Security Council meeting

Favorire la raccolta e lo scambio di prove e la cooperazione giudiziaria per assicurare che chi commette atti di terrorismo sia punito. In questa direzione, il Consiglio di sicurezza ha approvato il 12 dicembre, all’unanimità, la risoluzione n. 2322 sulla cooperazione giudiziaria internazionale per fronteggiare il terrorismo (N1643354_002). Una sfida globale, quella della lotta al terrorismo, che richiede un’azione coordinata e il coinvolgimento di tutti gli Stati, che devono impegnarsi nella ratifica dei trattati internazionali adottati anche a livello regionale. Un punto centrale – si legge nella risoluzione – è la condivisione di informazioni tra Stati e l’adozione di sistemi funzionali a migliorare la raccolta delle prove. A ciò si aggiunga la necessità di favorire la trasmissione di informazioni dell’intelligence anche ad altre autorità nazionali come, ad esempio, quelle impegnate nel controllo delle frontiere. Indispensabile, poi, il coordinamento delle forze di polizia, attraverso Interpol con particolare riguardo al sistema di comunicazione globale I-24/7. Agli Stati è chiesto un maggiore sforzo per bloccare l’incitamento e il reclutamento dei terroristi, anche con l’ausilio di una contro narrazione attraverso i social media.

Scritto in: terrorismo internazionale | in data: 20 dicembre 2016 |
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Per l’espulsione di chi inneggia alla jihad via web non è necessario che l’amministrazione competente dia “contezza della frequenza dei messaggi, né, tantomeno, della ricaduta degli stessi sulla sicurezza nazionale”. Lo ha chiarito il Tribunale amministrativo del Lazio (sezione prima ter), con la sentenza n. 1356/2016 del 1° febbraio, ormai definitiva (tar). A richiedere l’annullamento del provvedimento di espulsione e della revoca del permesso di soggiorno era stato il destinatario della misura il quale contestava le accuse mosse nei suoi confronti e adduceva il difetto di motivazione del provvedimento disposto dal ministero dell’interno. Il Tar ha respinto il ricorso rigettando la teoria fondata su una distinzione tra sostegno alla jihad e ad al Quaeda tanto più che lo stesso ricorrente aveva ammesso di aver inneggiato al movimento. In particolare, poi, i giudici amministrativi hanno sostenuto che nell’adottare la misura di espulsione non è necessario provare né il numero dei messaggi né la ricaduta degli stessi sulla sicurezza nazionale perché il pericolo “deve considerarsi in re ipsa“.

Scritto in: terrorismo internazionale | in data: 8 settembre 2016 |
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La Francia ha comunicato al Segretario generale del Consiglio d’Europa di avvalersi dell’articolo 15 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e, quindi, di escludere l’applicazione della Convenzione durante lo stato d’emergenza in Francia, dopo gli attentati del 13 novembre (deroga). In base all’articolo 15 della Convenzione, nel caso di guerra o di altro pericolo pubblico “che minacci la vita della nazione, ogni Alta Parte Contraente può prendere delle misure in deroga alle obbligazioni previste nella presente Convenzione nella stretta misura in cui la situazione lo esiga e a condizione che tali misure non siano in contraddizione con le altre obbligazioni derivanti dal diritto internazionale”. Alcuni articoli sono tuttavia inderogabili: si tratta del diritto alla vita (articolo 2), del divieto di tortura e di trattamenti disumani e degradanti (articolo 4), del divieto di schiavitù e di servitù (articolo 4, par. 1) e del principio nulla poena sine lege (articolo 7). Lo Stato che invoca la deroga deve comunicare la durata e la cessazione del periodo di deroga. Inoltre, spetta alla Corte, a seguito di ricorsi individuali, verificare che i criteri siano stati rispettati.

Con la legge n. 2015-1501 del 20 novembre 2015 (LOI n° 2015-1501), con la quale è stato prorogato lo stato di emergenza, la Francia ha introdotto altre misure in grado di incidere in modo negativo sulla tutela dei diritti umani, in parte avviandosi verso la strada seguita dall’ex Presidente Usa George W. Bush. Nella legge ampio spazio alle perquisizioni senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria e accesso ai dati informatici. Come dato positivo, invece, è stata modificata la norma della legge n. 55-385 del 3 aprile 1955 relativa allo stato di emergenza che prevedeva la possibilità per il ministro dell’interno e per il prefetto di adottare tutte le misure necessarie per controllare stampa. In vista dell’adozione della legge è stato pubblicato uno studio sulla disciplina in altri Paesi (ei_prorogeant_loi_55_385_etat_urgence_cm_18.11.2015).

Sul monitoraggio delle misure d’emergenza e sulla loro applicazione, con riguardo al rispetto dei diritti fondamentali si veda il blog del giornalista di Le Monde, Laurent Borredon http://delinquance.blog.lemonde.fr/.

Scritto in: diritti umani, terrorismo internazionale | in data: 29 novembre 2015 |

650681Council_ResolutionIl Consiglio di sicurezza ha approvato, all’unanimità, il 20 novembre, la risoluzione n. 2249 (ris. ) con la quale chiede agli Stati di usare tutte le misure necessarie per combattere l’Isis. Gli attacchi a Sousse (Tunisia), ad Ankara, nel Sinai, a Beirut e a Parigi (poi anche quella di Bamako), mostrano che la minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale dell’Isis è globale ed è senza precedenti. Di qui la convergenza degli Stati che secondo le proprie capacità hanno il via libera del Consiglio ad adottare ogni misura necessaria in conformità al diritto internazionale, alle regole sui rifugiati, al diritto internazionale umanitario e ai diritti umani. Nella risoluzione non è indicata la base giuridica né è effettuato un richiamo al capitolo VII della Carta così come manca la tipica formula che autorizza l’uso della forza perché il Consiglio chiede agli Stati che ne hanno la capacità di impiegare le misure necessarie, ma non autorizza l’uso di tutti i mezzi necessari. Gli Stati Uniti, nel corso del dibattito, hanno evidenziato che, in Siria, Assad non è in grado di sopprimere la minaccia dell’Isis e, di conseguenza, gli Stati, in base alla Carta e alla legittima difesa individuale e collettiva hanno diritto di reagire. Nella risoluzione si sottolinea la necessità di smantellare le zone occupate dall’Isis in Iraq e in Siria, veri e propri santuari del terrorismo, e di arginare il flusso dei foreign fighters.

La misura del Consiglio di sicurezza è di importanza cruciale e segna un salto di qualità rispetto agli interventi dell’Unione europea che, dal canto suo, dopo aver dato il via libera, su richiesta della Francia, all’utilizzo della clausola di assistenza reciproca in base all’articolo 42, par. 7 del Trattato sull’Unione europea (SEAE), ha previsto alcune misure che vanno da regole più stringenti sul controllo dei dati alla condivisioni delle informazioni. In particolare, come si legge nelle conclusioni del Consiglio del 20 novembre (conclusioni consiglio), è necessario procedere alla effettiva applicazione del PNR (Passenger Name Record) e rafforzare la lotta alla radicalizzazione (conclusioni).

Il G20 di Antalya, che si è riunito all’indomani degli attacchi del 13 novembre, ha posto l’attenzione sull’individuazione dei canali di finanziamento del terrorismo e sull’attuazione di reazioni in linea con la risoluzione n. 2178 del Consiglio di sicurezza.

La Francia ha promulgato, con decreto n. 2015-1475 del 14 novembre (Décret n° 2015-1475 e Décret n° 2015-1476), lo stato di emergenza in linea con la legge n. 55-385 del 3 aprile 1955, come modificata nel 1960. Unico precedente il periodo della guerra in Algeria.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/siria-fallimento-della-comunita-internazionale-lonu-non-trova-strade-per-la-soluzione-della-crisi.htmlhttp://www.marinacastellaneta.it/blog/pagamento-dei-riscatti-allisis-no-del-consiglio-di-sicurezza.html.

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Scritto in: Consiglio di sicurezza, terrorismo internazionale | in data: 22 novembre 2015 |

Sul terrorismo internazionale e, in particolare sulla qualificazione del reato di arruolamento, è intervenuta la Corte di cassazione, prima sezione penale, con la sentenza n. 40699 depositata il 9 ottobre (arruolamento). Per la Suprema corte, con riguardo al reato di cui all’articolo 270 quater del codice penale, la nozione di arruolamento è equiparabile a quella di ingaggio che comporta un “serio accordo” tra un soggetto che propone atti di violenza o sabotaggio finalizzati al terrorismo e colui che aderisce. Nel caso all’attenzione della Cassazione, il giudice per le indagini preliminari aveva accolto l’istanza del pubblico ministero per la custodia cautelare in carcere di un cittadino albanese accusato di aver arruolato alcuni individui nel gruppo terroristico dello “Stato islamico”. Il Tribunale di Brescia aveva annullato il provvedimento e rimesso in libertà l’indagato. Secondo il Tribunale l’arruolamento comporta l’effettiva iscrizione nei ruoli del servizio militare che, nel caso di specie, non si era realizzata. Tesi alla quale la Cassazione non ha aderito perché l’articolo 270 quater va interpretato tenendo conto delle fonti sovranazionali come la Convenzione europea sulla prevenzione del terrorismo del 16 maggio 2005 che punisce la continguità associativa. Di conseguenza – conclude la Suprema Corte – la punibilità non può essere esclusa solo sulla base del “mancato inserimento dell’aspirante nelle fila di un gruppo militare”. A ciò si aggiunga che per la Cassazione non può essere esclusa “la realizzazione in forma tentata del delitto di arruolamento” e che nell’interpretazione della norma va tenuto conto della differenza tra arruolamento e reclutamento presente nella legislazione italiana anche a seguito dell’adozione della legge n. 210 del 12 maggio 1995 di ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale contro il reclutamento, l’utilizzazione, il finanziamento e l’istruzione di mercenari, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 4 dicembre 1989.

Pertanto, la Cassazione, non ritenendo condivisibile la prospettazione e l’inquadramento dogmatico del Tribunale che posiziona la consumazione del reato in una fase successiva a quella dell’accordo, ha annullato la pronuncia e rimesso gli atti al Tribunale di Brescia.

Scritto in: terrorismo internazionale | in data: 12 novembre 2015 |
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Il Consiglio d’Europa si mobilita nella lotta al terrorismo. Il Comitato dei ministri ha adottato, oggi, il Protocollo addizionale alla Convenzione sulla prevenzione del terrorismo del 16 maggio 2005 per fronteggiare i foreign terrorist fighters (protocol). Gli Stati che ratificheranno il testo s’impegnano ad adottare disposizioni interne per vietare la partecipazione a gruppi terroristici, nonché per punire coloro che articlepartecipano a training di addestramento. Particolare attenzione è richiesta nei luoghi in cui sembra attecchire di più il reclutamento ossia le carceri e il web, utilizzato sempre di più per reclutare terroristi. Tra i reati da includere nei propri ordinamenti anche l’organizzazione di viaggi per fini di addestramento. L’accordo entrerà in vigore con la ratifica di 6 Stati di cui almeno 4 membri del Consiglio d’Europa.

Il Comitato ha approvato anche una dichiarazione sulla lotta all’estremismo violento e la radicalizzazione che conduce al terrorismo (CM(2015)74 dichiarazione) e un Piano d’azione di durata triennale (Piano d’azione)

SI veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/terrorismo-internazionale-decreto-legge-con-la-previsione-di-nuovi-reati.html

Scritto in: Consiglio d'europa, terrorismo internazionale | in data: 19 maggio 2015 |
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Rafforzare gli sforzi comuni per la lotta al terrorismo, la criminalità organizzata e la criminalità informatica. In questa direzione, la Commissione europea ha presentato, il 29 aprile, l’Agenda europea sulla sicurezza per il periodo 2015-2020 (eu_agenda_on_security_en). E’ vero che la sicurezza interna è di competenza degli Stati, ma le nuove modalità di terrorismo, con la diffusione di attacchi transfrontalieri, richiedono interventi a livello dell’Unione. In particolare, la Commissione punta all’istituzione di un centro di eccellenza per rafforzare lo scambio di esperienze nella prevenzione della radicalizzazione. Da modificare la decisione quadro sul terrorismo, soprattutto nell’ottica di individuare nuovi strumenti per contrastare il finanziamento del terrorismo e aumentare le possibilità di confisca. Al centro dell’azione anche gli interventi nel settore delle tecnologie dell’informazione e la lotta alla criminalità informatica, con un centro europeo di contrasto al terrorismo all’interno di Europol. La Commissione tiene a precisare che gli interventi e le misure da adottare dovranno rispettare i valori democratici, la Carta dei diritti fondamentali e la tutela dei dati personali, sempre nel rispetto del principio di proporzionalità.

Scritto in: terrorismo internazionale | in data: 4 maggio 2015 |
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Restrizioni ingiustificate alla libertà di espressione, custodia cautelare troppo lunga e non fondata sui presupposti normativi, poteri eccessivi all’intelligence. Un mix di fattori che sacrifica alla lotta al terrorismo la tutela dei diritti umani, con compromessi che incidono in modo negativo e pericoloso sulla rule of law. Ha lanciato l’allarme l’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu nel rapporto in discussione nella 28esima sessione del Consiglio per i diritti umani in svolgimento dal 2 e il 27 marzo (terrorismo). Necessario combattere il terrorismo, rafforzando i sistemi di sorveglianza ma gli Stati sono tenuti a rispettare i diritti umani evitando ogni misura sproporzionata. In taluni casi – si osserva nel rapporto – possono essere ammesse misure eccezionali per fronteggiare il terrorismo e fenomeni come quelli dei foreign fighters, ma solo se previste per un periodo limitato di tempo.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/isis-lonu-alla-ricerca-di-strumenti-per-fronteggiare-gli-stermini.html

Scritto in: terrorismo internazionale | in data: 9 marzo 2015 |
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Pubblicato il decreto legge 18 febbraio 2015 n. 7 relativo alla misure urgenti per il contrasto al terrorismo, anche di matrice internazionale, nonché proroga delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative della organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione (terrorismo). Il testo che, come si legge nel preambolo, ha un fondamento nella risoluzione n. 2178 del 24 settembre 2014 (adottata in base al capitolo VII) dal Consiglio di sicurezza dell’Onu (N1454798), mira a fronteggiare le nuove minacce del terrorismo internazionale dopo la strage di Charlie Hebdo e in un supermercato kosher in Francia. Introdotta una nuova figura di reato per punire chi organizza, finanzia e propaganda i viaggi finalizzati ad atti di terrorismo nonché l’inserimento di un nuovo reato per colui che si “autoaddestra” alle tecniche terroristiche. Sul fronte della prevenzione, il decreto legge prevede l’applicazione della misura di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza ai “potenziali foreign fighters”, nonché la possibilità del ritiro del passaporto agli indiziati di terrorismo, con modifiche al sistema di espulsione.

Nuove misure di contrasto all’utilizzo di internet per proselitismo con la previsione di aggravanti delle pene per i delitti di apologia e di istigazione del terrorismo commessi via web. Non solo. L’autorità giudiziaria potrà ordinare agli internet provider di impedire l’accesso a taluni siti con finalità di terrorismo, il cui elenco sarà aggiornato costantemente dalla polizia postale. Modifiche anche per il trattamento dei dati personali e attribuzione al Procuratore nazionale antimafia dell’attività di coordinamento delle indagini in materia di terrorismo.

Scritto in: terrorismo internazionale | in data: 20 febbraio 2015 |
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te-sat2014Europol, l’ufficio europeo di polizia con sede all’Aja, ha diffuso il rapporto annuale 2014 relativo al 2013 sulla lotta al terrorismo nell’Unione europea (europol_tsat_en). Lo studio mostra la situazione nei vari Paesi membri e consente di fare il punto sull’evoluzione dei gruppi terroristici che si avvalgono, con sempre più frequenza, di internet e dei social media per il reclutamento e per la raccolta di fondi. Anche se, per Al-Qaeda, i sequestri continuano a svolgere un ruolo importante per il reperimento di denaro.

Tra le novità, l’incremento di cittadini Ue che si recano all’estero per ottenere un training nell’utilizzo di atti terroristici e tornano in Europa mettendo in atto attacchi violenti. Un fenomeno – scrive Europol – che nel 2013 ha riguardato soprattutto la Siria. Continuano poi gli attacchi terroristici dei gruppi separatisti, soprattutto in Spagna. Vediamo le cifre. Nel 2013, si sono verificati 152 attacchi terroristici nell’Unione europea, 535 arresti per reati legati al terrorismo, con numerosi procedimenti chiusi a carico di 313 individui. Per quanto riguarda gli attacchi terroristici, al vertice della classifica la Francia, seguita dalla Spagna e dal Regno Unito. La Francia è in testa anche per il numero più alto di arresti (225), seguita dalla Spagna (90), dal Regno Unito (77). In Italia gli arresti sono stati 14. Le condanne, nel complesso, sono state 313 (400 nel 2012) con la Spagna in testa (141), seguita dal Regno Unito (52) e dalla Francia (49). Lo studio raccoglie poi le modifiche legislative avvenute nel 2013 in particolare in Belgio, nel Regno Unito, in Austria e in Ungheria.

Scritto in: terrorismo internazionale | in data: 16 novembre 2014 |
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