Terrorismo: la propaganda online è diventata un’infrastruttura operativa dei gruppi terroristici

La propaganda online è usata dai terroristi non solo come strumento di comunicazione, ma come parte integrante della fase del reclutamento, della radicalizzazione, del finanziamento, della pianificazione delle operazioni e della governance delle attività. Lo scrive il Counter-Terrorism Committee Executive Directorate (CTDE) nel nuovo rapporto  intitolato “Beyond Messaging: Terrorist Propaganda as Operational Infrastructure” (cted – terrorismo) reso pubblico a fine settembre e adottato in attuazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza  2617 (2021) e 2810 (2025).

Nel documento si sottolinea che la propaganda terroristica è diventata più decentralizzata, “adattabile e tecnologicamente sofisticata” anche perché i gruppi terroristici utilizzano un ecosistema diversificato di piattaforme e servizi digitali per produrre contenuti. Questi gruppi sono poi in grado di predisporre sistemi che permettono di aggirare le contromisure delle autorità nazionali così come le iniziative di moderazione delle piattaforme. In questo contesto è sempre più utilizzata l’intelligenza artificiale per diffondere messaggi utili al reclutamento e anche personalizzati in base a specifici destinatari, con l’utilizzo di piattaforme di gaming e diffusione di contenuti violenti.

Nel disegnare gli ultimi sviluppi nella propaganda del terrorismo, il Comitato evidenzia che sono molto diffuse le sottoculture online nichilistiche che conducono alla radicalizzazione verso il terrorismo. Destinatari dei messaggi di propaganda sono sempre più frequentemente bambini e giovani. In quest’ambito sono poi diffusi contenuti progettati in modo specifico per attirare i più giovani. Inoltre, ad avviso del Comitato, si è creato un legame tra propaganda e “ecosistemi online misogeni”, con tecniche di reclutamento specifiche per genere, con un collegamento tra violenza di genere facilitata dalla tecnologia e narrazioni dell’estremismo violento. Gli Stati, invece, arrancano nelle risposte con la conseguenza che si è creato un divario tra la capacità di adattamento degli atti terroristici e la capacità di risposta degli Stati membri. In ogni caso, il Comitato mette in guardia da risposte che potrebbero comportare una violazione del diritto alla libertà di espressione.

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