Verso una governance globale più equa: la Cina indica gli strumenti per affrontare le sfide del futuro

Il sistema internazionale non è più adeguato ai numerosi cambiamenti geopolitici ed economici degli ultimi anni, ma l’ordinamento internazionale fondato sul ruolo centrale delle Nazioni Unite è essenziale per la comunità internazionale. Così la Cina, attraverso lo State Council Information Office, nel White paper intitolato “More Just and Equitale Global Governance: China’s Principles, Proposals and Actions” (2026 Global Iniziative) presentato durante il meeting del 26 maggio 2026 tenutosi durante la Presidenza cinese del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (“Upholding the Purposes and Principles of the U.N. Charter and Strengthening the U.N.-centered International System”: qui il video https://webtv.un.org/en/asset/k1h/k1h4xir5x0) indica i pilastri fondamentali del futuro ordine mondiale che ha sempre al centro le Nazioni Unite ma con un ruolo fondamentale degli attori del Sud globale. Il testo si fonda sulla Global Governance Initiative redatta il 2 settembre 2025 dal Presidente cinese Xi Jinping (Concept Paper on the Global Governance Initiative) nel corso del summit della Shangai Cooperation Organization.

La Cina rivendica un ruolo di primo piano per consentire il superamento di una crisi che ha visto, a causa della leadership occidentale, un aumento dei conflitti armati, che secondo il Global Peace Index continuano ad aumentare, con più di 50 Paesi coinvolti in conflitti o guerre nel mondo, la diffusione di misure protezionistiche, un aumento del divario tra occidente e sud globale. Basti pensare – si legge nel documento – che oltre 830 milioni di persone vivono in situazioni di povertà estrema e 2,3 miliardi soffrono per la insicurezza alimentare.

Vanno poi affrontate le nuove questioni legate all’intelligenza artificiale, al mondo cibernetico, ai cambiamenti climatici e alla sicurezza alimentare. La Cina si propone come potenza responsabile e vuole puntare sul rafforzamento delle Nazioni Unite, promuovere lo sviluppo economico con la Belt and Road Initiative, sostenere i BRICS e la Shangai Cooperation Organization, la Global Development Initiative, la Global Security Initiative e la Global Civilization Initiative. Proprio i cambiamenti ormai consolidati, che hanno portato a un ruolo crescente dei Paesi del Sud globale impongono anche cambiamenti nella composizione degli organi dell’ONU e, in particolare, del Consiglio di sicurezza che deve essere riformato. 

Nel documento si evidenzia l’importanza dei principi propri del diritto internazionale quali l’uguaglianza sovrana, il principio di non intervento, il ruolo centrale dell’Onu e la tutela di beni pubblici globali come lo spazio e il clima. La Cina, con questo documento di soft power, si propone come soggetto cruciale per il cambiamento verso un sistema multilaterale più giusto e per arginare l’unilateralismo, mettendo al centro gli obiettivi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e l’international rule of law come strumento per salvaguardare la governance globale. La Carta delle Nazioni Unite – riporta il documento – non è superata, ma la sua debolezza è data dal fatto che non viene attuata in modo effettivo. In ogni caso, la Cina crede nel sistema Onu tant’è che è diventata il secondo Paese per contributi versati nel bilancio ONU e per la partecipazione alle missioni di peacekeeping.

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