Un passo avanti nella lotta al traffico illecito dei beni culturali. Il Consiglio d’Europa, il 3 maggio, ha approvato il primo trattato internazionale dedicato specificamente all’incriminazione del traffico illecito dei beni culturali, assicurando così un’efficace azione penale in chiave preventiva e repressiva. In particolare, grazie alla Convenzione sulle infrazioni riguardanti i beni culturali, che sarà aperta alla firma a Nicosia il 19 maggio (Convenzione), il Consiglio d’Europa punta a salvaguardare il patrimonio mondiale spingendo gli Stati a punire con sanzioni effettive i trafficanti di beni culturali e coloro che li distruggono, passando attraverso il diritto penale (qui il rapporto esplicativo, COM(2017)32 Rapporto). La distruzione di siti culturali è sempre più diffusa anche come arma di terroristi internazionali e la sottrazione illecita diventa una prassi utilizzata come fonte di reddito per il finanziamento di altre attività illecite. La Convenzione, che entrerà in vigore con la ratifica di 5 Stati di cui almeno 3 del Consiglio d’Europa, punisce, tra l’altro, i furti, gli scavi illegali, l’importazione e l’esportazione illecita, l’acquisizione e la commercializzazione di questi beni, il danneggimaneto internazionale dei beni. Gli Stati devono predisporre sanzioni effettive, proporzionali e dissuasive nei confronti di persone fisiche e giuridiche. Previste circostanze aggravanti se l’infrazione è commessa nel quadro di un’organizzazione criminale o di recidiva così come nei casi in cui il reato sia commesso da funzionari responsabili dei beni culturali.

Con un occhio alla prevenzione. In questa direzione il Trattato chiede la costituzione di inventari nazionali di beni culturali accessibili al pubblico e l’obbligo per le case d’asta e i commercianti d’arte di creare registri per le transazioni. Inoltre, per monitorare la corretta attuazione della Convenzione, è prevista la costituzione di un Comitato dei rappresentanti degli Stati parti.

Scritto in: beni culturali | in data: 18 maggio 2017 |
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E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea C 134 del 28 aprile, p. 4 ss., l’elenco delle autorità centrali designate dagli Stati membri (elenco) chiamate ad occuparsi della restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro. L’elenco è stato disposto in applicazione dell’articolo 4 della direttiva 2014/60/UE del 15 maggio 2014 relativa alla restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro e che modifica il regolamento (UE) n. 1024/2012 (rifusione) da recepire entro il 18 dicembre 2015. L’Italia ha dato attuazione alla direttiva con il decreto legislativo n. 2/2016.

Scritto in: beni culturali | in data: 8 maggio 2017 |
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Una risoluzione storica. Così è stata salutata dai componenti del Consiglio di sicurezza l’approvazione del testo della risoluzione n. 2347 del 24 marzo 2017, fortemente voluta da Italia e Francia, con la quale si rafforza la tutela del patrimonio storico e culturale durante i conflitti armati (N1707904). Obiettivo principale: arginare i gruppi terroristici, dall’Isis ad Al-Qaida, che hanno ormai come tragica routine la distruzione di beni artistici e storici dal valore inestimabile. Il Consiglio chiede agli Stati di adottare le misure necessarie a prevenire e combattere il traffico illecito di beni artistici e di predisporre liste di individui associati ad organizzazioni terroristiche, coinvolti nel traffico illecito. Inoltre, è chiarito che le missioni di peacekeeping possono avere come mandato, su richiesta delle autorità nazionali, anche la protezione dei beni culturali.

Scritto in: beni culturali | in data: 10 aprile 2017 |
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L’Unesco ha pubblicato un manuale sulla protezione dei beni culturali durante i conflitti armati (“Military Manual – Protection of Cultural Property”, (246633E). Sono sempre di più i casi di beni culturali danneggiati o in conseguenza di effetti collaterali o perché oggetto diretto delle azioni militari. Il volume, redatto in collaborazione con l’International Institute of Humanitarian Law di Sanremo, è stato redatto dal prof. Roger O’Keeefe, da Camille Péron, da Togiv Musayev e da Gianluca Ferrari. Nel testo sono indicate e analizzate le fonti pattizie e le regole di diritto internazionale penale, con l’illustrazione dei casi di cui si sono occupati i tribunali penali internazionali. Spazio anche all’individuazione delle migliori prassi, al fine di individuare i passi necessari per guidare i militari nella protezione dei beni culturali.

Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/lassemblea-generale-chiede-la-punizione-di-coloro-che-distruggono-i-beni-culturali-in-iraq.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/allarme-onu-per-gli-attacchi-al-patrimonio-culturale.html

Scritto in: beni culturali | in data: 23 febbraio 2017 |
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Per assicurare un’adeguata ed effettiva tutela del patrimonio culturale è indispensabile un cambiamento di prospettiva. Lo scrive il Relatore speciale ONU nel settore dei diritti culturali Karima Bennoune nel rapporto del 3 febbraio presentato il 10 marzo al Consiglio per i diritti umani, nel corso della 31esima sessione (A/HRC/31/59, Documento3). La tutela dei beni culturali, con l’affermazione di precisi obblighi positivi che gravano sugli Stati, impone che sia affermato un vero e proprio diritto dell’uomo e, quindi, l’approccio nella protezione deve essere fondato sulle regole esistenti a tutela dei diritti umani. Intanto, però, continua la distruzione del patrimonio culturale che crea un danno irreparabile anche alle generazioni future perché distruzione di valori dell’intera comunità internazionale. 12-24-2015BosraSyriaDi qui la necessità di rafforzare gli interventi a tutela del patrimonio culturale materiale e immateriale. Il Relatore speciale si è soffermato anche sull’importanza del processo nei confronti di Ahmad Al Faqi Al Mahdi accusato della distruzione dei beni culturali a Timbuktu, Mali e sotto processo dinanzi alla Corte penale internazionale. Si tratta del primo caso in cui un individuo è sotto inchiesta per la distruzione del patrimonio culturale dinanzi a un organo giurisdizionale penale internazionale. La pre-trial Chamber, che ha iniziato a discutere il caso il 1° marzo, dovrà decidere se confermare i capi d’accusa entro 60 giorni. Qui maggiori informazioni sul procedimento https://www.icc-cpi.int/en_menus/icc/situations%20and%20cases/situations/icc0112/Pages/situation%20index.aspx

Scritto in: beni culturali | in data: 11 marzo 2016 |
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