La libertà di religione in uno studio del Consiglio d’Europa

Lo Steering Committee for Human Rights del Consiglio d’Europa ha diffuso uno studio, che sarà discusso nella riunione di settembre, sui principi consolidati in materia di libertà di religione. In particolare, il Comitato, nel rapporto sulla Compilazione degli standards del Consiglio d’Europa in materia di libertà di pensiero, di coscienza e di religione e i legami esistenti con altri diritti umani (CDDH(2015)R83 Addendum (CDDH(2015)R83_Addendum_EN), ha  fatto il punto sugli obblighi positivi che gravano sugli Stati sia in applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, come interpretata da Strasburgo, sia con riguardo ad altri trattati internazionali. Nel documento è passata in rassegna la giurisprudenza della Corte europea anche per delineare il margine di apprezzamento concesso agli Stati. Oltre all’esame dei principi generali, il documento si sofferma sulla questione del rapporto tra libertà di religione e principio di non discriminazione e sul dovere di imparzialità degli Stati, nonché sugli obblighi delle autorità nazionali nell’esposizione di simboli religiosi in edifici pubblici. Un capitolo è dedicato al rapporto con altri diritti (come libertà di espressione e di associazione), alla questione del riconoscimento delle decisioni dei tribunali ecclesiastici che ha visto al centro della giurisprudenza della Corte europea l’Italia, con il caso Pellegrini, e all’hate speech. Chiude il testo un esame delle buone prassi attuate negli Stati.

Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/respingere-la-violenza-perpetrata-nel-nome-della-religione-lo-chiede-lonu.html

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