La Cambogia torna sulla questione del Tempio di Preah Vihear e chiede alla Corte internazionale di giustizia di interpretate la sentenza resa il 15 giugno 1962 con la quale la Corte aveva riconosciuto la sovranità della Cambogia sul tempio della discordia situato al confine con la Thailandia, nonché di disporre misure provvisorie per impedire un aggravamento della situazione tra Cambogia e Thailandia. Il ricorso è stato depositato il 28 aprile 2011 (http://www.icj-cij.org/docket/files/151/16471.pdf). Gli scontri tra i due Paesi, malgrado la pronuncia della Corte e la dichiarazione dell’Unesco che nel 2008 ha attribuito lo status di patrimonio mondiale dell’umanità al tempio, sono ripresi con forza nel febbraio 2011 e agli inizi di aprile con morti e molti cittadini cambogiani costretti alla fuga.

Scritto in: confini, Controversie internazionali, Corte internazionale di giustizia | in data: 3 maggio 2011 |
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Accordate al Costa Rica, seppure in parte rispetto alle richieste, misure provvisorie idonee ad assicurare la tutela delle zone umide situate nel territorio al centro della controversia tra Costa Rica v. Nicaragua (Certe attività condotte dal Nicaragua nella regione transfrontaliera). Lo ha deciso la Corte internazionale di giustizia che, con ordinanza depositata l’8 marzo (http://www.icj-cij.org/docket/files/150/16324.pdf) ha stabilito non solo che entrambe le parti devono astenersi da inviare o mantenere sul territorio controverso personale militare, civile e di polizia fino a quando la Corte non avrà deciso nel merito, ma che il Costa Rica può inviare personale civile incaricato di proteggere l’ambiente nel territorio con il solo obiettivo di evitare un pregiudizio irreparabile alle zone umide, consultandosi però con il Segretariato della Convenzione di Ramsar e notificando ogni azione al Nicaragua. Respinta invece la richiesta del Costa Rica che chiedeva alla Corte di imporre al Nicaragua di sospendere ogni attività di sfruttamento e di dragaggio del fiume San Juan adiacente alla zona di territorio controversa perché queste attività rischiavano – secondo il Costa Rica –  di causare un pregiudizio irreparabile all’ambiente. La Corte non ha condiviso questa posizione perché il Costa Rica non ha dimostrato il carattere imminente e irreparabile dell’eventuale pregiudizio.

Scritto in: confini, Corte internazionale di giustizia | in data: 15 marzo 2011 |
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