Le misure per evitare il rischio di catastrofi devono essere adottate in modo effettivo per assicurare la riduzione dei danni e per agire in un’ottica preventiva. Per fare il punto della situazione, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha presentato il rapporto annuale sull’Implementation of the Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015–2030 (A/81/307, Sendai). Il documento è funzionale a monitorare i progressi per impedire conseguenze catastrofiche nel caso di disastri naturali e antropici. Un dato positivo – segnala il Segretario generale – è l’ampia copertura del sistema di allerta, che è raddoppiata negli ultimi anni. Inoltre, nel 2027 è prevista una copertura globale del sistema di early warning, anche se preoccupano gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici sugli spostamenti della popolazione.
L’impulso del meccanismo predisposto dalle Nazioni Unite nel quadro di Sendai ha poi prodotto una catena di azioni positive tenendo conto che molti Stati hanno adottato piani nazionali e locali di riduzione del rischio secondo i target fissati a Sendai. Un punto centrale, anche per l’elaborazione dei piani, è la raccolta corretta dei dati e, in questa direzione, le Nazioni Unite, a marzo 2026, hanno approvato il Global Disaster-Related Statistics Framework (G-DRSF), con un ruolo centrale dell’ufficio statistico delle Nazioni Unite (UNSO) e la divisione di statistica (UNSD) che agiscono all’interno del Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (DESA). D’altra parte, i dati sono essenziali per l’azione preventiva e arrivare alla gestione sistemica del rischio superando le situazioni di emergenza. Nel rapporto, si sottolinea che i disastri sono sempre di più interconnessi e che hanno la loro origine nei cambiamenti climatici, ma anche nelle crisi economiche e in altri rischi, inclusi i casi di vulnerabilità delle infrastrutture digitali. L’obiettivo – si legge nel rapporto – è passare dalla gestione dei disastri alla gestione del rischio. Cruciale anche il sistema di governance del rischio e questo ha portato ben 151 Paesi ad adottare strategie nazionali di riduzione del rischio, contro i 56 Paesi del 2015, con un incremento anche in Africa, in cui 30 Stati sono ormai dotati di un piano.
Nel rapporto del Segretario generale è riportato il quadro attuale dei rischi di disastro e sono poi analizzati i progressi compiuti nell’ambito del quadro Sendai.
Intanto, per il futuro, gli Stati dovranno basarsi sul nuovo quadro strategico 2026-2030, in attesa dell’auspicabile approvazione della Convenzione sulla protezione delle persone in caso di catastrofi, con la conferenza diplomatica che si aprirà nel 2027.
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