, il GRETA ricorda che gli Stati parte alla Convenzione contro la tratta sono tenuti a prevedere nel proprio ordinamento norme che escludano la punibilità delle vittime della tratta per il loro coinvolgimento in attività illecite nei casi in cui siano state costrette a compiere taluni reati. Anche in quest’ambito, però, il GRETA mostra che solo 22 Stati hanno adottato regole in questa direzione mentre l’obbligo indicato rimane inattuato in numerosi Stati parte. Per quanto riguarda l’Italia, il GRETA ricorda la pronuncia della Corte di cassazione n. 2319 del 2024 in cui, proprio tenendo conto del secondo rapporto del Gruppo di esperti e delle raccomandazioni riguardanti l’Italia, la Cassazione si è pronunciata a favore della vittima della tratta ritenendo che non dovesse essere punita in un caso in cui era indagata per traffico di stupefacenti.
Aggiungi un commento