Va annullata la decisione del Tribunale amministrativo del Lazio che ha accolto il ricorso di un cittadino italiano che aveva conseguito in Spagna il titolo di “economista” e aveva chiesto l’iscrizione nell’albo dei commercialisti. Il ministero della giustizia aveva negato il riconoscimento della qualifica ottenuta in Spagna come idonea per l’iscrizione nell’albo dei commercialisti e degli esperti contabili, ma il Tar aveva annullato il provvedimento e consentito l’iscrizione. Di diverso avviso il Consiglio di Stato, IV sezione, che si è pronunciato con la sentenza n. 32/16 dell’8 gennaio 2016 stabilendo che la pronuncia del Tar deve essere annullata (Consiglio di Stato). Questo perché -scrive l’organo giurisdizionale – la direttiva 2005/36/CE, recepita in Italia con il Dlgs. n. 206/2007, deve essere interpretata “nel senso di non consentire l’automatico riconoscimento di titoli conseguiti in altro Stato dell’Unione, qualora questo sia richiesto al fine di ottenere l’attribuzione di un titolo per il quale l’ordinamento nazionale richiede un esame o una formazione professionale specifica, ulteriore rispetto al diploma di laurea (cfr. Corte di giustizia UE, 29 gennaio 2009, C-311)”. Il titolo di laurea in sé, prosegue il Consiglio di Stato, non può consentire l’iscrizione nell’albo dei dottori commercialisti. Di qui l’accoglimento del ricorso del Ministro della Giustizia che aveva impugnato la decisione del Tar.

Scritto in: riconoscimento qualifiche professionali | in data: 27 gennaio 2016 |
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Riconoscimento automatico per le qualifiche professionali degli architetti, ma anche un esame caso per caso in presenza di titoli particolari e di ragioni specifiche ed eccezionali. E’ la Corte di giustizia dell’Unione europea a chiarire il concreto funzionamento del sistema di riconoscimento per gli architetti, nella sentenza C-477/13 depositata il 16 aprile (architetto), con la quale Lussemburgo ha precisato la portata dell’articolo 10 della direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali (recepita con Dlgs n. 206/2007), modificata dalla 2013/55. Al centro della vicenda, la richiesta di un cittadino tedesco che svolgeva la sua attività di perito edile in Austria. L’uomo aveva presentato una domanda di iscrizione nell’albo dei prestatori esteri dell’Ordine degli architetti della Baviera. La domanda era stata respinta, ma dinanzi ai giudici amministrativi aveva avuto ragione. La Commissione dell’Ordine degli architetti aveva impugnato la decisione in Cassazione che ha chiamato in aiuto Lussemburgo.

Prima di tutto, la Corte di giustizia ha chiarito la portata del regime generale basato sul riconoscimento automatico dei titoli dell’allegato V che coordina le condizioni minime di formazione per gli architetti. In casi eccezionali, in deroga al sistema generale, è predisposto un esame caso per caso dei titoli. Che, però, – osservano gli eurogiudici – va applicato solo con la presenza cumulativa di due condizioni: ossia il possesso di un titolo non rientrante tra quelli inclusi nell’allegato V e l’esistenza di una ragione specifica ed eccezionale.  E qui la Corte dà un contributo essenziale considerando che nella direttiva manca l’indicazione di criteri idonei a individuare le ragioni invocabili. Sono due – osserva la Corte – le situazioni che permettono di invocare le ragioni specifiche ed eccezionali: un errore delle autorità nazionali competenti che non hanno notificato alla Commissione il titolo di formazione del richiedente e l’ipotesi in cui quest’ultimo non può invocare il titolo e il percorso accademico e professionale “a motivo del luogo in cui ha ottenuto il titolo”. Si tratta, così, sia di circostanze relative a ostacoli istituzionali e strutturali, sia di circostanze “legate alla situazione personale del richiedente”. Con un limite – avverte Lussemburgo – perché il richiedente non può avvalersi di qualifiche professionali che nel suo Stato membro di origine “gli aprono l’accesso ad una professione diversa da quella che intende esercitare nello Stato membro ospitante”. In ultimo, precisata la questione più generale che coinvolge anche le altre professioni armonizzate, la Corte ha riconosciuto che spetta allo Stato membro ospitante individuare le attività che rientrano nel settore dell’architettura considerato che la direttiva non si propone di regolare le condizioni di accesso alla professione.

Scritto in: riconoscimento qualifiche professionali | in data: 30 aprile 2015 |
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Una guida pratica per i professionisti che vogliono spostarsi in un altro Stato membro per stabilirsi o per prestare un servizio grazie ai diritti riconosciuti dalla direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali (recepita in Italia con Dgls 206/2007), modificata dalla 2013/55 (qualifiche). Con l’intento di facilitare la reperibilità di informazioni, il Dipartimento per le politiche europee ha pubblicato una Guida per gli utenti, caratterizzata da un taglio pratico per favorire l’immediata individuazione delle regole e delle condizioni di applicazioni (guida_utente_qualifprofess). In questa direzione, il testo elenca le diverse autorità competenti per le varie professioni regolamentate e la modulistica necessaria per chi intende avvalersi della direttiva. La Guida indica i diversi coordinatori nazionali e i punti di contatto, con un approfondimento sulla formazione plurifase e sulle conoscenze linguistiche. Un capitolo è dedicato al rispetto dei codici di condotta, nonché alle questioni legate al riconoscimento e all’equipollenza dei titoli di studio.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/accesso-alle-professioni-nello-spazio-ue-ancora-troppi-ostacoli.html

Scritto in: riconoscimento qualifiche professionali | in data: 26 dicembre 2014 |
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E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 28 dicembre (L 354)  la nuova direttiva  sul riconoscimento delle qualifiche professionali 2013/55 che modifica la 2005/36 (recepita in Italia con Dgls 206/2007) e il regolamento n. 1024/2012 sulla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno (qualifiche). Gli Stati hanno tempo fino al 18 gennaio 2016 per recepire il nuovo testo.

Tra le principali novità della direttiva l’estensione delle regole sul riconoscimento ai tirocini. In pratica, coloro che svolgono un tirocinio qualificante per l’accesso a una professione in uno Stato membro diverso da quello in cui conseguono il titolo di studio (e anche in uno Stato terzo) potranno chiedere il riconoscimento nel proprio Paese. Si tratta di una novità importante destinata a favorire la circolazione dei laureati e a incidere fortemente sulle regole in materia di tirocinio disposte dagli organismi nazionali che regolano le diverse professioni. D’altra parte, che la direttiva si muova nel senso di favorire la circolazione e di evitare ostacoli talvolta pretestuosi è chiarito anche dall’articolo 1 che chiede agli Stati, nell’applicazione delle prove attitudinali, laddove necessarie, “di tenere conto del fatto che il richiedente è un professionista qualificato nello Stato membro di origine o di provenienza”.

Anche la tessera professionale europea dovrebbe consentire una più semplice circolazione e un taglio degli oneri amministrativi. Si tratta di una sorta di certificato elettronico emesso dallo Stato di origine per facilitare il riconoscimento nello Stato di destinazione. Per facilitare la libera circolazione, il nuovo testo introduce la possibilità di un accesso parziale che consentirà a un professionista di ottenere il riconoscimento solo per una parte dell’attività per la quale è stato qualificato nel proprio Paese, evitando così, nel caso in cui la professione comprenda più attività nello Stato di destinazione, di sottostare a misure compensative.

Per le professioni già armonizzate, novità non solo nella verifica delle conoscenze che potranno essere espresse in crediti, ma anche nel numero degli anni minimi di studio universitari previsti per i medici che passano da 6 a 5 (per un totale di almeno 5500 ore) e per gli architetti che saranno tenuti a un corso di studi di 5 o di 4 anni seguiti da due di pratica professionale.

Proprio per  medici è stata introdotta una norma ad hoc per l’Italia: gli Stati membri, infatti, sono tenuti a riconoscere in modo automatico le specializzazioni per coloro che hanno iniziato la specializzazione dopo il 31 dicembre 1983 e prima del gennaio 1991, anche se non sono rispettati tutti i requisiti previsti dall’articolo 25 della nuova direttiva.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/riconoscimento-delle-qualifiche-professionali-via-libera-dal-parlamento-europeo.html.

Scritto in: riconoscimento qualifiche professionali | in data: 2 gennaio 2014 |
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Passi avanti per le modifiche alla direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali (recepita in Italia con Dgls 206/2007) e del regolamento n. 1024/2012 sulla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno. Il Parlamento europeo, il 9 ottobre, ha approvato la proposta di modifica presentata dalla Commissione (qualifiche professionali). Piatto forte del nuovo testo che fa, però, passi indietro rispetto alla proposta della Commissione, l’introduzione di una tessera professionale valida in tutta Europa che consentirà di saltare ostacoli amministrativi a vantaggio del riconoscimento immediato delle qualifiche. Una sorta di patentino, da ottenere nel proprio Stato, che dovrebbe rafforzare la libera circolazione senza deroghe, però, sulla qualità delle prestazioni professionali grazie all’attivazione, per la prima volta, di un meccanismo di allerta operativo nello spazio Ue, in particolare per le professioni sanitarie e riguardanti i minori. Dall’ambito di applicazione  della direttiva sono esclusi i notai se nominati con atto ufficiale della pubblica amministrazione. Per gli avvocati, secondo gli eurodeputati, non è necessario introdurre le tessere professionali in quanto è sufficiente il meccanismo già previsto con le direttive 77/249 e 98/5. La tessera professionale sarà emessa su richiesta dell’interessato che intende esercitare la stessa professione in un altro Stato membro, con uno spostamento dell’iter nello Stato di origine. Le spese di rilascio saranno decise da ogni Paese con obbligo di comunicazione alla Commissione.Il nuovo sistema si basa sul meccanismo di informazione dei punti di contatto istituito con regolamento n. 1024/2012 che assicura una maggiore trasparenza nelle procedure, uno scambio di informazioni costante e permette di evitare una duplicazione nell’iter amministrativo. Per le professioni regolamentate con implicazioni sulla salute pubblica o nell’ambito della sicurezza gli Stati membri possono imporre l’obbligo di copertura assicurativa per ogni atto professionale. Porte più aperte anche per i giovani grazie al riconoscimento dei tirocini che devono essere considerati nel momento in cui un diplomato presenta una domanda di accesso a una professione regolamentata nel proprio Stato di origine, nel rispetto di alcune condizioni di chiarezza sulle mansioni svolte. Nell’ambito delle professioni regolamentate non armonizzate, lo Stato membro mantiene la possibilità di imporre una misura di compensazione a condizione che sia proporzionata e debitamente giustificata, con l’obiettivo di consentire un riesame dinanzi agli organi giurisdizionali nazionali.


Scritto in: libera circolazione, riconoscimento qualifiche professionali | in data: 19 ottobre 2013 |
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Parte la valutazione sui sistemi di accesso alle professioni regolamentate voluta dalla Commissione europea. Un percorso a tappe che, nell’intenzione di Bruxelles, dovrebbe servire a individuare gli ostacoli esistenti – ancora troppi – in materia di accesso ad alcune professioni. La tabella di marcia è stata illustrata, il 2 ottobre,  dalla Commissione Ue nella Comunicazione sulla valutazione dei sistemi nazionali di accesso alle professioni (131002_communication_en), affiancata da un documento di lavoro sulla forma giuridica, le tariffe e la partecipazione in forma societaria che riguarda, però, solo veterinari, architetti, revisori contabili, consulenti fiscali e in materia di proprietà industriale (131002_report_en). Un dato è certo: ancora oggi, malgrado la direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali e la 2006/123 sui servizi continuano ad esistere condizioni di accesso troppo restrittive che si traducono in ostacoli all’ingresso nel mondo delle professioni per giovani e professionisti provenienti da altri Stati membri.  Anche perché il numero delle professioni regolamentate varia troppo tra gli Stati membri: da 50 in alcuni Paesi a oltre 400 in altri, con una media di circa 157 professioni regolamentate per Stato. Questa la tabella di marcia che Bruxelles ha messo in campo, non per una deregulation nei sistemi di accesso, ma per l’affermazione di meccanismi improntati alla trasparenza e alla proporzionalità. Prima di tutto, gli Stati dovranno trasmettere l’elenco delle professioni regolamentate per aggiornare il database già esistente (http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/regprof/index.cfm?action=homepage). Partirà così uno screening accurato per l’individuazione delle restrizioni in entrata e una successiva valutazione sulla necessità e la proporzionalità delle misure volute sul piano nazionale. In primo piano, per Bruxelles, la valutazione d’impatto su tariffe, qualità e occupazione. Nella prima metà del 2014 la Commissione divulgherà uno studio sull’impatto economico. Nei due anni successivi, gli Stati dovranno procedere a una valutazione reciproca sui meccanismi di accesso. Entro aprile 2015 i Paesi membri presenteranno un piano d’azione con l’indicazione per ogni professione di meccanismi alternativi.

La Commissione riconosce che la regolamentazione nell’accesso alle professioni è necessaria per proteggere i consumatori, per ragioni di salute pubblica (il caso delle professioni sanitarie) o di tutela della parte debole come per i revisori contabili di una società che agiscono nell’interesse di piccoli azionisti, ma l’eccessiva regolamentazione crea una barriera nell’accesso di nuovi professionisti e rischia di provocare una distorsione del mercato, nonché un incremento delle tariffe che danneggia proprio gli utenti. La riduzione degli ostacoli all’ingresso – osserva la Commissione – avrebbe un effetto vantaggioso nel consentire un  incremento del numero dei professionisti facendo aumentare la concorrenza a vantaggio della qualità, anche sotto il profilo dell’innovazione e della modernizzazione. Da non trascurare, poi, i vantaggi nell’occupazione con la possibilità di una più forte mobilità e l’ingresso di più giovani tra i professionisti.

Scritto in: riconoscimento qualifiche professionali | in data: 8 ottobre 2013 |

La Presidenza irlandese ha raggiunto, il 12 giugno, l’accordo con il Parlamento europeo per la revisione della direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali (http://eu2013.ie/news/news-items/20130612professionalqualificationspr/). Si tratta di un passo importante per l’adozione di uno strumento che dovrebbe servire anche a rilanciare l’economia. Il testo sul quale è stato raggiunto l’accordo dovrà adesso essere approvato dal Coreper e dalla Commissione sul mercato interno del Parlamento europeo. Due i punti di forza della nuova direttiva: la carta professionale europea ossia un certificato elettronico che non richiederà formalità e assicurerà rapidità nello svolgimento dell’attività professionale temporanea in un altro Stato membro. Al via  il riconoscimento tacito per l’esercizio in forma stabile anche con l’obiettivo di evitare abusi da parte delle autorità di alcuni Stati membri che frappongono ostacoli all’esercizio della libera prestazione dei servizi e del diritto di stabilimento.

A tutela dei consumatori e dei clienti un meccanismo di allerta nel settore delle professioni sanitarie. In pratica nello spazio Ue dovranno circolare le informazioni relative a condanne o sanzioni disciplinari da trasmettere in tempi rapidi (3 giorni).

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/approvata-la-risoluzione-sulla-modifica-della-direttiva-qualifiche.html

Scritto in: riconoscimento qualifiche professionali | in data: 16 giugno 2013 |

Il riconoscimento rapido delle qualifiche professionali per rilanciare il mercato unico. Con quest’obiettivo la commissione sul mercato interno e la protezione dei consumatori del Parlamento europeo ha approvato la risoluzione (qualifiche) che dà il via libera alla proposta di direttiva della Commissione europea, la quale punta a modificare la direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche  professionali. Il progetto analizzato il 23 gennaio valorizza la tessera professionale europea che dovrebbe servire a saltare diversi passaggi burocratici e conferma l’introduzione di un sistema di allerta per monitorare alcuni professionisti nel settore della salute. La risoluzione è stata approvata con 33 voti favorevoli, 4 contrari e due astensioni. A breve il Parlamento inizierà la negoziazione con il Consiglio. Confermata l’applicazione della direttiva ai notai come già previsto nella proposta della Commissione. Tuttavia, il comitato ha previsto l’esclusione del doppio stabilimento e l’inapplicabilità del titolo II relativo alla libera prestazione dei servizi proprio in ragione della funzione pubblica dei notai.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/la-commissione-europea-propone-un-restyling-della-direttiva-qualifiche.html

 

Scritto in: riconoscimento qualifiche professionali | in data: 24 gennaio 2013 |

Troppe le professioni regolamentate in Europa (800) e ancora troppi i ritardi e gli ostacoli nel sistema di riconoscimento delle qualifiche professionali. Una situazione che blocca la crescita e incide negativamente sulla libera circolazione dei cittadini Ue. Motivi che hanno spinto la Commissione europea, a pochi anni dall’adozione della direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali, ad avviare un restyling del sistema. E lo ha fatto con la proposta di direttiva presentata il 19 dicembre (COM(2011)883 http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/docs/policy_developments/modernising/COM2011_883_en.pdf) con la quale Bruxelles ribalta l’approccio precedente con l’introduzione della tessera professionale europea. In pratica, se la proposta sarà approvata dal Consiglio e dal Parlamento Ue, un professionista potrà ottenere la card europea nel proprio Paese di orgine e stabilirsi o prestare servizi in un altro Stato membro. E’ vero che, in questo modo, i costi  graveranno sul Paese di partenza ma si taglieranno burocrazia e oneri inutili come quelli dovuti alla traduzione di documenti (richiesta troppo spesso) e la presentazione di certificati di conformità che costano ad ogni professionista 80 euro. Novità importanti per i notai: la Commissione infatti chiarisce che il sistema di riconoscimento delle qualifiche si applica anche a questi professionisti. Dopo la sentenza del 24 maggio 2011 (causa C-47/08) si era aperta la questione dell’estensione della direttiva ai notai. Un dubbio sciolto nella proposta nel senso dell’applicabilità del sistema di riconoscimento delle qualifiche alla professione notarile, seppure con alcuni accorgimenti e limiti. In pratica, gli Stati membri potranno prevedere una misura compensativa per i notai comunitari che vogliono stabilirsi in un altro Stato membro, mentre è preclusa la prestazione di servizi per l’autenticazione degli atti che richiedono il sigillo dello Stato membro.

Scritto in: riconoscimento qualifiche professionali | in data: 21 dicembre 2011 |
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Ridurre il numero di professioni regolamentate nell’Unione europea per garantire effettività alla libera circolazione dei cittadini. E’ la richiesta del Parlamento europeo che, con la risoluzione approvata il 15 novembre sull’attuazione della direttiva relativa al riconoscimento delle qualifiche (risoluzione qualifiche) indica il percorso da seguire per migliorare il quadro normativo fondato sulla direttiva 2005/36, puntando a una maggiore mobilità dei laureati e a un effettivo rispetto della sentenza  Morgenbesser (causa C-313/01, sentenza del 13 novembre 2003), con l’obiettivo di garantire un più ampio riconoscimento dell’esperienza professionale acquisita durante il tirocinio anche nel Paese d’origine.

Un totale fallimento il sistema delle piattaforme comuni che, però, per gli eurodeputati, “sono potenzialmente utili” anche se sono necessarie modifiche e semplificazioni. Per tutelare clienti e consumatori, il Parlamento chiede l’istituzione di un meccanismo di allerta nel quadro del sistema di informazione del mercato interno (IMI) “che introduca l’obbligo di effettuare una segnalazione a tutti gli Stati membri ogniqualvolta sia adottata una misura regolamentare nei confronti della registrazione di professionisti o del loro diritto di esercitare”, nel rispetto, però, della presunzione d’innocenza e della protezione dei dati personali. Non convince, invece, la possibile estensione della procedura di riconoscimento anche alle qualifiche ottenute in Paesi terzi che presenta rischi di forum shopping.

Scritto in: riconoscimento qualifiche professionali | in data: 18 novembre 2011 |