Si intensificano i controlli per ragioni di sicurezza e ordine pubblico e l’Agenzia europea dei diritti fondamentali vuole accertare che la direttiva 2016/680 del 27 aprile 2016 (nota come direttiva LED, Law Enforcement Directive), relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la decisione quadro 2008/977/GAI del Consiglio sia applicata correttamente dalle forze di polizia, dalle autorità giudiziarie e dalle autorità impegnate nella protezione dei dati. Per accertare le modalità di attuazione, l’Agenzia ha pubblicato uno studio “Data Protection Challenges in Practice” basato su interviste raccolte nei 27 Stati membri (FRA – LED). In realtà, come chiarito nell’allegato, non sono state effettuate interviste al personale della polizia italiana e francese. Ricostruito il quadro normativo e i rapporti con il regolamento GDPR (regolamento 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE ), tenendo conto che la direttiva ammette limitazioni più ampie dei diritti degli interessati, l’analisi è rivolta soprattutto all’applicazione dell’articolo 4 della direttiva, che ha al centro le questioni legate alla liceità e alla correttezza del trattamento, la minimizzazione dei dati con l’aggiornamento costante di questi ultimi, la conservazione e la trattazione, nel segno della sicurezza di quelli personali. Nel capitolo secondo è approfondito il ruolo del data protection officer con specifico riferimento alle attività legate alle autorità di polizia e di indagine e nel terzo il ruolo delle autorità nazionali sulla protezione dei dati. Un filo conduttore lega le diverse parti, costituito dall’analisi dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulle attività di polizia. Il rapporto, nel quale si prende atto delle difficoltà applicative della direttiva e degli importanti chiarimenti arrivati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, si conclude con alcune raccomandazioni tra le quali quella finalizzata al miglioramento della conoscenza della direttiva da parte delle autorità di polizia, all’applicazione delle regole sul trasferimento dei dati e all’adozione di linee guida specifiche per i data protection officers in questo specifico ambito. Tanto più – scrive l’Agenzia – che l’applicazione di questa direttiva non è solo un obbligo giuridico, ma anche un elemento essenziale per un sistema di giustizia basato sul rispetto dei diritti umani fondamentali.
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